Joshua contro Ngannou, Street Fighter a Riad tra tanti soldi, videogiochi e dubbi
di Luigi PanellaAnthony per il Regno Unito, Francis per il Camerun. E con loro Ryu, Ken Masters, Adon, Akira e gli altri Street Fighter, i guerrieri virtuali itineranti che iniziano a picchiarsi a Tokyo e magari si rivedono a Pechino per la resa dei conti. Anthony Joshua e Francis Ngannou sarebbero reali. Ma anche trasformati in eroi da videogioco nel trailer che introduce il loro incontro (camminano spavaldi per strada, si urtano e scoppia il finimondo), hanno quel physique du rôle che piace alla gente. La loro resa dei conti sarà a Riad, nella solita Arabia Saudita, nuova patria della boxe e di tanto altro. La metafora del videogioco ci sta: due uomini perfetti fisicamente e apparentemente invincibili. Del resto, se un incontro senza un titolo in palio come quello di stasera alla Kingdom Arena riesce a far girare una barca di quattrini sotto l’abile regia dello sceicco Turki Alalshikh– in questa fase punto di riferimento economico della boxe -, c’è da chiedersi se più dei pugni contino i personaggi.
Tanti soldi, ma anche tanti dubbi
Anche perché se ci limitiamo al pugilato, di dubbi ce ne sono tanti. Joshua guadagnerà, dollaro più dollaro meno, una quarantina di milioni (da vedere anche come andrà la vendita in pay per view). Ha combattuto 27 volte: in 24 ha vinto, ma le 3 sconfitte recenti, comprese negli ultimi 5 incontri in cui in palio c’era il mondiale, hanno fatto rumore. Ha perso due volte con Usyk, e sembra sotto il livello anche di Tyson Fury. Per inciso, sono i due che il 18 maggio, sempre a Riad (mettiamo un forse, visto che l’evento è stato già rinviato due volte), unificheranno sotto un unico campione del mondo la categoria dei massimi, cosa che non accade da 25 anni. Un incontro nettamente più appetibile di quello di stasera, eppure AJ tiene botta con la sua popolarità.
La popolarità di Joshua
Merito di quel misto di irraggiungibilità e di ragazzo della porta accanto. E’ stato bravo a costruirsi, anche se non era partito bene. Dalla carriera calcistica nelle giovanili del Charlton stroncata da un cazzotto in faccia dato ad un avversario, ad una cavigliera elettronica applicatagli per altri cazzotti dispensati qua e là, al rischio di buttare nel Tamigi l’Olimpiade di Londra 2012 (poi vinta in finale su Roberto Cammarelle) per una borsa piena di cannabis trovata dalla polizia della sua auto. Poi la redenzione, di vita e di immagine. Re Carlo III, quando ancora era principe, lo ha persino nominato Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico. La stessa cosa ad esempio, non si è sognato di attribuirla al bizzosissimo e imprevedibile Fury. AJ legge, gioca a scacchi, ha lasciato da parte la rabbia, al punto che in molti gli rimproverano poco cuore nei momenti selvaggi dei match. E non dimentica la sua Africa, tatuata sul braccio: è nato in Inghilterra ma nella giovinezza ha vissuto in Nigeria, originario del fiero gruppo etnico degli Yoruba.
Il richiamo dell’Africa
Anche Ngannou viene dall’Africa, ma dopo una vita avventurosa e sofferta, è in Francia che ha trovato gloria e denaro nelle MMA. Come pugile resta una incognita: un incontro, una sconfitta. Solo che nelle pieghe di quell’unicum, ha inflitto un atterramento a Tyson Fury. Che poi quest’ultimo – gira voce – si fosse preparato al pub è un altro discorso. Un colpo, bastato però per inserirlo, in maniera poco meritocratica, tra i primi dieci della classifica mondiale. La sensazione è che ad ogni incontro che farà nella boxe la sua borsa sia destinata a crescere: stavolta guadagnerà una ventina di milioni. Joshua-Ngannou, il physique du rôle degli Street Fighter. Speriamo solo che la boxe non finisca per diventare un videogioco. In Italia il match su Dazn con il commento in italiano di Alessandro Duran e Nicolò Pavesi.