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La squadra italiana col presidente più ricco? È il Como. Che gioca nello stadio più bello del mondo

I fratelli Hartono, indonesiani, sono stati inseriti da Forbes al 64esimo posto nella classifica dei Paperoni mondiali. Hanno acquistato la società nel 2019. Adesso hanno deciso di mettere sul tavolo i soldi che servono per andare in serie A. E se la squadra vince, la cena ai tifosi la paga la proprietà
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Alla domanda “perché proprio Como?”, negli anni la proprietà indonesiana del club ha dato risposte diverse. Perché è una città meravigliosa. Perché ha una grande storia calcistica. Perché è vicina a Milano, che a sua volta, come cantava Lucio Dalla, è vicina all’Europa. E perché un altro stadio così, affacciato sul lago e sui monti, non esiste nel mondo. Tutte ragioni valide, nessuna sufficiente da sola a spiegare come mai la famiglia Hartono – la proprietà più ricca dell’intero mondo del calcio italiano – nell’aprile del 2019 abbia acquistato una squadra che al tempo vivacchiava in Serie D, con i conti in rosso e con poco altro da offrire se non il legame con il brand mondiale “Lake Como”, che prende il nome da una città sì appassionata della propria squadra, ma abitata da appena 83mila abitanti, 599mila con la provincia. Pochi per creare quella massa critica di abbonati paganti che nell’era del calcio in tv può sostenere le spese di un club di vertice di Serie A. Perché ovviamente …

Alla domanda “perché proprio Como?”, negli anni la proprietà indonesiana del club ha dato risposte diverse. Perché è una città meravigliosa. Perché ha una grande storia calcistica. Perché è vicina a Milano, che a sua volta, come cantava Lucio Dalla, è vicina all’Europa. E perché un altro stadio così, affacciato sul lago e sui monti, non esiste nel mondo. Tutte ragioni valide, nessuna sufficiente da sola a spiegare come mai la famiglia Hartono – la proprietà più ricca dell’intero mondo del calcio italiano – nell’aprile del 2019 abbia acquistato una squadra che al tempo vivacchiava in Serie D, con i conti in rosso e con poco altro da offrire se non il legame con il brand mondiale “Lake Como”, che prende il nome da una città sì appassionata della propria squadra, ma abitata da appena 83mila abitanti, 599mila con la provincia. Pochi per creare quella massa critica di abbonati paganti che nell’era del calcio in tv può sostenere le spese di un club di vertice di Serie A. Perché ovviamente è lì - dopo quattro anni di prove generali - che la famiglia vuole portare il club. Da allora, le cose sono cambiate. Il progetto del Como è fra i più ambiziosi del nostro sistema calcistico.

Finora il colosso indonesiano Djarum, controllato dalla famiglia proprietaria del Como, ha scelto un approccio soft: investimenti mirati, spesa commisurata alle entrate, e la volontà espressa di non ammazzare il campionato di Serie B riversando nel club una valanga di soldi, cosa che avrebbe serenamente potuto fare. Ha preferito invece entrare in punta di piedi nell’ecosistema del calcio italiano. “Vogliamo che tutto ciò in cui investiamo abbia un futuro sostenibile. Stiamo ancora imparando a conoscere il mondo del calcio. Man mano che la nostra conoscenza cresce, crescono anche gli investimenti”, dice il manager Mirwan Suwarso, che in Italia rappresenta gli interessi dei fratelli Hartono, Michael Bambang e Robert Budi. Insieme, i due hanno un patrimonio personale di 45,4 miliardi di dollari. Occupano rispettivamente la posizione 64 e 69 nella classifica di Forbes degli uomini più ricchi del pianeta. Anche presi singolarmente, sarebbero di gran lunga i più ricchi fra i proprietari di club calcistici in Italia. Il secondo per patrimonio, alle loro spalle, è Rocco Commisso, patron della Fiorentina, che di miliardi di ne ha 8,9.

Centrata la promozione dalla C alla B nel secondo anno di proprietà, gli Hartono hanno finora seguito la strada dei piccoli passi. I risultati sportivi vanno di conseguenza: la squadra si è classificata tredicesima sia nel 2021/22, sia nella stagione conclusa lo scorso giugno. Ma a Como la convinzione generale è che prima o poi il vulcano erutterà e che una valanga di milioni si riverserà sul club. Intanto, come spesso succede ai milionari nelle piccole città, anche attorno ai fratelli Hartono a Como nascono leggende. Eccone una: un dirigente del club, andando ogni giorno in ufficio, vedeva che il marciapiede era sempre pulito in modo impeccabile e che lì vicino dormiva un senzatetto. Quando ha scoperto che era proprio il senzatetto a spazzare ogni mattina l’asfalto, lo ha assunto. Le cose non stanno proprio così. Non ci sono contratti né impegni, resta una storia di mance e sorrisi. Ma il fatto che la parabola venga tramandata, oggi di bar in bar, presto da nonno a nipote, aiuta a capire il tipo di legame che gli Hartono hanno creato con la città. Nel 2022, senza una ragione particolare, il Como ha donato 100mila euro al Comune, che li ha spesi per ristrutturare palestre scolastiche e vecchi impianti sportivi. La proprietà indonesiana si è impegnata a lavorare solo con fornitori locali entro il 2025, e il progetto è a buon punto: dai borsoni alla mensa, quasi tutto quello che circonda il club è Made in Como. Ed è solo la punta dell’iceberg.

Quando il Como vince, può capitare ai frequentatori dei bar cittadini che birre e piadine ordinate durante la partita siano offerte dal club, in una sorta di lotteria pensata per motivare i tifosi a guardare le partite insieme. Fin quando non ti presenti in cassa, non hai la certezza che capiterà a te di non pagare, ma sai che può succedere. L’idea l’ha avuta il plenipotenziario Mirwan Suwarso, che ha anche aperto una casella di posta elettronica per raccogliere consigli e critiche dei comaschi: mirwan@comofootball.com Funziona davvero. Il dirigente legge e risponde. Un esempio: dopo le proteste di un gruppo di mamme, che lamentavano di dovere spendere più di 100 euro ogni anno per maglie e calzoncini ufficiali del Como da regalare ai loro figli, la società ha deciso di prevedere per il kit da gara una durata biennale, proprio per “evitare ai nostri tifosi di dovere spendere ogni anno”, come ha spiegato lo stesso Suwarso. Parte del ricavato dalla vendita della divisa, disegnata dallo stilista Didit Hediprasetyo ispirandosi a un dipinto dell’artista Golnaz Jebelli, viene destinato in beneficenza.

Più ancora che per progetti sociali e iniziative sul territorio, nel mondo si è cominciato a parlare del Como Calcio per una cartolina e una figurina. La cartolina è quella del vecchio e meraviglioso stadio Sinigaglia, spesso immortalato dall’alto, con le barche a vela posate placide sul lago e la corona dei monti sullo sfondo. Non passa mese senza che il l’impianto, progettato dall’ “architetto dei sacrari militari” Giovanni Greppi e inaugurato nel 1927, venga inserito fra gli stadi più belli del mondo. Quasi sempre è in top ten, spesso è sul podio, non di rado vince. Cliccare per credere. Dall’account ufficiale della Serie A australiana all’olandese Santos Football Planet, sono tutti d’accordo: il Sinigaglia merita un posto nell’Olimpo globale degli impianti da gioco, al fianco del Craven Cottage del Fulham e la Bombonera del Boca Juniors. Certo, necessita di una ristrutturazione, e la proprietà del club ci sta lavorando.

La figurina invece è quella del centrocampista catalano Cesc Fabregas, stella di Arsenal, Barcellona e Chelsea, che il grande allenatore Arsène Wenger nei suoi anni londinesi paragonò a Michel Platini. Il 1 agosto dell’anno scorso, Fabregas ha annunciato ufficialmente che avrebbe giocato nel Como in Serie B.

Non è andata male: diciassette partite, tanti applausi, qualche comprensibile acciacco, visti i suoi 35 anni di allora, nel frattempo diventati 36. A fine stagione si è ritirato dal calcio giocato, passando ad allenare i giovani dell’Under 19. E ha comprato quote del club. Quante, non è dato sapere. Così come non si conoscono al momento i suoi progetti futuri. “Per noi Cesc è una figura importante. È un campione del mondo, e vestendo la nostra maglia ha inserito il Como nella mappa del calcio globale. Siamo felici di vederlo crescere come allenatore e come membro della nostra famiglia”, dice Suwarso. È probabile che Fabregas punti a fare l’uomo bandiera e il frontman del club, sul modello di Karl Heinz Rummenigge, per decenni uomo forte del Bayern Monaco. Ma il quadro sarà chiaro quando la proprietà indonesiana finalmente dispiegherà la sua forza economica, facendo fare alla società il salto che Como attende. La vulgata in città, dall’arrivo di Fabregas, è stata: “Se ha fatto questa scelta, evidentemente sa qualcosa che non sappiamo”. Poi, lo scorso 3 luglio, è arrivato il tweet di Robert Hartono a chiarire il quadro.

Robert Hartono, membro della famiglia proprietaria del Como, due mesi fa ha annunciato il cambio di passo. Dopo quattro anni di basso profilo, sembra che la proprietà del club abbia finalmente deciso di spingere sull’acceleratore. “Con l’inizio di una nuova stagione di Serie B, siamo più che fiduciosi. Vedere il nostro club raggiungere nuove vette è un sogno che tutti condividiamo. Per contribuire a realizzare questo sogno, abbiamo scelto di aumentare in modo sostanziale i nostri investimenti. Si tratta di un impegno tangibile per costruire una squadra pronta alla vittoria e pronta ad affrontare la lotta per la promozione”. È questo il cuore del messaggio di Roberto, figlio di uno dei fratelli proprietari dell’impero. Pur senza un ruolo definito, Roberto a Como viene visto come il presidente de-facto, visto che il ruolo è vacante. C’è Suwarso, certo, longa manus della proprietà. E dal 2021 l’amministratore unico è Dennis Wise, inglese, ex centrocampista e capitano del Chelsea, oggi rappresentante di Sent Entertainment, la società britannica attraverso cui gli Hartono controllano il Como. Ma il presidente manca, quindi nel sentire comune l’interim è di Roberto, autore di quel tweet che ha fatto tanto rumore.

Nel messaggio social, Hartono promette di fatto l’arrivo di tanti soldi per vincere, che è il sogno di ogni tifoso. E spiega in pillole la strategia: sviluppo commerciale per promuovere il Como all’estero, sempre maggiore coinvolgimento della città, riqualificazione dello stadio “con l’aiuto di tre dei migliori consulenti al mondo, per creare uno spazio che sia un simbolo per Como e i comaschi”, nell’ottica di “costruire un’eredità”. Suwarso aggiunge: “Fra dieci anni il Como deve essere una delle principali destinazioni turistiche del mondo legate al calcio”. Già oggi molti turisti in visita al lago includono una partita di campionato fra le attrazioni degne di nota. Soprattutto gli americani, divertiti dall’idea di assistere allo spettacolo del real italian soccer. Perché la squadra sia sempre più attrattiva, deve vincere. E per vincere servono giocatori sempre più forti. In questa estate di calciomercato è arrivato Simone Verdi, ex Napoli e Torino. In poche settimane è già fra gli idoli dei tifosi al fianco di Patrick Cutrone, cresciuto nelle giovanili del club e tornato la scorsa estate dopo lungo peregrinare, Moutir Chajia, centrocampista belga finora frenato dagli infortuni, e il bomber Alessandro Gabrielloni, in maglia Blu dal 2018, ai tempi della Serie D. Discutendo la tesi di laurea in Economia in videoconferenza nel 2020, in pieno lockdown, Gabrielloni sotto la giacca e la cravatta indossò i calzoncini del club, non inquadrati dalla webcam. Da lì, la convinzione secondo cui le braghette del Como portano bene.

Ad allenare la squadra è Moreno Longo, specialista in missioni complicate. Nel 2018 ha conquistato la Serie A con il Frosinone e nel 2022 ha riportato l’Alessandria in Serie B dopo 46 anni. Gli si chiede di ripetere l’impresa. Per farlo, gli è stato messo a disposizione tutto quel di cui ha bisogno, a partire dal nuovo centro sportivo di Mozzate, a trenta chilometri dallo stadio, acquistato dal club nel novembre 2021. La prima squadra si allena lì dallo scorso autunno. Sono ancora da completare la club-house, gli spogliatoi per gli ospiti e la foresteria, che affaccerà sui due campi a undici, uno in erba e uno in sintetico, sul campo a sette e sull’are dedicata alla preparazione dei portieri. Ovunque campeggia il motto di Stefano Borgonovo, attaccante cresciuto nelle giovanili comasche, simbolo della ricerca per combattere la Sla, malattia di cui è morto nel 2013: “Non c’è paura nel cuore di chi lotta”.

La stagione è cominciata col freno a mano tirato. Alla prima di campionato, il Como ha perso a Venezia. Alla seconda, ha pareggiato con la Reggiana. Ma in città la convinzione è che il potenziale della squadra sia ancora inespresso, e che salire in Serie A sia un obiettivo possibile. Anche in caso di promozione, il Como ha intenzione di consentire ai propri tifosi di assistere ad almeno un paio di allenamenti l’anno, come ha sempre fatto nelle ultime stagioni. A questi, si aggiungono le giornate in cui capitan Alessandro Bellemo e compagni invitano scolaresche e gruppi di ragazzini, compresi i piccoli calciatori FuoriClasse, squadra di giovani affetti da problemi psichici, creata e finanziata dal Como Calcio in collaborazione con la fondazione Padri Somaschi, che ogni venerdì si allena al Campo Crocifisso. Ci saranno anche loro quest’anno al Sinigaglia a vedere il derby col Lecco, finalmente di nuovo in Serie B.

La rivalità fra Como e Lecco, come molte altre in Italia, vive di un’asimmetria che non fa altro che esacerbare gli animi. Se per i lecchesi l’avversaria storica è Como – che si è intestata il nome del lago su cui entrambe le città affacciano, e tanto basterebbe per non star simpatica – per i comaschi la rivale più insopportabile è invece Varese. Per chi vive a Lecco, l’idea che i comaschi nel dire “domenica c’è il derby” si riferiscano alla partita col Varese rende i vicini di ramo ancor più avversi. Ultimamente, però, si sono consolati con i risultati del campo. L’ultima volta che Lecco e Como si sono incontrate in campionato è stato in Serie C nel 20/21, con i blu-celeste che hanno battuto i blu e basta in entrambe le partite: 3-0 all’andata, in trasferta a Como, e 4-0 in casa al ritorno. Ma la beffa per i lecchesi è arrivata a fine campionato, quando il Como vincendo in campionato è salito direttamente in B. Il Lecco ci è arrivato, dopo 50 anni, al termine della scorsa stagione, al termine dei playoff, rischiando peraltro l’esclusione per problemi legati alla capienza e alle strutture dello stadio.

Al Bar Stadio di Lecco, a poca distanza dal Rigamonti-Ceppi, si scherza dicendo che quello del lago sarà il derby dei tabaccai: “Noi portiamo i videpoker, loro le sigarette”. Il riferimento è al fatto che la famiglia Di Nunno, proprietaria della Calcio Lecco, ha fatto soldi con le schede dei giochi elettronici. Ed è un modo scherzoso per limare la distanza che divide i due club. Ma oggi le due squadre sono come Davide e Golia. Il Lecco dal punto di vista economico non era nemmeno della media della Serie C. I proprietari del Como, al contrario, hanno sì cominciato con la produzione e il commercio di tabacco, ma da trent’anni sono soprattutto banchieri, con una partecipazione importante nella Bank of Central Asia.

La famiglia Hartono fa parte del gotha dell’economia asiatica, e in Indonesia è legata Erick Thohir, presidente dell’Inter dal 2013 al 2016, oggi ministro delle imprese statali, oltre che capo della federcalcio del più grande Paese islamico al mondo. Racconta Swarso: “Prima di decidere di investire nel calcio italiano, abbiamo parlato molto con Thohir. È un amico della famiglia Hartono e fra i nostri collaboratori ci sono persone che già avevano lavorato con lui, tra cui Michael Gandler, nostro ex amministratore delegato e già dipendente di Thohir all’Inter. Tuttavia, la famiglia Hartono opera sempre all’interno della propria cultura imprenditoriale e non e seguendo il proprio modo di fare”. Rispetto a Thohir, gli Hartono danno più importanza alla comunicazione. Non è un caso che Mola Tv, la stessa piattaforma streaming che ospita il canale ufficiale del Como, trasmetta in Italia fra l’altro le partite dei campionati sudamericani, dal campionato Brasilerao alla Liga Profesional Argentina dove gioca il Boca Juniors, che ha uno stadio bello quasi come quello del Como.

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