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Ambra Sabatini: “Quando raccontai ai bambini che avevo scambiato la mia gamba con un robot”

Ambra Sabatini con Martina Caironi (a destra) nella finale dei 100 vinta a Tokyo

 

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Paralimpiadi, intervista alla campionessa dei 100 a Tokyo e portabandiera a Parigi: “Mi sono vista con gli occhi dei piccoli, vogliono anche loro una gamba come la mia. Vengo da un anno a ostacoli, la tosse mi ha fratturato le costole però non cerco scuse. Con Contrafatto e Caironi siamo rivali e amiche, vogliamo ripetere sabato la tripletta di Tokyo”
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"Il mio nuovo mondo ho cominciato a vederlo con gli occhi dei bambini. Ero in spiaggia dopo l’incidente, facevo la bagnina in una colonia estiva. I piccoli vedevano questa protesi e mi chiesero cos’era. Mi inventai una favola: avevo incontrato un robot che mi aveva chiesto di fare lo scambio delle gambe, avevo accettato perché la sua mi sembrava bella. I bambini cominciarono a correre per la spiaggia urlando: “Ambra ha incontrato un robot!”".

Treccine, lacrime, pioggia battente. Ambra Sabatini è la campionessa dei 100 metri, ma anche uno dei tre lati della indimenticabile tripletta italiana a Tokyo: Sabatini-Caironi-Contrafatto, un monsone di emozioni diventato emblema dello sport italiano e paralimpico. Quella notte era solo l’inizio di una storia che è continuata negli anni successivi, ha visto Ambra diventare campionessa e primatista mondiale, portabandiera a Parigi, e ora lo Stade de France si prepara alla nuova sfida di sabato tra la 22enne livornese, che si allena e studia a Ro…

"Il mio nuovo mondo ho cominciato a vederlo con gli occhi dei bambini. Ero in spiaggia dopo l’incidente, facevo la bagnina in una colonia estiva. I piccoli vedevano questa protesi e mi chiesero cos’era. Mi inventai una favola: avevo incontrato un robot che mi aveva chiesto di fare lo scambio delle gambe, avevo accettato perché la sua mi sembrava bella. I bambini cominciarono a correre per la spiaggia urlando: “Ambra ha incontrato un robot!”".

Treccine, lacrime, pioggia battente. Ambra Sabatini è la campionessa dei 100 metri, ma anche uno dei tre lati della indimenticabile tripletta italiana a Tokyo: Sabatini-Caironi-Contrafatto, un monsone di emozioni diventato emblema dello sport italiano e paralimpico. Quella notte era solo l’inizio di una storia che è continuata negli anni successivi, ha visto Ambra diventare campionessa e primatista mondiale, portabandiera a Parigi, e ora lo Stade de France si prepara alla nuova sfida di sabato tra la 22enne livornese, che si allena e studia a Roma, e le due amiche rivali.

Ambra Sabatini portabandiera nella cerimonia d'apertura di Parigi 

Ambra, insomma, prima di diventare campionessa si era trasformata in robot.

"Ancora adesso trovo bambini che mi dicono: “Voglio anch’io quella gamba”".

E le ragazzine, vogliono le treccine diventate anche quelle un simbolo?

"Sono il mio portafortuna, ci saranno anche questa volta. Mi sono tagliata i capelli, farò due trecce che si chiudono in una coda. Dal 2021 non sono mai mancate nei momenti più importanti".

Come sta?

"Non mi piacciono le cose semplici, ho avuto un anno a ostacoli. Ho sofferto per una tosse fortissima che mi ha fratturato le costole".

Come?

"Proprio così, a luglio è iniziata una tosse probabile conseguenza del Covid, è durata tre settimane, a un certo punto ho sentito un dolore forte: erano due fratture alle costole. Faticavo ad alzarmi dal letto".

C’è da preoccuparsi?

"Ma no, ho ripreso, adesso sono al 100%, non userò certo questa scusa se le cose andassero male".

A Tokyo ha vinto lei, ma è come se avesse vinto un blocco di tre ragazze che hanno emozionato l’Italia.

"Corriamo a livello individuale, però quel giorno è stato bello vederci tutte insieme, pronte a regalare questa immagine rimasta impressa nei cuori e nelle menti di tutti. C’è una rivalità tra di noi, però tutte e tre come primo obiettivo speriamo di regalare all’Italia questo podio tanto amato".

Rivali quanto?

"Tanto, ma la cosa più bella di noi è l’amicizia, fuori dalla pista ci sosteniamo, ci sentiamo spesso. Bello è anche che proveniamo da tre zone diverse dell’Italia, Martina Caironi dal nord con Bergamo, io dal centro con la mia Toscana e Monica dal sud con la Sicilia, anche se pure lei vive a Roma, all’Eur mentre io mi alleno nell’impianto delle Fiamme Gialle a Castelporziano".

In Martina Caironi, ieri argento nel lungo, rivede sempre l’atleta che la ispirò quando lei era in ospedale?

"Vedo tutto in lei. Ero ricoverata, volevo tornare a fare atletica, ma mi chiedevo: come sarò? In quel momento mi ha aiutato avere una figura da studiare, mi sono messa a guardare i suoi video. Lei è un’ispiratrice, una guida nella squadra, un’amica speciale. E un’avversaria tosta".

Ambra Sabatini

 (ansa)

Ma perché lei velocista ha come idolo un mezzofondista, il britannico Roger Bannister?

"Ero una mezzofondista, il cardiologo mi ha detto che ho ancora quel tipo di cuore. Bannister è stato il primo a infrangere la barriera dei 4 minuti sul miglio. Scienziati e medici dicevano che era dannoso o impossibile. Eppure lui fu il primo, e dopo di lui un sacco di gente: era solo una barriera mentale. Nello sport bisogna abbatterne proprio tante".

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