“Un record storico”. Le parole di Giuseppe Matera, presidente del settore judo della Fijlkam, lasciano trasparire la grande soddisfazione per il risultato (nove medaglie) centrato dagli azzurri sul tatami di Podgorica, teatro degli ultimi Europei di judo.
Matera, il suo giudizio sugli Europei?
“Un risultato storico. L’Italia non aveva mai vinto tante medaglie in un Europeo. Ci è mancato anche un pizzico di fortuna, soprattutto nella finale delle squadre miste”.
Un momento eccezionale per il judo italiano.
“Sì, eccezionale ma non casuale. Merito dei sacrifici degli atleti e della competenza degli allenatori, i migliori del panorama internazionale. Basti pensare che Francesco Bruyere è stato premiato come miglior tecnico europeo del 2024”.
Avete messo in piedi un modello vincente.
“All’estero parlano di ‘sistema Italia’, perché siamo diventati un modello. Vogliono sapere i segreti del nostro successo e alcuni Paesi hanno già iniziato a copiarci”.
Quali?
“Ad esempio la Francia”.
Ai prossimi Mondiali si aspetta un risultato ancor più convincente?
“Non mi sbilancio, perché sono scaramantico, ma sicuramente ci aspettiamo tante medaglie”.
E a Los Angeles 2028?
“Se il buongiorno si vede dal mattino, possiamo stare tranquilli”.
Bisogna migliorare i risultati delle ultime Olimpiadi.
“Certo, ma non dimentichiamo l’oro di Bellandi. Per il resto, c’è stata pure qualche svista da parte degli arbitri”.
Cambierebbe qualcosa del regolamento, viste le polemiche durante i Giochi?
“Tutto è perfettibile, per adesso le regole sono queste”.
Che ruolo deve ritagliarsi il judo in un Paese come l’Italia?
“Mi auguro che diventi l’immagine dello sport italiano. Oltre che una disciplina olimpica, il judo è anche un metodo educativo per i bambini”.
Pensate di portare il judo nelle scuole?
“Sì, abbiamo una commissione che se ne occupa. Stiamo lavorando per introdurre il judo durante le ore di educazione fisica”.
In che modo può aiutare i bambini?
“Con i suoi valori, come la disciplina e il rispetto, il judo diventa una forma di contrasto al bullismo”.
Quali sono i valori alla base della sua presidenza?
“La coesione, il sostegno reciproco. Si lavora in squadra, mai da soli. Ogni tanto i confronti tra i colleghi sono accesi, ma sempre in uno spirito di collaborazione”.
Con una grande attenzione alle periferie.
“Le periferie e i territori sono fondamentali. La Federazione sta mettendo in campo iniziative per contrastare fenomeni di disagio sociale, proponendo ai giovani alternative valide alla vita di strada”.
A Palermo, nel quartiere Borgo Nuovo, avete da poco riaperto una palestra che era stata vandalizzata.
“Il recupero di quel quartiere è molto importante per me: gareggiavo lì quando ho iniziato a fare judo”.
Come è nata questa passione?
“Verso la fine degli anni Settanta a Trapani, mentre leggevo un fumetto di Topolino: c’era stampata la pubblicità delle Olimpiadi di Montreal (Felice Mariani vinse il bronzo, prima medaglia olimpica del judo italiano, ndr)”.
A livello mediatico, come pensate di colmare il gap con gli altri sport?
“Stiamo lavorando per rendere il judo più social, per coinvolgere meglio i giovani”.
Perché alcuni genitori hanno ancora paura di portare i figli a fare judo?
“Alcuni pensano sia uno sport violento, solo per maschi. Invece è una disciplina per tutti, che ha principi ispiratori opposti alla violenza”.
Il judo, piuttosto, aiuta a contrastare la violenza?
“Certo, funziona come metodo di difesa personale, anche come forma di contrasto alla violenza di genere”.