Il nipote di Muhammad Ali rifiuta lo youtuber: “Avrei guadagnato 3 milioni di dollari, ma devo onorare il nome di mio nonno”

Nico Ali Walsh
Nico Ali Walsh 

Nico Ali Walsh ha detto no a Jake Paul, che a novembre salirà sul ring contro Mike Tyson in un match dai contorni discutibili: “Non posso spendere il mio nome in cose del genere”

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Nico Ali Walsh non sarà mai come il nonno. Lo ha capito dai primi match della carriera: alcuni vinti brillantemente, altri a fatica, uno perso. Ma in fondo non c’è notizia in questo, perché probabilmente nessun pugile sarà mai come Muhammad Ali. Di sicuro Nico è un ragazzo intelligente, in un certo senso sceglie le orme del nonno che possono essere seguite, ma evita imitazioni destinate a cadere nel grottesco. Ha fatto discutere ad esempio il rifiuto di battersi contro Jake Paul, l’uomo che ha messo in piedi il match farsa contro Mike Tyson. Si dovevano incontrare in Texas, sul ring di Arlington il 20 luglio (giro di quattrini folle, prime file oltre i 10.000 dollari), poi tutto è slittato a novembre. A Iron Mike, che sarà anche una leggenda del ring ma che ha sul groppone 58 primavere, si è riacutizzata un’ulcera.

Paul, pugile ma soprattutto youtuber

E qui sta il punto. Jake Paul fa il pugile - non di livello eccelso, anche se qualche vittoria su avversari così così l’ha ottenuta –, ma soprattutto fa lo youtuber. Milioni e milioni di follower che ne seguono ogni mossa e così facendo ne foraggiano il conto in banca. E’ famoso, ma se si parla di pugilato è costretto a vivere di luce riflessa, ha bisogno del grande nome. Un po’ come il fratello Logan, pure lui youtuber, che per fare parlare veramente di sè sul ring ha dovuto disputare una esibizione, pure questa assai discutibile, contro Floyd Mayweather.

La boxe malinconica

Tyson, Mayweather, pugili in pensione che però quando si tratta di organizzare eventi di boxe malinconica sono perfetti per generare quattrini. Una logica che Nico Ali Walsh ha preferito non seguire. Primo, è un pugile giovane e in attività, secondo e soprattutto perché “Jake Paul muove una enorme mole di situazioni, una mia sconfitta sarebbe una piccola cosa per la boxe, ma se manipolata e visto il nome che porto potrebbe suonare diversamente”, ha dichiarato il nipote d’arte a Sky Sports.

Una questione d’orgoglio

Insomma, Nico non ci sta alla strumentalizzazione del suo nome: “Avrei guadagnato tre milioni di dollari, ma sono un Ali e non spendo il mio nome nel fango con gente come Jake Paul”. Insomma, Nico ne ha fatto una questione d’orgoglio. Nel nome del nonno, (è figlio di Rasheda, molto presente in tanti filmati di repertorio del più grande), ma con dei limiti. Lo scorso dicembre è andato combattere in Africa, nella Guinea, e il pensiero è andato immediatamente al leggendario ‘Rumble in the Jungle’ di Kinshasa combattuto da Ali contro Foreman e del quale nel prossimo ottobre ricorreranno i 50 anni. Ha combattuto, più volte, al Madison Squadre Garden, lì dove il nonno disputò – e perse - un altro match epico, contro Joe Frazier. E’ salito sul ring a Miami, nella città dove 60 anni fa The Greatest conquistò per la prima volta il mondiale dei pesi massimi battendo Sonny Liston.

Ma c’è di più. Muhammad nel 1976 andò a prendere bei soldi accettando la strana sfida in quel di Tokyo contro il wrestler Antonio Inoki. Stavolta Nico non lo ha seguito. Ha detto no allo youtuber e alle logiche dello show.

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