Da Martin Palermo a Beccalossi, l’importanza di sbagliare i rigori

Da Martin Palermo a Beccalossi, l’importanza di sbagliare i rigori

Il centravanti dell’Argentina ne fallì tre in una partita, il fantasista dell’Inter due nel giro di otto minuti. E le statistiche dicono che segnare dagli undici metri non è poi così facile: un tiro su quattro finisce fuori

3 minuti di lettura

Quella sera Martin si sentiva carico. Del resto nella prima partita della Copa America, contro l’Ecuador, aveva messo a segno una doppietta, i tifosi argentini erano impazziti di gioia e il suo allenatore, il loco Bielsa, stravedeva per lui. Tanto da aver lasciato a casa due monumenti come Crespo e Batistuta pur di affidare a Martin tutto il peso dell’attacco albiceleste. Il match era importante, tremendamente importante: battere la Colombia avrebbe regalato all’Argentina la qualificazione alle semifinali evitando di incrociare almeno fino alla finalissima il colosso Brasile, che non è affatto poco. Al quinto minuto fallo di mano di Viveros e rigore. Lo batte di potenza proprio Martin, che di cognome come tanti argentini fa Palermo, ma il pallone scheggia la traversa e si perde sul fondo. Passano altri cinque minuti e la Colombia passa in vantaggio: questa volta il rigore lo batte Ivan Ramiro Cordoba, da pochi mesi giocatore dell'Inter, che non sbaglia. Poco male, ci sono ancora 80 minuti da giocare e tutto può succedere. Nel primo tempo, però, il risultato non cambia e nella ripresa l’Argentina di Bielsa rischia di naufragare. Ancora un penalty per i colombiani, calcia Ricard e Burgos para tenendo in piedi la sua squadra.

L'ex centravanti dell'Argentina Martin Palermo

L'ex centravanti dell'Argentina Martin Palermo

 
Sembra la svolta anche perché al 76esimo, su capovolgimento di fronte, l’arbitro fischia ancora la massima punizione, questa volta per l’Albiceleste, ancora per un fallo di mano di Viveros. Martin Palermo si prende il pallone, guarda i compagni e li rassicura: “Stavolta non sbaglio”. E invece sbaglia mandando il pallone in curva. La Colombia tira un sospiro di sollievo, si riorganizza, trova prima lo 0-2 con un colpo di tacco di Edwin Congo e poi lo 0-3 con un sinistro da fuori di Johnnier Montaño. Partita finita? Più o meno ma prima del novantesimo c’è ancora un rigore, il quinto della partita, il terzo per l’Argentina. Bielsa, che sarà anche loco, cioè pazzo, ma fino a un certo punto, implora il suo bomber di non tirare. Ma Palermo nemmeno lo guarda. Rincorsa dagli undici metri, staffilata centrale e il portiere colombiano respinge con i piedi. Tre rigori, tre errori in una partita sola. Record mondiale, difficilmente eguagliabile (ma mai dire mai). Perché tirare un penalty sarà anche una scienza esatta – ci sono teorie ardite, rincorse da quattro ai sei passi, calcio di piatto, niente cucchiai (vaglielo a dire a Totti), attendere le mosse del portiere per non più di 0,41 secondi e altre menate varie – ma se sbagli tre rigori in una partita la cosa più facile che può succederti è andare in analisi.

Sarà anche vero che un calciatore non si giudica da questi particolari, ma il povero Beccalossi, tanto per tornare a casa nostra, per averne sbagliati “appena” due nel giro di otto minuti in una partita di Coppa con lo Slovan Bratislava, si è meritato persino una pièce teatrale dell’attore Paolo Rossi, grande tifoso dell’Inter e fan sfegatato del talentuoso Evaristo. E ancora oggi, malgrado una più che dignitosa carriera in maglia nerazzurra, qualcuno che lo sfotte per quella notte maledetta si trova sempre in agguato. E come dimenticare i due rigori di Jorginho contro la Svizzera, uno all’andata e uno al ritorno, che ci avrebbero regalato una facile qualificazione ai Mondiali del Qatar? Sappiamo bene come è andata: qualificazione svanita e clamorosa eliminazione agli spareggi contro – nientemeno – la Macedonia del Nord.

Roby Baggio dopo aver falito il rigore che diede la vittoria del mondiale al Brasile nel '94

Roby Baggio dopo aver falito il rigore che diede la vittoria del mondiale al Brasile nel '94

 

No, segnare un rigore non è affatto semplice. Intanto lo dicono le statistiche: il 25 per cento dei tiri dagli undici metri – cioè uno su quattro – non finisce dentro. E poi ci sarà un motivo se persino Messi ne ha sbagliati 31, Cristiano Ronaldo 26, Totti 20, Ibrahimovic più di una quindicina, l’immenso Silvio Piola ben 14. E Robertino Baggio addirittura diciotto, uno dei quali lo ricordiamo tutti nella sciagurata finale persa proprio ai rigori con il Brasile. Dove sbagliarono anche Baresi e Massaro, ma chi se li ricorda quelli? Per non parlare della serata più brutta della storia del Milan, quella della finale di Champions contro il Liverpool, quando al termine del primo tempo i rossoneri erano avanti 3-0. Ricordate chi sbagliò il rigore decisivo? Già, proprio Andrij Shevchenko, l’idolo di San Siro che non può certo essere considerato un brocco per un errore del genere.

La storia dei rigori è un po’ quella del calcio. Una “maledizione” dicono i tifosi quando va male alla squadra del cuore. E c’è del vero perché, tanto per fare un esempio, non moltissimi ricordano il fuoriclasse inglese Matthew Le Tissier, che scelse di giocare solo con una squadra di club, il Southampton, malgrado le innumerevoli offerte da parte di squadre più titolate (e danarose), ma passato alla storia soprattutto per l’unico penalty sbagliato su 49 tirati. Tanto che viene quasi celebrato come un eroe Mark Crossley, il portiere del Nottingham Forest che riuscì a deviare il suo tiro, l’unico capace di farlo in più di un decennio.

Le God, come lo chiamavano in Inghilterra, si giocò con quell’errore la possibilità di superare il miglior rigorista di sempre, almeno secondo la matematica che però, nel calcio, non è affatto una scienza esatta. E infatti in testa a questa classifica c’è addirittura uno sconosciuto – almeno per noi – albanese. Si chiama Ledio Pano che in carriera ha tirato 50 penalty senza mai sbagliarne uno. Forse valgono di più i 49 rigori su 52 calciati e segnati nel periodo in cui ha giocato in Europa (1982-1993) da Diego Armando Maradona per incoronarlo come il migliore anche in questa specialità. Ma si sa, i numeri sono freddi e non si lasciano tradire dalle emozioni.

Senza scomodare la letteratura – la magnifica storia del rigore più lungo del mondo raccontata con una bravura senza eguali da Osvaldo Soriano – bastano le storie più terra terra della nostra serie B, tanto per dirne una, dove il capitano del Palermo Matteo Brunori lo scorso anno è riuscito a sprecare ben quattro rigori di fila. Brunori ha deciso di non tirarne più cedendo l’onere prima a Tutino e nella prima giornata del nuovo campionato a Di Mariano. Risultato? Altri due errori, tanto che quando l’arbitro fischia un penalty per il Palermo i tifosi ormai si mettono le mani nei capelli. Come dargli torto?

I commenti dei lettori