Brera: "Chi si è staccato dal palo sul 3-3? La verità me la rivelò la tv"
di GIANNI BRERA
Il racconto della grande firma di Repubblica, scomparsa nel 1992: quella sera in Messico rivede la partita in televisione. "Un azzurro, appoggiato al primo palo, si scansò letteralmente per lasciar entrare la palla del 3-3. Che fosse avvenuta una scansata tanto illogica e chi l'avesse perpetrata mai era cosa ignorata da tutti: ed ecco la Tv ritrarre impietosa il gestarello ambiguo di Rivera arretrato sul palo!"
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Come tutti i cronisti da corsa, sono stato dapprima intrigato e poi insospettito dall'avvento della Tv. Il nuovo mezzo di cogliere e trasmettere a distanza gli eventi sportivi mi sembrava addirittura prezioso per lo studio di alcune discipline come la scherma, il pugilato, la ginnastica, l'atletica, per tacere del motorismo in tutte le sue accezioni. Istintivamente, però, tornava giusto difendersi dalle intrusioni calcistiche. Già gli operatori e i registi lasciavano a desiderare come i telecronisti, i quali stranamente si ritenevano all'altezza solo emettendo parole, parole, parole. La gente vedeva il pallone volare correre rimbalzare e la voce del telecronista la perseguitava ribadendole visioni elementari, scontate, inutili come i commenti che le accompagnavano. C'era poi un argomento principe da tirare in ballo, caso mai servisse dare ostracismo alla Tv: che il regista, quasi sempre sprovveduto, inseguiva semplicemente la palla, non riteneva di dover dare una visione d'insieme dell'azione così come si andava delineando: per conseguenza lo spettatore, competente o no, non era in grado di valutare il gioco sotto l'aspetto tecnico, in quanto l'uomo con la palla operava magari un'apertura sulla destra ("cambia gioco", si sentiva dire al microfono) e la camera trascurava di mostrarti l'ala o il centravanti completamente libero a sinistra.
Questa lacuna è tuttora alla base di qualsiasi critica fondata ai servizi Tv sulle partite di calcio. In compenso, debbo ammettere per onestà di professionista che il costante miglioramento dei registi e degli operatori consente da qualche tempo di cogliere quasi ogni aspetto del gioco. Dalla tribuna vedi bensì lo scacchiere (disemm inscì) sul quale si muovono le pedine: gli schemi geometrici si delineano, sia pur labili, in tutta la loro estensione e durata: ma la camera è per solito prodigiosa testimone di particolari momenti agonistici dei quali non è possibile cogliere nulla o quasi dalla tribuna.
Il primo esempio clamoroso l'ho avuto in Messico, durante la semifinale Italia-Germania, tanto esaltata per la ridda di emozioni venute dal gioco. La sera non avevo ancora smaltito il surplus di adrenalina collezionata e sofferta dal mio sangue spesso e greve: dovevo sempre orientarmi in quel bailamme di sensazioni più cutanee che profonde: molta gente batteva addirittura in testa come se l'agonismo l'avesse drogata: nessuno sapeva riandare con un po' di freddezza alla reale successione di fatti e di errori che stavano alla base di quel risultato in sé molto strambo. Poi, non so per quale caso, qualcuno accese la Tv: i messicani stavano giusto trasmettendo la partitissima: si rividero i gol: e tutti ammirarono la prodezza balistica di Riva che, puntando alla bandierina dell'angolo sinistro, con improvvisa torsione batteva il collo interno sinistro indirizzando la palla in diagonale destra verso la base del secondo palo: il portiere tedesco rimane interdetto: la palla del 3-2 era un arcano miracolo di bravura (Gigirriva l'aveva già provato con il Messico a Toluca).
Partirono allora i tedeschi e ottennero un angolo che Libuda (me par) battè da destra: Seeler ribattè in acrobazia da sinistra: Müller incornò quella molle rifinitura e un azzurro, appoggiato al primo palo, si scansò letteralmente per lasciar entrare la palla del 3-3. Che fosse avvenuta una scansata tanto illogica e chi l'avesse perpetrata mai era cosa ignorata da tutti: ed ecco la Tv ritrarre impietosa il gestarello ambiguo di Rivera arretrato sul palo!, e la palla beffarda in rete: e Albertosi scagliarsi come folle addosso a quel précieus fuori luogo e accennare a strangolarlo. Sull'incontro si sono scritte prose uterine e perfino versi cutanei fino al prurito: è stata quella in realtà un'avventurosa partita di ciucchi diretti piuttosto male, specie da parte tedesca ("Grazie Schön!" aveva titolato il "Guerino": grazie molte: ma Schön era anche il C.T. dei tedeschi). Senza la Tv avremmo capito poco, anzi nulla dei particolari così contrastanti.
La Tv lavora sul calcio con autentico furore agonistico. Notizie strabilianti pervengono sul numero dei teleascoltatori: si parla di oltre milioni 3 per Padova-Juventus, che certo valeva tanto entusiasmo. La vecchia Signora dei campionati sta facendo 31 (parliamo pure di miliardi) dopo aver fatto - magari - il doppio di 30: il buon vecchio Trap ha riportato il suo prodigioso pragmatismo sulla panchina più illustre d'Italia. Che piacere constatare come il tifo prenda anche i Principi dai quali dipendono le sorti della Polis e non solo di quella. Il fedel valvassino dilata la bocca a salvadanaio e si rassegna a confortare l' insonnia del Signore piacevolmente ispirato dalle pedate. La camera curiosa fino al pettegolezzo indugia dove la buonanima di Rocco faceva il verso ai rusteghi goldoniani. Roberto Baggio ha sentito l'alma Poesis esprimersi nei fantasiosi guizzi con la palla. L'anima olimpica di Casiraghi (reviviscenza priva di turbe del desiatissimo Farfallino Borel) se ne giova come Schillaci, i cui occhi lanciano lampi mesmerici. La leggenda si conforta delle immagini fedelmente riportate dalla Tv. Poi viene il Milan e confonde maledettamente le cose opponendo ricordi e constatazioni così reali da poter sembrare bislacche.
Capello sa di pedagogia e consente alla fantasia di librarsi dietro all'orgoglio. I batavi fanno faville, mulatti e no. Righetto Sacchi era un duro alemanno. Il bisiaco Fabio fa aggio sul metodo crudo. Ne vedremo di immense, ammonisce monna Tv. E capite anche l' Inter, che a Cagliari non la schioda, ma sì a Lucca. Capite la Samp, che non ha ancora saputo smaltire le tossine dello scudetto. La Tv ha privilegiato scelte per nulla casuali. In ordine di merito ha fissato immagini da accreditare anche per la stagione che viene. Il vecchio cronista ha dovuto arrendersi alla Tv con l' onore delle armi. Non stupite che adesso ci lavori a sua volta. (17 agosto 1991)