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Mike Tyson fa 60 anni: una vita tra eccessi, cadute e rinascite

Mike Tyson 

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L’infanzia terribile, il titolo nei pesi massimi (il più giovane di sempre), guadagni immensi buttati al vento, un’esistenza sempre in bilico per la leggenda del ring
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Mike Tyson fa oggi sessanta anni. Pochi, tra quelli che lo hanno conosciuto nei primi tredici, avrebbero messo un dollaro sul raggiungimento del traguardo. Era difficile scommettere sulla sopravvivenza di un ragazzino cresciuto tra miseria e violenza, capace di collezionare prima del quattordicesimo anno qualcosa come 39 arresti. Tyson ci è riuscito, trovando un suo personale centro di gravità – mai permanente - di una vita vissuta al limite, ancora più carica di eccessi dopo l’arrivo della gloria. Se non ci fosse stata la boxe avrebbe vissuto da capetto in qualche gang di Brownsville, uno dei quartieri più pericolosi di New York, spadroneggiando fino a quando la legge della giungla lo avrebbe inghiottito.

I piccioni, la boxe, Cus D’Amato

Non ha del tutto invertito il destino, è però riuscito a modificarlo. Si è fatto largo boccheggiando tra il fumo da fare a fette, sui ring al centro di palestre sporche e cattive dove ragazzi cercavano una speranza. Tyson, anche se parzialmente, ce l…

Mike Tyson fa oggi sessanta anni. Pochi, tra quelli che lo hanno conosciuto nei primi tredici, avrebbero messo un dollaro sul raggiungimento del traguardo. Era difficile scommettere sulla sopravvivenza di un ragazzino cresciuto tra miseria e violenza, capace di collezionare prima del quattordicesimo anno qualcosa come 39 arresti. Tyson ci è riuscito, trovando un suo personale centro di gravità – mai permanente - di una vita vissuta al limite, ancora più carica di eccessi dopo l’arrivo della gloria. Se non ci fosse stata la boxe avrebbe vissuto da capetto in qualche gang di Brownsville, uno dei quartieri più pericolosi di New York, spadroneggiando fino a quando la legge della giungla lo avrebbe inghiottito.

I piccioni, la boxe, Cus D’Amato

Non ha del tutto invertito il destino, è però riuscito a modificarlo. Si è fatto largo boccheggiando tra il fumo da fare a fette, sui ring al centro di palestre sporche e cattive dove ragazzi cercavano una speranza. Tyson, anche se parzialmente, ce l’ha fatta aggrappandosi a barlumi di tenerezza. Non l’aveva ricevuta dalla madre, impegnata a sopravvivere, tanto meno da una figura paterna quasi completamente assente. L’aveva trovata nei piccioni: per loro conobbe l’ebrezza del ko, brutalizzando un ragazzo che aveva tentato di sottrargliene uno. L’aveva trovata in Cus D’Amato, vecchio maestro di boxe: gli insegnò a stare sul ring e a stare al mondo. Se Cus fosse vissuto più a lungo, Tyson probabilmente avrebbe avuto meno guai. Invece se ne andò prima di vedere il suo ragazzo diventare il più giovane campione del mondo della storia dei pesi massimi.

Il celebre morso di Tyson e Holyfield 

Il mito Ali e le vendette su Berbick e Holmes

Lo fece costringendo ad un tragico balletto Trevor Berbick e vendicando Muhammad Ali, che proprio contro il giamaicano in una afosa notte alle Bahamas aveva chiuso definitivamente la carriera. Ali, il suo mito: Tyson pensò a lui anche quando spedì rovinosamente al tappeto Larry Holmes, un altro che aveva battuto il più grande. Il tetto del mondo però era troppo alto per lui. Il sodalizio con Don King, il sulfureo organizzatore dai capelli elettrici gli ha fruttato ricchezze immense: 300 milioni di dollari, ville che sembravano città, una fila di macchine di lusso da occupare un parcheggio, una tigre, un leone. Tutto bruciato.

Il ko inflitto a Larry Holmes 

Il sesso e gli eccessi

E poi il sesso, chiodo fisso ed enorme problema. Una accusa di stupro – provata ma da lui sempre negata – lo rispedì in carcere in età adulta. Prima di perdere il titolo da Buster Douglas – a Tokyo – fece sesso praticamente con tutte le cameriere dell’albergo che lo ospitava. E quando il reverendo Jackson lo ribattezzò, la prima cosa che fece è portarsi a letto una ragazza del coro. Ha masticato l’orecchio di Holyfield, ha conosciuto il dolore assoluto, come può esserlo la perdita di una figlia, che si strangolò mentre giocava. Si è inventato one man show, piutosto facile per un uomo la cui vita è stata una cascata continua di eventi. La sua autobiografia (True) ha faticato a contenerli tutti in 700 pagine.

Un giovane Mike Tyson con Don King 

La marijuana, l’antidepressivo e Jake Paul

Da quando l’ha pubblicata sono passati tredici anni, ma non ci sarebbero state molte aggiunte. Ora è un uomo più o meno tranquillo. Produce marijuana nel suo ranch nella Valle della Morte, la vende ma se ne fuma anche parecchia. Di tanto in tanto per scacciare i demoni che tornano ricorre al Toad Venom, un antidepressivo estratto dal veleno di rospo. E vive ancora del suo mito: lo youtuber Jake Paul lo ha convinto a salire sul ring con lui, ricoprendolo con una montagna di dollari per fare il verso al mito che fu. Buon compleanno Iron Mike. Sessanta anni, valgono come 180 di chiunque altro.

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