Milena Bertolini (agf)

Mondiale calcio donne: Bertolini, la ct ha una convinzione: "Saremo noi a salvare il football"

Calciatrice, preparatrice, allenatrice, politica: ecco la tecnica che ha rilanciato il movimento calcistico femminile nel nostro Paese

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ROMA - Calciatrice, preparatrice, allenatrice, politica, ct della Nazionale: nei suoi primi 52 anni, Milena Bertolini ha dimostrato di essere una a cui non piace stare con le mani in mano. La passione per il calcio la scopre molto presto: nella sua Correggio, però, l'unico modo per giocare a pallone negli anni '70 è farlo con i ragazzini. E pazienza se, anche a causa di quei capelli molto corti, in tanti la scambiano per un maschio. L'amore per il calcio è più forte delle battutine e dei pregiudizi della gente.

Nel 1984, la 18enne Milena si trasferisce alla Reggiana, che ha una squadra esclusivamente femminile. Da lì, comincia il lunghissimo giro d'Italia di Bertolini, che si autodefinisce un difensore dai piedi duri e ha nel brasiliano Aldair l'idolo calcistico: dopo quattro stagioni con la maglia della Reggiana, con cui conquista la prima promozione in Serie A, arrivano le esperienze con Modena Euromobil, Prato, ancora Reggiana (con storica vittoria del primo scudetto nel 1990), Sassari, Bologna, Agliana, Fiammamonza, Modena (con cui vince due scudetti, nella squadra in cui Carolina Morace e Patrizia Panico segnano a raffica mentre lei pensa a difendere la porta), Pisa e infine Foroni Verona, dove chiude la carriera da giocatrice nel 2001. Per lei anche quattro presenze con la maglia della Nazionale.

Nel frattempo, si diploma in Educazione Fisica nel 1993, inizia a collaborare con le proprie squadre come preparatore atletico delle giovanili e intraprende anche la carriera politica, diventando assessore allo Sport e ai Servizi Sociali nella sua Correggio e poi consigliere provinciale a Reggio Emilia. Appese le scarpette al chiodo, a 35 anni Bertolini intraprende la carriera da allenatrice, iniziando come vice nella stessa Foroni, si laurea in Scienze Motorie all'Università di Bologna e torna poi alla Reggiana, dove resta sette anni, vincendo le sue prime tre Panchine d'oro. Le altre tre le conquista da allenatrice del Brescia, con cui vince due scudetti nel 2013-14 e nel 2015-16. Un palmares così prestigioso non passa inosservato: nel 2017, dopo l'addio di Antonio Cabrini, la Federazione sceglie Bertolini come nuovo ct della Nazionale femminile.

I risultati non tardano ad arrivare: le Azzurre dominano il girone delle qualificazioni ai Mondiali 2019, che inizieranno il prossimo 7 giugno in Francia. Il ct punta innanzitutto a passare il girone (con Australia, Brasile e Giamaica, non sarà facile), ma il sogno, nemmeno tanto nascosto, è salire sul tetto del mondo. Un'ambizione che nasce anche dall'aver studiato da vicino la Cantera del Barcellona negli anni d'oro di Pep Guardiola. Proprio alla Masia blaugrana Bertolini ha dedicato la tesi di fine corso al Master di Coverciano: è l'unica donna in Italia, oltre a Carolina Morace, a possedere il patentino per allenare una squadra di calcio maschile.
Il ct della Nazionale ha ben chiaro che, nonostante i progressi degli ultimi anni, il calcio femminile ha ancora molto terreno da recuperare in Italia. Per farlo, è il suo pensiero, serve una rivoluzione culturale, a partire dalla terminologia: come riferirsi a una allenatrice? Basta con mister, al massimo si dica miss. E il pubblico di casa? Deve essere la dodicesima donna in campo.

Nel Bertolini-pensiero, il calcio femminile è più basato sul lavoro di squadra, è più armonico, mentre quello maschile è più essenziale, basato principalmente sulla concretezza e la finalizzazione. "Ma il gioco del Barcellona di Guardiola - spiega Bertolini - è stato raccontato come molto femminile. E i giocatori più forti, come Baggio, avevano una eleganza e una armonia quasi femminili". Gli uomini, è l'idea del ct delle Azzurre, hanno molto da imparare dalle loro colleghe: il fair play, ma soprattutto giocare per il piacere di giocare. E basta con la storia che le ragazze che giocano a calcio vengono su con le gambe grosse e storte. "A salvare il calcio - è la profezia di chi ha riportato l'Italia a un Mondiale dopo venti anni di assenza - saranno proprio le donne".