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Buenos Aires 2018: scusi, per la Villa Olimpica?

 Viaggio nella periferia più desolata, tra baraccopoli e far west: sul nuovo Centro Sportivo di Alto Rendimento che ospiterà parte delle gare olimpiche polemiche per costi gonfiati e l’ombra della speculazione edilizia

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BUENOS AIRES – Dal caos colorato del centro alle zone marginali del sud della città. Dai fasti silenziosi di Puerto Madero, dove si riunisce il Comitato Olimpico, alla decadenza di quartieri normalmente off limits, ma ripuliti per la terza edizione dei Giochi Olimpici Giovanili Estivi. L’autobus o colectivo attraversa la metropoli fino alla lontana Villa Olimpica, riempita dagli oltre 4000 atleti provenienti da 206 paesi diversi.
Picchia forte il sole sul cemento del nuovo complesso residenziale che oggi ospita le delegazioni sportive di tutto il mondo, un megaprogetto per rivalorizzare una delle aree più disastrate e violente della città. «Ci hanno assolutamente proibito di mettere il naso fuori da qui per i fatti nostri» osserva un giovane cestista azzurro di Avellino, mentre scherza con i compagni di nazionale. A buon intenditore.
Villa Lugano, Villa Soldati, il Parco Indoamericano, più volte teatro di battaglie campali tra polizia e occupanti abusivi, o le baraccopoli della Villa 20 e della Villa 15 (Villa è l’abbreviazione di Villa Miseria, l’equivalente di Favela), conosciuta come Ciudad Oculta da quando alla vigilia del Mundial ‘78 la dittatura militare cercò di nasconderla agli occhi indiscreti tirando su un muro di cinta: sono solo alcune delle zone di emergenza che circondano l’oasi del fiammante Parco Olimpico Roca.
Immancabile, nell’aria primaverile di ottobre, il profumo di asado, la classica grigliata argentina con cui la direzione dà il benvenuto alla stampa nel briefing d’apertura: quando le domande di alcuni giornalisti locali cominciano a insistere sui costi definitivi, il presidente del comitè organizzativo Gerardo Werthein ricorda ai presenti che il pranzo è pronto. Dal lontano luglio 2013 infatti, quando la proposta presentata a Losanna insieme a Mauricio Macri (allora sindaco di Buenos Aires e oggi Presidente d’Argentina) aveva conquistato il CIO battendo le candidature di Glasgow e Medellin, la spesa pubblica per le Olimpiadi Giovanili 2018 è andata in crescendo, raddoppiando ampliamente i 100 milioni di dollari iniziali.
A lavori già iniziati, l’attuale sindaco Horacio Larreta ha venduto a privati i costosissimi terreni dell’originale e perfettamente funzionante Centro di Alto Redimento Sportivo del quartiere di Nuñez (zona stadio River Plate), che nel piano originale sarebbe servito proprio per ospitare le Olimpiadi Giovanili e che invece sarà raso al suolo per far spazio a torri di lusso.
Un’intricata e massiccia “rivalorizzazione del suolo urbano”, come la chiamano, portata avanti dai gruppi impresariali del mattone che hanno finanziato l’ultima campagna elettorale del duo Macri-Larreta. Gli impianti che formeranno il nuovo Centro di Alto Rendimento Sportivo, insieme alla Villa Olimpica, sono così risorti nelle zone più disagiate della città, con l’idea di renderle più vivibili.
Per le voci più critiche, un esempio della gentrification con cui si trasformano le metropoli sudamericane, alzando il prezzo del terreno e della vita, attirando compratori di classe più alta e spingendo ancora più al margine i più poveri. «Un ragazzo che si allena è un ragazzo tolto dalla strada. É importante ricordarlo, soprattutto in questa parte della capitale» ha riconosciuto il primo cittadino. Resta da vedere se, come promesso, saranno le famiglie più bisognose a riempire gli appartamenti della Villa Olimpica una volta terminata la festa.