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Benvenuti a Pechino, la muraglia antivirus fa le prime vittime

Il personale cinese all'aeroporto di Pechino (ansa)
Giochi più blindati di Tokyo, basta un tampone e addio ai sogni di medaglia. Tra le delegazioni 248 positivi
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PECHINO. Sulle tute bianche e immacolate premono con qualche indecisione alcuni cenni di vita: la falce e martello sul rosso della bandiera nazionale, il proprio nome e persino, molto osando, pupazzetti adesivi decisamente sorridenti. Welcome to Beijing 2022. Il personale dell'aeroporto internazionale di Pechino, numerosissimo, vestito come i sanitari delle prime immagini due anni fa da Wuhan, accoglie gli accreditati ai Giochi mimando una certa allegria, anche se il benvenuto appare piuttosto in una grande clinica a gironi. Percorso dedicato per i viaggiatori olimpici, vaglio dei numerosi requisiti per entrare il cui ultimo ostacolo, il più temuto, è il test molecolare d'ingresso (cui ne seguiranno di giornalieri) dopo quelli a 96 e 72 ore prima del decollo: 37 i nuovi positivi, 248 dal 4 gennaio. Tra i nuovi infetti, 12 sono atleti o funzionari dei team, gli altri 25 sono coinvolti nei Giochi a vario titolo. 

Il registro delle defezioni elenca i primi nom…

PECHINO. Sulle tute bianche e immacolate premono con qualche indecisione alcuni cenni di vita: la falce e martello sul rosso della bandiera nazionale, il proprio nome e persino, molto osando, pupazzetti adesivi decisamente sorridenti. Welcome to Beijing 2022. Il personale dell'aeroporto internazionale di Pechino, numerosissimo, vestito come i sanitari delle prime immagini due anni fa da Wuhan, accoglie gli accreditati ai Giochi mimando una certa allegria, anche se il benvenuto appare piuttosto in una grande clinica a gironi. Percorso dedicato per i viaggiatori olimpici, vaglio dei numerosi requisiti per entrare il cui ultimo ostacolo, il più temuto, è il test molecolare d'ingresso (cui ne seguiranno di giornalieri) dopo quelli a 96 e 72 ore prima del decollo: 37 i nuovi positivi, 248 dal 4 gennaio. Tra i nuovi infetti, 12 sono atleti o funzionari dei team, gli altri 25 sono coinvolti nei Giochi a vario titolo. 

Il registro delle defezioni elenca i primi nomi: la russa Valeria Vasnetsonva, rivale dell'azzurra Dorothea Wierer nel biathlon, rinuncia dopo una doppia positività così come il suo connazionale nello skeleton in Corea, Nikita Tregubov. L'austriaca Marita Kramer, leader della classifica mondiale del salto con gli sci, non è neanche partita. L'Iran rinuncia al portabandiera, Seyed Sattar Seyd, sciatore di cross country. La fondista norvegese Anne Kjersti Kalva già sostituita con Ragnhild Haga, il collega svedese Leo Johansson è in quarantena dopo l'arrivo, out la pattinatrice di short track polacca, Natalia Maliszweska, isolato in albergo il brasiliano del bob, Erick Vianna. Rimane a Parigi il presidente del comitato organizzativo dei Giochi 2024, Toni Estanguet. Sei mesi fa, oltre ai protocolli sanitari ferrei, Tokyo per le sue Olimpiadi era stata avvantaggiata anche dall'estate e dal caldo (464 casi, tra cui 33 atleti su 11300 partecipanti). Per questo Pechino ha alzato la sua grande muraglia contro il Covid. Anzi, un filo spinato. 

L'anno della tigre inizia oggi, i festeggiamenti per il capodanno cinese dureranno 15 giorni. Ammesso che qualcuno riesca a percepire il senso di un nuovo e diverso inizio, dopo due anni di pandemia. Le navette per gli accreditati sfiorano soltanto la vita irrigidita di una città, l'unica al mondo, che avrà ospitato entrambe le Olimpiadi. E che ora è completamente proibita. È lontano quel favoloso 2008 quando Federica Pellegrini vinceva l'oro nei 200 stile libero e oggi torna qui, da ex atleta, con la divisa del Cio. Si esplorava una Pechino in divenire, ora la si guarda opaca da dietro a un vetro. Lo stadio nazionale, il nido d'uccello di oltre 40 mila tonnellate d'acciaio che ospiterà il 4 febbraio la cerimonia di apertura come quella di chiusura (il 20), sarà inquadrato dalle tv e apparirà meraviglioso per imponenza e leggerezza, eppure adesso sembra pulsare nella sua luce rossa soltanto una stanca gravità. Si entra preparati, sebbene con straniamento, in questo closed loop dei Giochi. Un anello chiuso dove lo spirito olimpico è in anestesia. 

Già a bordo degli aerei charter nei propri paesi è come se si varcasse la soglia di un'altra dimensione. Un'infermeria formato universo. Hostess e stewart sigillati nei propri involucri candidi, piedi, testa, occhi e bocche coperte, le mani guantate di lattice. L'interazione ridotta all'essenziale, compreso il troppo cibo stipato in grosse buste trasparenti, e consegnato ai viaggiatori altrettanto sanificati, vaccinati, bitestati con molecolari, forniti di documenti, Qr code e app lasciapassare per il girone olimpico. "Meglio questa severità che poca attenzione, ce lo facciamo piacere" dice il fondista Federico Pellegrino. Allo sbarco, persone e bagagli disinfettati con spray e condotti negli alberghi da dove non è possibile uscire se non per raggiungere un sito di gara. Quattro persone per ascensore e il segno a terra su come disporsi (dandosi le spalle), 3 regole affisse sulle pareti: mascherina Ffp2 obbligatoria, non parlare, nessun tipo di contatto fisico. Le telecamere se ne accertano. Il motto di questi Giochi: together for a shared future. Eppure né insieme, né condiviso, appare così il futuro. Gli sguardi si abbassano muti in questa discesa olimpica.