Usyk per l'Ucraina, Joshua per la gloria: in Arabia mondiale dei massimi da 150 milioni di dollari
di Luigi Panella , di Luigi Panella“Le nostre vite sono sempre una battaglia. Per qualcosa, per qualcuno”. I capelli come un guerriero cosacco, sguardo magnetico e impenetrabile, costume tipico: a Jedda, in Arabia Saudita, Oleksander Usyk salirà sul ring per la patria. La rivincita contro Anthony Joshua va oltre il titolo più importante della boxe, il mondiale dei massimi. Lui lo sa bene, tanto che la prima cosa di cui si è preoccupato è destinare una parte dei suoi guadagni all’acquisto dei diritti televisivi per l’Ucraina. Non ce n’è stato bisogno: gli organizzatori glieli hanno concessi gratuitamente, e ora un intero popolo potrà sostenerlo. Quando è diventato campione, lo scorso settembre nello stadio del Tottenham detronizzando proprio Joshua, della guerra c’erano solo spifferi. Poi è arrivato il tornado: “Il 24 febbraio – il giorno in cui la tragedia è iniziata – era il dodicesimo compleanno di mia…
“Le nostre vite sono sempre una battaglia. Per qualcosa, per qualcuno”. I capelli come un guerriero cosacco, sguardo magnetico e impenetrabile, costume tipico: a Jedda, in Arabia Saudita, Oleksander Usyk salirà sul ring per la patria. La rivincita contro Anthony Joshua va oltre il titolo più importante della boxe, il mondiale dei massimi. Lui lo sa bene, tanto che la prima cosa di cui si è preoccupato è destinare una parte dei suoi guadagni all’acquisto dei diritti televisivi per l’Ucraina. Non ce n’è stato bisogno: gli organizzatori glieli hanno concessi gratuitamente, e ora un intero popolo potrà sostenerlo. Quando è diventato campione, lo scorso settembre nello stadio del Tottenham detronizzando proprio Joshua, della guerra c’erano solo spifferi. Poi è arrivato il tornado: “Il 24 febbraio – il giorno in cui la tragedia è iniziata – era il dodicesimo compleanno di mia figlia (ne ha tre, ndr). Ha pianto, mia moglie ha cercato di spiegarle, è stata dura”. Quel maledetto giorno lui era a Londra per promuovere l’incontro di sabato. Ha preso subito un aereo fino a Varsavia, poi 500 km in macchina fino a Kiev per arruolarsi nella gruppo per la Difesa Territoriale della capitale. Ma è stato deciso che sarebbe stato più utile alla causa se fosse tornato sul ring. In effetti, già l’inno alla resistenza ucraina cantato a squarciagola dopo la conferenza di presentazione vale emotivamente più di qualsiasi missione.
Guadagnerà una borsa pazzesca (60 milioni di euro), ancora più pazzesca quella del suo avversario (90). Gli arabi non hanno avuto problemi a mettere i soldi. Operazione di Sportwashing, ma non fa notizia più di tanto. In fondo il fenomeno per certi aspetti lo ha ‘inventato’ la boxe con Muhammad Ali. Nel 1974 a Kinshasa nell’allora Zaire con Foreman, ‘Rumble in the jungle’. L’anno dopo nella Filippine con Frazier, ‘Thrilla in Manilla’. Nazioni che non erano un modello di democrazia, messe al centro del mondo grazie alla boxe. Rage on the Red Sea (Rabbia sul Mar Rosso), anche il film di Jedda ha il suo titolo. Quella rabbia che ultimamente è sembrata mancare a Anthony Joshua, sia nella sconfitta imprevedibile contro Andy Ruiz (bravo ma sempre troppo sovrappeso), che in quella più logica contro Usyk. E’ bello, ricco, esempio pulito per tanti bambini inglesi e non (lui di Watford ma di origini nigeriane).
‘’Stavolta le cose andranno diversamente’’. Parola di Abbes Mouhiidine, vicecampione del mondo e campione d’Europa tra i dilettanti, uomo di punta dell’Italia per i Giochi di Parigi. Somiglia a Usyk, anche per questo Joshua lo ha voluto come sparring a Jedda: “Ha studiato tatticamente il suo avversario sotto ogni punto di vista, insieme abbiamo provato tante soluzioni. Fisicamente è in formissima, ma l’ho visto forte anche dal punto di vista mentale. E’ determinato a riprendersi il titolo e penso proprio che possa farcela’’. Si troverà di fronte un avversario che ha svolto la preparazione tra mille problemi: “Usyk con tutto quello che è successo potrebbe non essere al 100% - analizza Abbes -. Ma è un professionista eccezionale che rende sempre al massimo nel momento della verità”. Joshua dal canto suo punta sul precedente. Già con Ruiz in Arabia si riprese il titolo: “Sono qui da quattro settimane e mezzo ormai, mi sento come se fossi a Londra. Tornerò campione”. Dovesse riuscirci, all’orizzonte la riunificazione contro Tyson Fury (detentore della Wbc, sabato in palio ci sono Wba, Ibf e Wbo), che fa finta di ritirarsi ma intanto guarda a Jedda: perché i quattrini, soprattutto se sono una montagna, non sono mai troppi. La riunione in diretta su Dazn, il collegamento dalla 19, il match principale previsto dopo le 23.