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Cina, oriundi e naturalizzati per salvare le Olimpiadi. Spazio anche agli atleti del Tibet

Finisce la tradizione del Dragone di pescare rigorosamente dal bacino interno. Per non fare brutta figura il partito ha aperto a sciatori e giocatori di hockey cresciuti negli Stati Uniti, in Canada e in Russia. Oltre che nella regione occupata da Pechino
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PECHINO — Posano sulla copertina di Vogue, sono cresciuti in case frequentate da rockstar (americane). Oppure sono scesi dalle montagne del Tibet, allargando la geografia degli sport invernali. È una nazionale patchwork, quella cinese che si prepara ad affrontare le Olimpiadi invernali in casa. Accanto alle cinque stelle della bandiera rossa c'è una pennellata di star and stripes, foglia d'acero e addirittura di tricolore russo. Non c'è stata solo rigida selezione nell'immenso bacino cinese, sacrifici spesso disumani per raggiungere l'eccellenza tra giovani pescati in tutte le province. Non sarebbe bastata, per mettere insieme una squadra degna di questo nome nell'hockey su ghiaccio. Il Cio e la federazione internazionale si sono chiesti a lungo se la nazionale di casa fosse in grado di presentarsi ai Giochi senza rimediare figure barbine. Alla fine è arrivato il via libera. Ma a quali condizioni?

I Chelios sono una famiglia d…

PECHINO — Posano sulla copertina di Vogue, sono cresciuti in case frequentate da rockstar (americane). Oppure sono scesi dalle montagne del Tibet, allargando la geografia degli sport invernali. È una nazionale patchwork, quella cinese che si prepara ad affrontare le Olimpiadi invernali in casa. Accanto alle cinque stelle della bandiera rossa c'è una pennellata di star and stripes, foglia d'acero e addirittura di tricolore russo. Non c'è stata solo rigida selezione nell'immenso bacino cinese, sacrifici spesso disumani per raggiungere l'eccellenza tra giovani pescati in tutte le province. Non sarebbe bastata, per mettere insieme una squadra degna di questo nome nell'hockey su ghiaccio. Il Cio e la federazione internazionale si sono chiesti a lungo se la nazionale di casa fosse in grado di presentarsi ai Giochi senza rimediare figure barbine. Alla fine è arrivato il via libera. Ma a quali condizioni?

I Chelios sono una famiglia di origine greca che negli States sono ormai identificati con l'hockey. Il padre Chris fa parte della Hall of Hame, e nella storia olimpica vanta un record: nessuno aveva mai giocato due tornei a distanza di ventidue anni, tra Sarajevo 1984 e Torino 2006. La maglia col suo nome è apparsa in qualche sit-com, riflesso di una fama che va oltre il ghiaccio. Chelios vanta amici famosi: attori come John Cusack, rockstar come Kid Rock, Eddie Vedder dei Pearl Jam, Billy Corgan degli Smashing Pumpkins. In questo ambiente è cresciuto suo figlio Jake, anche lui giocatore, non ai livelli del padre, ma capace comunque di arrivare ai Detroit Red Wings. Fino a quando è scaduto il contratto, e si sono fatti avanti i Kunlun Red Star.

Una squadra cinese, affiliata però alla lega russa KHL. Per affrontare avversari competitivi, formandosi verso Pechino 2022. Con scarsi risultati: le Ali Rosse giacciono a fondo classifica. Ma intanto il suo roster ha dato la linfa a questa nazionale cinese che debutterà proprio contro gli Stati Uniti il 10 febbraio al National Indoor Stadium. Le sue star? Oltre a Chelios junior, Jeremy Smith, preso da Nashville nel draft 2007, e l'altro americano Cory Kane. Poi i canadesi: Brandon Yip, che ha origini cinesi, più altri nove. E un russo, che nell'hockey fa sempre comodo: fa il difensore e si chiama Denis Osipov. I nati sui territorio cinese sono 8 su 25. Ma è tutto regolare: la federazione internazionale permette di rappresentare una nazione se ci si trasferisce in un suo club per almeno due anni.

Austria, il record della 18enne Eileen Gu: è la prima sciatrice a completare un Double Cork 1440

 

Ben diversa è la storia di Eileen-Ailing Gu, acrobata dello sci freestyle, amatissima dai cinesi che la chiamano "la principessa ranocchia" per il suo casco verde. Nonostante sia cresciuta negli Stati Uniti e incarni alla perfezione il modello della ragazza copertina made in Usa. Apparsa come modella su Vogue (edizione cinese), Cosmopolitan, Harper's Bazaar, icona della Red Bull. Prima donna ad atterrare un salto quadruplo chiamato Double Cork 1440, idolatrata dai fan americani ma molto decisa, quando nel giugno 2019 ha scelto di rappresentare la Cina in onore della madre. Della lingua mandarina che scandisce perfettamente, con accento di Pechino dicono gli esperti. La sua decisione shock ha scatenato anche minacce di morte sui social, ma questo è il momento di non guardare indietro e "ispirare milioni di giovani cinesi", uno dei suoi obiettivi dichiarati.

Cosa resta della Cina programmatrice dei suoi talenti, che inventa dal nulla prodigi partiti da posti che fatichi a trovare sulla cartina? Continua a lavorare per creare una super squadra voluta dal partito per gli sport invernali. E se non otterrà magari medaglie in questa edizione, a livello di immagine può vantare già i primi qualificati del Tibet alle Olimpiadi invernali. Si chiamano Yongqinglamu, una snowboarder di 17 anni, e Cirenzhandui, fondista di 18. La prima giocava a calcio, il secondo era mezzofondista. Ai tempi dell'Olimpiade di PyeongChang 2018 non avevano la più pallida idea di quel che li aspettava. Sono cresciuti all'interno della gloriosa squadra di arrampicatori tibetani, l'unica struttura sportiva di alto livello, un tempo, sulle montagne che ora vengono chiamate regione autonoma dello Xizang. Quattordici anni fa il Tibet era motivo di scontri e proteste per le strade al passaggio della torcia olimpica di Pechino 2008. Ora è una nuova frontiera del gigantesco progetto del turismo invernale cinese.