Di padre in figlio, di birra in birra. Perché la Premier League (nonostante i soldi) resta il campionato più pop del mondo

Di padre in figlio, di birra in birra. Perché la Premier League (nonostante i soldi) resta il campionato più pop del mondo
(afp)
I club sono quasi tutti in mano ai Paperoni americani o arabi, il torneo fattura 5,5 miliardi di euro l'anno e viene seguito in tutto il pianeta. Ma non provate a toccare le tradizioni. Qui, per esempio, sarebbe impossibile far giocare la finale di coppa di lega a Dubai
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LONDRA - Nick Hornby, spiegaci tu il calcio inglese. Ogni volta che lo sentiamo, ricorda quanto gli faccia orrore il Var - "ha ucciso il calcio e la gioia di esultare dopo un gol" - fino al sinfonico Arsenal di Wenger andava quasi sempre in trasferta anche all'estero, la Premier League trasuda troppi soldi, allo stadio si dovrebbe stare in piedi come nel suo "Febbre a 90", e come nel suo capolavoro poi film con Colin Firth lui è un malato dei Gunners, anche oggi. Non a caso, lo storico studio dove Hornby scrive si trova proprio ad Highbury, il quartiere londinese che dava il nome all'ex indimenticabile stadio dell'Arsenal, "e ora ho comprato un altro appartamento" nella zona di King's Cross, "con vista sullo stadio Emirates".

Ecco, nonostante le vergogne e le violenze del passato e i colossali fatturati del presente, il calcio inglese ha ancora questo straordinario romanticismo, che Nick Hornby racconta nei suoi libri ma che ogni comunità respira ed esala ogni giorno, un'hegeliana preghiera laica del mattino. Da Londra alle Midlands e al Lancashire, tutti si riconoscono nella squadra di quartiere. La mia nella capitale è il Millwall, che ha i tifosi forse più famigerati del Paese, accusati di essere di destra, brexiter, teppisti, eccetera. Ma, se si è appassionati di calcio, allo stadio del tuo quartiere tocca andare comunque ogni tanto, anche se non sei tifoso. Come a messa, anche se poco gradita. 

Lo scrittore inglese Nick Hornby
Lo scrittore inglese Nick Hornby 

Qui hanno sbagliato gli architetti del flop Superlega europea. Non solo i club dell'Europa continentale ma anche le stesse dirigenze inglesi, che evidentemente, nella loro bolla, non sono mai andate a fare la fila per un untissimo fish&chips prima della partita. Certo, questo è il campionato più bello e scandalosamente ricco del mondo. Ma a Londra, e soprattutto nelle zone più povere e dickensiane d'Inghilterra o della Scozia e del Galles, il calcio è soprattutto un collante e talvolta anche un salvagente familiare e sociale. Insomma, una forza vitale di solidarietà. 

Sì, qualche volta il calcio inglese è anche un rito tribale, ma è soprattutto una passione viscerale, che riunisce figli, padri, donne, uomini, le generazioni e che fa ridere, piangere e gioire tutti insieme. Ve l'immaginate rubare agli inglesi la lotteria della FA Cup, con il Manchester City o l'Arsenal che vanno a giocare nel fango gelato e principiante di Blackpool, Warrington, o delle terre desolate del Tyneside o del Northumberland? O giocarsi la Supercoppa inglese a Dubai e non a Wembley? 

Tifosi del Manchester United
Tifosi del Manchester United 

Che poi, curiosamente, la stessa attuale Premier League nacque da una scissione nel 1992 dei 22 club migliori dalla Football League. Motivo, anche allora, le esigenze delle società più grandi che volevano sempre più soldi. Correvano gli anni Ottanta e Novanta quando il calcio inglese doveva rifarsi una reputazione e un nome dopo scandali e tragedie, come quella dell'Heysel. Primo gol della nuova serie: di Brian Deane dello Sheffield United, a Ferragosto del 1992, nella vittoria per 2-1 contro il Manchester United che poi avrebbe dominato la Premier League con 13 titoli in 30 anni.

Oggi i 20 club di Premier, grazie a diritti tv, investimenti, strutture adeguate, la passione autoctona della putativa patria del calcio, sempre più stelle e un pubblico mondiale potenziale di 4,7 miliardi di persone, fattura circa 5,5 miliardi di euro all'anno (dati 2021-2022, + 8% rispetto alla stagione precedente) e il Manchester City guida la classifica con circa 700 milioni.

Certo gli stadi più belli, shakespeariani e coinvolgenti del mondo hanno aiutato. Nessuno li ha numerosi ed evocativi come l'Inghilterra, in una parata di brick rossi, sciarpe e pinte di lager in plastica, dopo aver passato due ore nel vicino e stracolmo pub ovviamente - addirittura il vecchio stadio del londinese Brentford era l'unico oltremanica ad avere una birreria per ognuno dei quattro angoli della struttura. 

Ma questa è una storia di tradizione, oltre che di successo imprenditoriale, soprattutto alla periferia dell'impero londinese. Come quando il glorioso Liverpool Fc nacque da una diatriba su un birrificio - quando si dice il caso - condiviso con i vicini di casa dell'Everton. O i tifosi del Newcastle che ancora oggi si considerano maledetti per le brutali esecuzioni secoli fa nel luogo - in pieno centro - dove oggi sorge il St James's Park.

Un tifoso del Nottingham Forest
Un tifoso del Nottingham Forest 

Prima di ogni partita c'è la corsa dei tifosi ai "programmes", ossia quegli straordinari e lucidi libretti che si vendono fuori dallo stadio che presentano la partita con interviste esclusive ai giocatori, amarcord e una sfilza di statistiche. O dovreste vedere quanti bambini e adulti a fine partita si accalcano da noi in tribuna stampa per chiederci "il team sheet", un semplice foglio A4 con le formazioni stampato prima del match. Le autorità locali inglesi sanno preservare questa fenomenologia dello spirito, queste chiese laiche: per esempio Sky Sport, che ha i diritti della Premier League, non può trasmettere tutte le partite in tv, ed alcune sono disponibili solo nella versione per pub, se proprio non si riesce ad andare allo stadio.

Certo, questa è una azienda miliardaria, oggi i proprietari dei top club sono tutti paperoni americani, arabi o sauditi come a Newcastle. Che magari non sanno tutte queste cose, perché pensano agli immensi profitti che genera il pallone oltremanica e anche per questo sono mal sopportati dal "popolo". 

Ma la Premier League e il calcio inglese sono anche un'azienda a conduzione familiare, con miracoli sportivi come le vittorie del Blackburn e del Leicester di Claudio Ranieri negli anni scorsi, e figure tra fiaba, leggenda, stoicismo contemporaneo. Come "nonno" Sir Alex Ferguson, che è sempre lì, immancabile sugli spalti dell'Old Trafford a visionare i suoi pargoli, nonostante l'ictus di qualche anno fa. O il ricordo di Brian Clough, detto "Cloughie", come ha raccontato David Peace nel suo inebriante "Il Maledetto United", che riuscì a vincere due Coppe Campioni consecutive con il Nottingham Forest, quest'anno tornato in Premier League per la prima volta dopo il 1999. Oppure quando Bill Shankly, coach negli anni Sessanta e Settanta, alchimista del football moderno, mito umano e sportivo di cui Klopp è reputato l'erede e forse il vero colosso della storia del Liverpool, continuava ad allenarsi con la squadra anche dopo il suo ritiro nel 1974. 

Il premier inglese Sunak
Il premier inglese Sunak 

Insomma, la Premier League è un patrimonio immenso, da ogni punto di vista. Anche per questo, dopo lo spavento della SuperLega, il governo britannico di Rishi Sunak si è ora mosso con "un piano audace per proteggere a lungo il futuro del calcio inglese" dando più potere ai tifosi, pubblicando un libro bianco che darà luce per la prima volta nella storia a un'entità regolatrice indipendente che vigilerà sulla Premier League e sulle serie minori.

La parte sulla SuperLega è la più interessante perché il nuovo regolatore avrà il potere di bloccare i team inglesi dalla defezione verso altre leghe europee o extraterritoriali. Insomma, un veto vero e proprio, che stopperà ogni possibile ribelle tra i top team della Premier League, qualora avesse una nuova tentazione di SuperLega - seppur decisamente improbabile dopo le plateali e popolari proteste dei tifosi due anni fa che bloccarono tutto. Perché la Premier League è il brand più prestigioso del Regno Unito post Brexit. E un Paese in difficoltà come questo non può permettersi di perderlo.