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Bebe Vio Grandis e l’abbraccio con Jovanotti: “Non ci si scusa mai per un bronzo”

L'abbraccio tra Bebe Vio Grandis e Jovanotti dopo la gara al Grand Palais

 

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L’azzurra dopo la sconfitta in semifinale e l’immediata reazione: “È una medaglia stupenda, non è l’oro, ma la finale l’ha meritata di più lei”. Ora la rivincita nella prova a squadre
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"La finale l’ha meritata più lei, la cinese Xiao. È stata più pronta, con fisico, testa, tutto". È più facile diventare icona, testimonial, punto di riferimento, insomma essere Bebe Vio quando si vince. Quando si conquista una medaglia d’oro senza essere condizionati dal pubblico, in un paese poco interessato al tuo sport come il Brasile nel 2016, o addirittura sigillato per Covid con le tribune vuote come il Giappone dell’estate 2021. Bebe, diventata nel frattempo Bebe Vio Grandis in onore del cognome della madre, ha vinto tanto, anzi ha vinto sempre in finale dal 2014. Ha costruito il suo ruolo potentissimo in coabitazione con un senso della vittoria mai messo in crisi: 2 Paralimpiadi, 4 Mondiali. Il suo carisma non era mai stato messo alla prova dalla sconfitta, e da un cornice di pubblico come quella del Grand Palais, nemmeno immaginabile in una Paralimpiade: per lei è venuto a fare il tifo pure Jovanotti, che l’ha abbracciata a fine gara. Il giorno della verità però è arrivato, e…

"La finale l’ha meritata più lei, la cinese Xiao. È stata più pronta, con fisico, testa, tutto". È più facile diventare icona, testimonial, punto di riferimento, insomma essere Bebe Vio quando si vince. Quando si conquista una medaglia d’oro senza essere condizionati dal pubblico, in un paese poco interessato al tuo sport come il Brasile nel 2016, o addirittura sigillato per Covid con le tribune vuote come il Giappone dell’estate 2021. Bebe, diventata nel frattempo Bebe Vio Grandis in onore del cognome della madre, ha vinto tanto, anzi ha vinto sempre in finale dal 2014. Ha costruito il suo ruolo potentissimo in coabitazione con un senso della vittoria mai messo in crisi: 2 Paralimpiadi, 4 Mondiali. Il suo carisma non era mai stato messo alla prova dalla sconfitta, e da un cornice di pubblico come quella del Grand Palais, nemmeno immaginabile in una Paralimpiade: per lei è venuto a fare il tifo pure Jovanotti, che l’ha abbracciata a fine gara. Il giorno della verità però è arrivato, e il verdetto è chiaro: Bebe Vio può anche perdere, ma soprattutto sa come si perde. Con classe, ironia, gratitudine, grinta, tutto il meglio del repertorio che l’ha resa unica. E passato il momento delle lacrime, è tornato l’istinto killer che la fa ciondolare mentre sprigiona urli che la maschera non riesce mai ad ammortizzare: 15-2 alla coreana Eun Hye Cho nella finale del bronzo, quinta medaglia in tre edizioni compresa la gara a squadre.

“Incrociate le dita, perché io non posso”

Non serve una medaglia a contenere Bebe, che infatti è dilagata con tutti i suoi messaggi e le parole pronunciate a mille all’ora. Mai banale, sempre autoironica come quando ha invitato a tifare per la squadra di scherma, "incrociate le dita, perché io non posso". Il nuovo spirito paralimpico, che non ne può più del pietismo, vuole medaglie e si riconosce nella frase che Bebe ha eletto a slogan della nuova era: "Bella la Paralimpiade, ma troppi disabili" (copyright Rigivan Ganeshamoorthy, oro nel disco). C’è qualcosa che l’azzurra non poteva commentare fino alla gara del Grand Palais, ma la sconfitta per 15-9 nella semifinale con la cinese Xiao l’ha finalmente indotta: l’accettazione della sconfitta. "È una medaglia stupenda, sono felice. Non è l’oro, certo, non bisogna mai scusarsi per una medaglia, ma la finale l’ha meritata di più lei, è stata più pronta. Io ero in gara, ma non bene come lei. Diamo tutto per vincere, c’è chi ce la fa e chi no. Lei ce l’ha fatta".

(ansa)

"Mi auguro che in tutti i paesi ci sia questa folla”

Bebe non si è emozionata durante le due cerimonie, sorrideva e sfilava come una modella radiosa durante lo show olimpico del 26 luglio. Ma il Grand Palais l’ha lasciata senza fiato, e con molta voglia di rivivere quell’atmosfera: "Se guardi questo stadio, questa gente, le tribune strapiene, la gente fomentatissima, questo dimostra che la cultura e la comunicazione hanno portato tanto allo sport paralimpico. Mi auguro che in tutti i paesi ci sia questa folla di gente pronta a tifare per lo sport paralimpico, perché è sport, ed è bellissimo". Un messaggio soprattutto all’Italia, quando si saranno spente le luci della Paralimpiade parigina.

È stata fragile, Bebe Vio Grandis, e ha reagito. Con un piccolo aiuto dai suoi amici, un circolo allargato in cui entrano "i preparatori, la famiglia, sono tutti là. Sono stati prontissimi a tirarmi su e a dirmi di non mollare, fosse stata per me ciao... Loro ti danno il tempo di piangere, ma poi ti dicono “ok, adesso hai rotto, riprenditi e vai a tirare”. E ce l’ho fatta. Posso solo dire grazie".

La premiazione di Bebe Vio Grandis (ansa)

La sua scherma è stata studiata

Ormai la sua scherma è conosciuta. Le sue spinte uniche, messe in moto da spalla e gomito quando le altre possono usare il polso, sono state studiate e neutralizzate da almeno una cinese. Ma non è finita qui, Bebe torna in pedana già oggi per la prova a squadre e chiama a raccolta le compagne: "Ce la dobbiamo fare, va bene che vinca una volta la cinese, ma due no".

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