(afp)

Da pastore e senzatetto ai Mondiali: è realtà il sogno di Alireza Beiranvand, il portiere dell'Iran

Figlio di famiglia nomade, il pastore è stato solo il primo di tanti lavori. Scappato di casa per inseguire la sua passione, ha dormito in strada e ha fatto i lavori più umili: ha lavato macchine, spazzato le strade e servito pizze

3 minuti di lettura
SE L'IRAN sta vivendo un sogno con la presenza ai Mondiali di Russia 2018, il suo portiere lo sta vivendo doppio. Alireza Beiranvand ha alle spalle una storia pazzesca, fatta di speranza, coraggio e tanta tenacia, che non è sfuggita ai giornali di tutto il mondo. Per inseguire il pallone, questo ragazzone di oltre un metro e 90 è scappato dalla sua famiglia, di origine nomade, ha vissuto in strada e si è arrangiato a fare i lavori più umili mentre aspettava la grande occasione. Ha lavato le macchine, spazzato le strade, lavorato in una pizzeria. Poi, finalmente, la svolta.
(afp)

La sua storia inizia a Sarabias, un paesino di circa mille persone sulle montagne del Lorestan. È il primogenito di una famiglia nomade e in quanto tale, sin da piccolo, deve aiutare i genitori nel lavoro di famiglia: la pastorizia. Ogni volta che può si dedica però alle sue due più grandi passioni: il calcio e il Dal Paran, un gioco tradizionale diffuso tra i ragazzini iraniani che consiste nel lanciare pietre a lunga distanza. Non può ancora immaginare che un giorno riuscirà a unire questi due passatempi e a ricavarne una professione.
(reuters)

Con la famiglia si sposta da una campagna all'altra in cerca di terreni buoni per il pascolo, sino a quando i genitori non decidono di stabilirsi definitivamente a Sarabias. Da quel momento Beiranvand inizia a fare qualche allenamento con una squadra locale. Gioca come attaccante, ma un giorno il portiere s'infortunia e lui si ritrova a difendere la porta, tra i pali. Fu in quel momento che scelse il suo destino: voleva diventare un calciatore. C'era solo un piccolo ostacolo: il padre.

"A mio padre non piaceva il calcio - ha spiegato il calciatore al The Guardian - preferiva che lavorassi. Una volta mi ha anche strappato i vestiti e i guanti e ho dovuto giocare a mani nude parecchie volte". 

L'ostilità del genitore non lo aiuta, così Beiranvand decide di scappare. Lascia casa e affetti per inseguire il suo sogno fino a Teheran, la capitale, e già sul bus nel viaggio di andata c'è il primo incontro con la dea Fortuna. Insieme a lui viaggia un allenatore di calcio, Hossein Feiz, che è alla guida di una squadra locale. Feiz gli propone di allenarsi con il suo team dietro il pagamento di 200mila toman (circa 34 euro), ma il giovane portiere non ha né soldi né un posto dove sistemarsi ed è costretto a rinunciare. 

Così all'arrivo a Teheran Beiranvand si ritrova a dormire in strada. Di solito si appoggiava nei dintorni della Torre Azadi, dove si riuniscono molti poveri migranti della città, ma spesso si è trovato a dormire anche davanti alla porta del Club di Feiz, l'uomo incontrato sul bus.

Ed è proprio nel vederlo così ostinato che alla fine Feiz decide di offrirgli una chance: Beiranvand potrà allenarsi gratuitamente nel suo team, con il capitano della squadra che lo ospiterà per qualche settimana, giusto il tempo di trovare un lavoro.

Il primo impiego Beiranvand lo trova in un autolavaggio, dove diventa uno specialista nella pulizia dei Suv grazie alla sua altezza. È qui che un giorno arriva la leggenda del calcio iraniano Ali Daei, ex attaccante del Bayern Monaco. I suoi compagni lo spronano a raccontare a Daei la sua storia, ma Beiranvand ha troppa vergogna e non lo farà mai. Vuole sfondare senza l'aiuto di nessuno. 

"Sapevo che se avessi parlato con Daei mi avrebbe sicuramente aiutato, ma mi vergognavo della mia situazione".

Poco dopo un altro incontro fortunato, quello con il tecnico del Naft-e-Tehran. Beiranvand cambia dunque team. Il club lo lascia vivere in un luogo di preghiera e quando non è più possibile, cerca e trova lavoro in una pizzeria che diventerà anche la sua nuova casa. 

Un giorno in pizzeria arriva il suo allenatore, ignaro del lavoro di Beiravand. Il calciatore cerca di nascondersi, ma il proprietario dell'attività lo costringe a servirlo e Beiranvand lascia il lavoro poco dopo. 

Dietro l'angolo però non c'è ad aspettarlo una nuova occupazione. Alla fine Beiranvand si mette a fare lo spazzino, professione che non lo aiuta a dare il massimo durante gli allenamenti. S'infortunia e il club lo fa fuori. Prova a cambiare team, si presenta all'Homa, ma la squadra non lo vuole.

Sembra tutto finito, invece no: il manager della Naft Under 23 lo ingaggia. "Forse era destino che il manager di Homa non mi prendesse. Se fossi rimasto lì, forse non avrei mai raggiunto il livello cui sono arrivato oggi".

Da quel momento comincia la scalata e sarà il suo gioco d'infanzia preferito, il Dal Paran, ad aiutarlo. Diventa il portiere del team Naft e i suoi lanci lo rendono presto famoso: nel 2014 il suo assist di 70 metri a Tractor Tazi attira i riflettori dei media internazionali.

Un anno dopo, nel 2015, diventa il portiere dell'Iran. "Ho sofferto tanto per realizzare i miei sogni ma non ho intenzione di dimenticare niente perché tutto quello che ho passato mi ha reso la persona che sono oggi".