Südtirol, il club bilingue e senza debiti che sogna la Serie A
dal nostro inviato
Franco Vanni
La squadra di Bolzano è arrivata alle semifinali dei play off della Serie B, massimo traguardo per il calcio nella Regione. Sul modello tedesco, la società è in mano a 32 soci, sostenuti da 250 sponsor, quasi tutti del territorio
Aggiornato alle 3 minuti di lettura
BOLZANO — Schuld in tedesco significa sia "debito" sia "colpa". Non stupisce che al Südtirol, la squadra altoatesina che ha sorpreso la Serie B e che ora sogna la promozione in A (è in semifinale contro il Bari dopo l'1-0 alla Reggina), siano allergici all'idea di chiedere prestiti a banche o fondi. "Non abbiamo un euro di debito. Spendiamo quello che incassiamo. A inizio anno facciamo un budget e pianifichiamo la spesa partendo dai ricavi: diritti tv, stadio, sponsor, plusvalenze. Anche se riusciremo ad arrivare in Serie A, cercheremo di non cambiare approccio. Indebitandosi, si rischia di perdere un patrimonio che non è solo della proprietà ma anche dei tifosi, del territorio, di chi sostiene la società", dice soddisfatto Dietmar Pfeifer, amministratore delegato dal 2006.
I giocatori del Sudtirol esultano dopo un gol
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BOLZANO — Schuld in tedesco significa sia "debito" sia "colpa". Non stupisce che al Südtirol, la squadra altoatesina che ha sorpreso la Serie B e che ora sogna la promozione in A (è in semifinale contro il Bari dopo l'1-0 alla Reggina), siano allergici all'idea di chiedere prestiti a banche o fondi. "Non abbiamo un euro di debito. Spendiamo quello che incassiamo. A inizio anno facciamo un budget e pianifichiamo la spesa partendo dai ricavi: diritti tv, stadio, sponsor, plusvalenze. Anche se riusciremo ad arrivare in Serie A, cercheremo di non cambiare approccio. Indebitandosi, si rischia di perdere un patrimonio che non è solo della proprietà ma anche dei tifosi, del territorio, di chi sostiene la società", dice soddisfatto Dietmar Pfeifer, amministratore delegato dal 2006.
I giocatori del Sudtirol esultano dopo un gol Südtirol, la trasformazione del club
Sotto la guida di Pfeifer, il Südtirol è passato da essere un outsider del girone A della Serie C2, a un passo dai play-off per andare a giocare con Napoli, Milan e Internella prossima stagione. "Quando sono arrivato qui nove anni fa c'erano solo un campo di allenamento, un grande albero e una casetta per cambiarsi", racconta il capitano Fabian Tait, trent'anni, centrocampista nato a mezz'ora dal centro sportivo del club ad Appiano sulla Strada del Vino. Una struttura all'avanguardia a 20 minuti d'auto dal centro di Bolzano, con uffici moderni e un avvenieristico centro per il recupero dagli infortuni. Tutto, ovviamente, illustrato da cartelli e insegne in doppia lingua, italiana e tedesca.
L'Fc Südtirol nasce ufficialmente nel 2000, come evoluzione della storica Sport Verein Milland, polisportiva di quartiere di Bolzano. Lo stadio, fin dall'esordio in C2 ventitré anni fa, è il Druso, in perenne ampliamento e trasformazione. Ma il vero cuore del club, più ancora che un luogo fisico, è l'assetto proprietario che ha deciso di darsi: "Il Südtirol è speciale perché è in mano a 32 soci, che hanno fiducia nel management, sostenuti da 250 sponsor, quasi tutti del territorio, fra cui la provincia autonoma di Bolzano. Non c'è un proprietario unico che decide o interferisce", dice Pfeifer. Uno schema simile a quello dei club tedeschi, quasi tutti in mano ad assemblee di piccoli soci, sostenute da sponsor, più o meno ricchi.
Pochi ma buoni
Girando fra uffici e magazzini del Südtirol, è evidente come i dipendenti siano pochi, per una società di punta di Serie B. "Non servono troppe persone. Servono persone motivate, che si identificano con la società e che lavorano per due", dice Pfeifer. Per contro, sono numerosissime le collaborazioni con le aziende del territorio, che oltre ai soldi mettono a disposizione strutture e conoscenze. "Investire nel club per noi è tutto. È un'azienda seria, fidelizzata al proprio pubblico", dice Christian Franchi, direttore vendite della società Care4U di Bolzano, che collabora con il Südtirol a un programma di analisi della performance fisica dei calciatori, per prevenire gli infortuni.
Pierpaolo Bisoli, allenatore del Sudtirol La svolta di Bisoli
La prima storica promozione in Serie B – miglior risultato per una squadra del Trentino Alto-Adige dal 1948 – è arrivata al termine della scorsa stagione, sotto la guida dell'allenatore Ivan Javorcic. Una volta ottenuto il passaggio di categoria, il tecnico è tornato al Venezia, per effetto di una clausola contrattuale. Dopo l'esonero in estate di Lamberto Zauli, prima ancora dell'inizio del campionato, e un interregno durato tre partite (con altrettante sconfitte) del vice Leandro Greco, dalla quarta giornata della stagione in corso è stato ingaggiato Pierpaolo Bisoli, 56 anni, ex centrocampista nell'eroico Cagliari che partecipò alla Coppa Uefa nella stagione 1993/94, che in A ha allenato Cagliari, Bologna e Cesena. Con lui i biancorossi hanno trovato una serie di dodici risultati utili consecutivi, passando dalla zona retrocessione a quella dei play off. "Ho portato voglia di lavorare, passione per la squadra e per la società. Qui ciascuno cerca di fare al meglio il proprio lavoro, senza invadere la sfera degli altri. È una formula facile, a parole, ma in altri contesti non è così", dice il tecnico.
Il campo dello stadio Druso di Bolzano
Bisoli ricorda così i primi giorni a Bolzano: "Quando sono arrivato qui tutti parlavano di pubblico freddo, ma è vero il contrario. Si è creato un clima positivo". Oggi lo stadio nelle gare in casa è spesso quasi pieno, e i tifosi seguono la squadra anche in trasferta. Patrick Zanolini, barista a Bolzano, è uno dei più fieri sostenitori del Südtirol. "Un club che rappresenta l'Alto Adige, Bolzano, tutti noi. Ne sono fiero e orgoglioso. A parte un paio, ho fatto tutte le trasferte in questa stagione. La squadra sta riscuotendo un sacco di successo, vengono a vedere le partite da fuori regione".
Il bilinguismo come mantra
Capitan Fabian Tait è uno dei tre altoatesini nella rosa dei giocatori. E dice di sentirsi ambasciatore del suo territorio: "Oggi è uno dei centri più belli d'Italia. Essendo nato e cresciuto qui, mi sento a casa. Questa terra merita di essere conosciuta di più". Come Pfeifer, Tait parla perfettamente sia italiano sia tedesco. "Uno dei nostri valori aggiunti è che, rappresentando la provincia di Bolzano, comunichiamo in doppia lingua. Ogni messaggio è in italiano e tedesco", dice Daniele Magagnin, responsabile della comunicazione del Südtirol. Vale per tutto: dalle scritte sulle porte dei bagni, alle pubblicazioni. Dalla documentazione sottoposta ai nuovi sponsor ai poster che decorano il centro d'allenamento. Una struttura da Serie A. Ed è chiaro che, nella testa dei 32 soci, quello dev'essere il prossimo passo.