Il karate «a casa mia». Clio Ferracuti, romana della Garbatella, non vede l’ora di calpestare il tatami del PalaPellicone di Ostia, teatro – da oggi a domenica – della Premier League, tappa prestigiosa del circuito mondiale. Classe 1996, Ferracuti – specializzata nel kumite (combattimento) – gareggia nella categoria +68 kg.
Ferracuti, c’è il mondo del karate a casa sua.
«Un’emozione unica. Sul tatami di Ostia sono nata: gareggio lì da quando avevo cinque anni».
Nel cuore resta pure la Garbatella.
«Ne vado sempre fiera. Da piccola giocavo con le biglie sui tombini e a nascondino tra i lotti del quartiere».
Ci torna spesso?
«Sì, anche se ora vivo in zona San Paolo. Alla Garbatella ho la mia famiglia: papà Valentino e mamma Lucia. Grazie a loro – dirigono una palestra – ho iniziato a fare karate».
Garbatella fa rima con i Cesaroni e la Roma.
«Esistono solo i colori giallorossi. Riguardo ai Cesaroni, ho visto tutte le puntate, ma non sono molto simpatizzante (ride). Ogni volta che alla scuola elementare (Cesare Battisti) volevo festeggiare il mio compleanno, erano in corso le riprese della serie».
Come ha vissuto la sua infanzia?
«Venivo bullizzata per il mio aspetto fisico. Per i miei coetanei ero troppo robusta. Nelle partite di pallamano ero l’ultima scelta. Poi ho avuto la mia rivincita».
Che passa dallo sport.
«Sono un vulcano. Non riuscivo a stare ferma e ho sfogato questa energia nel combattimento. I giudizi e l’autocritica distruggono, ma ho imparato che nasciamo perfetti ognuno con i propri difetti, spesso diventano le nostre virtù».
La ricerca del perfezionismo ha effetti collaterali?
«Non bisogna fissarsi con gli stereotipi. Non seguo la bellezza delle star dei social».
Pesa il ruolo dei social?
«Ai bambini dico: “Giocate, interagite senza telefonini”. Però i social hanno anche un valore positivo. Non li condanno».
Sarebbe?
«Possono stimolarci. Ho visto un post che mi ha ispirato: quando ci perdiamo, dobbiamo fare come il navigatore, che ricalcola il percorso senza problemi».
Anche il karate ha una forte valenza sociale.
«Può contrastare la violenza di genere. Io, ad esempio, mi sento più sicura in strada».
Ora può godersi la sua Roma.
«Ho visto tante città, ma nessuna come lei. Sono innamorata degli stornelli».
Ne scelga uno.
«Roma nun fa’ la stupida stasera».