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La rivincita di Saka, dall'odio social ai gol mondiali

Figurine Mondiali Il giovane attaccante dell'Inghilterra, autore all'esordio di una doppietta contro l'Iran, fu protagonista in negativo nella finale degli Europei sbagliando il rigore che regalò il titolo all'Italia. Un errore che scatenò una valanga di insulti, ma da cui il giocatore dell'Arsenal ne è uscito più forte
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In quello che sarà il Mondiale più politico della storia, nel senso che il silenziatore imposto dalla Fifa sul tema dei diritti - ieri la questione della fascia arcobaleno - non fa che moltiplicare  indignazione e proteste, è un sollievo annotare storie realizzate, e non soltanto accennate, connesse ai grandi temi universali del nostro tempo. Bukayo Saka è nato sei giorni prima dell'11 settembre - e dunque in un mondo che è drasticamente cambiato mentre lui era nella culla - in quel paesone che si incontra lungo la Piccadilly Line provenendo da Heathrow: si chiama Ealing, ed è così grande da meritare tre fermate di metropolitana (North, Broadway e South) e il titolo di "king of the suburbs". Un buon posto dove vivere, soprattutto se sei un "migrante economico" scappato negli anni 90 dalla Nigeria meridionale per non fare la fame, che poi questo vuol dire la forbita etichetta di "economico".

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In quello che sarà il Mondiale più politico della storia, nel senso che il silenziatore imposto dalla Fifa sul tema dei diritti - ieri la questione della fascia arcobaleno - non fa che moltiplicare  indignazione e proteste, è un sollievo annotare storie realizzate, e non soltanto accennate, connesse ai grandi temi universali del nostro tempo. Bukayo Saka è nato sei giorni prima dell'11 settembre - e dunque in un mondo che è drasticamente cambiato mentre lui era nella culla - in quel paesone che si incontra lungo la Piccadilly Line provenendo da Heathrow: si chiama Ealing, ed è così grande da meritare tre fermate di metropolitana (North, Broadway e South) e il titolo di "king of the suburbs". Un buon posto dove vivere, soprattutto se sei un "migrante economico" scappato negli anni 90 dalla Nigeria meridionale per non fare la fame, che poi questo vuol dire la forbita etichetta di "economico".

Bukayo, un'aggiunta di felicità

Lavorando sodo, Yomi e Adenike Saka raggiunsero in fretta la capacità di provvedere ai familiari rimasti in patria oltre che a loro, e nel 2001, quando nacque il loro secondogenito, lo chiamarono Bukayo, che nel dialetto Yoruba delle loro origini significa "un'aggiunta di felicità", ed è un concetto bellissimo perché sgrava il pargolo da future pressioni. Eravamo già felici di quanto avevamo fatto, kid. Con te, lo siamo di più.

Il resto è la storia vista molte volte - ma è sempre dolce come la prima - del talento cristallino che si rivela bambino, viene coltivato da maestri competenti, e a un certo punto si dispiega oltre ogni possibile cecità. Entrato a sette anni nell'academy Hale End dell'Arsenal, Saka ha seguito un destino da "il più giovane a..." che l'ha portato a essere, fra le altre cose, il primo 2001 a giocare in Premier League, e a debuttare in nazionale a 19 anni per vanificare le avance della Nigeria. Chissà con Osimhen e Lookman che trio offensivo avrebbe composto...

Il rigore sbagliato a Wembley

Cresciuto nel mito di Thierry Henry, spiando Alexis Sanchez, imparando a stare in uno spogliatoio da David Luiz e seguendo le lezioni di Freddy Ljungberg - un pantheon dell'Arsenal, insomma - Saka è noto al grande pubblico italiano dal 70' della finale europea di Wembley, quando sostituì Trippier e, in una volata dell'ultimo minuto, costrinse Chiellini al fallo - la presa plateale per il colletto - che ha ispirato una quantità esorbitante di meme. Una lezione universitaria di cartellino giallo speso bene, perché l'anziano azzurro non avrebbe mai preso il ragazzino inglese, e quella era appunto l'ultima azione dei tempi regolamentari. Trenta minuti e qualche rigore dopo, Bukayo Saka si presentò sul dischetto per prolungare la sfida, quinto di una fila in cui Rushford e Sancho avevano già sbagliato. Era il primo rigore ufficiale della sua carriera, e Donnarumma quella sera parava qualsiasi cosa, al punto da non rendersi nemmeno conto che fosse finita (o almeno così parve).

Partì allora sui social una shitstorm razzista nei confronti di Saka che ricordò a tutti quanto lo sbandierato amore per i campioni sia in molti casi condizionato al risultato: se mi fai vincere dimentico il colore della tua pelle, se mi fai perdere te ne faccio pentire. Saka ha gestito l'ondata di odio con una consapevolezza impensabile in un ragazzo del 2001, e ne è uscito amareggiato sì, ma anche rafforzato (come raccontano ammirati i suoi compagni). Per questo è stato bello vederlo colpire al volo di sinistro la sponda di Maguire e infilare nel sette il pallone del 2-0, per questo è stato bello seguire la sua breve ma paziente passeggiata in area in attesa che si aprisse un varco nella difesa iraniana, e lì colpirla per il 4-0. Bukayo Saka, man of the match. Pioggia di complimenti sui social, chissà quante coincidenze a sovrapporli agli insulti del 2021.