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Federica Brignone argento in gigante a Pechino: "Mi sono ripresa la felicità. E non finisce qui"

"Per me lo sci era divertimento, non volevo finire la carriera con una sensazione di amaro. Ora mi sono tolta un peso, è meraviglioso"
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YANQING — Torna gigante la felicità, si vede dagli occhi spalancati oltre notti troppo buie. È un argento scacciapensieri, è la ricerca di un senso perduto, è un dono di Federica Brignone alla gioia ritrovata di sciare. Sul podio lacrime trattenute a stento, il berretto pigiato sui capelli ricci, la divisa azzurra stirata e inamidata alla cerimonia per questa seconda medaglia olimpica per la milanese di nascita e valdostana d'adozione che ha già 31 anni. Ed è più grande e più piena di cose, del bronzo a PyeongChang 2018 sempre tra le porte larghe.

Lontana, più matura e complessa dell'argento nella stessa specialità ai Mondiali di Garmisch 2011 quando fu decretato il suo ruolo di predestinata, lei figlia di Maria Rosa Quario, Valanga Rosa anni 80. In questo giorno d'argento c'è dentro una storia che stava per finire. E che curva dopo curva si riapre sulla neve polverosa del misterio…

YANQING — Torna gigante la felicità, si vede dagli occhi spalancati oltre notti troppo buie. È un argento scacciapensieri, è la ricerca di un senso perduto, è un dono di Federica Brignone alla gioia ritrovata di sciare. Sul podio lacrime trattenute a stento, il berretto pigiato sui capelli ricci, la divisa azzurra stirata e inamidata alla cerimonia per questa seconda medaglia olimpica per la milanese di nascita e valdostana d'adozione che ha già 31 anni. Ed è più grande e più piena di cose, del bronzo a PyeongChang 2018 sempre tra le porte larghe.

Lontana, più matura e complessa dell'argento nella stessa specialità ai Mondiali di Garmisch 2011 quando fu decretato il suo ruolo di predestinata, lei figlia di Maria Rosa Quario, Valanga Rosa anni 80. In questo giorno d'argento c'è dentro una storia che stava per finire. E che curva dopo curva si riapre sulla neve polverosa del misterioso Ice River di Yanqing che inghiotte subito le stelle (Shiffrin, Bassino). Terza nella prima manche, non naufraga nella seconda. Capisce il tracciato, lo sente, ha attrezzi con l'assetto giusto, nonostante l'assenza per Covid del suo skiman Sbardellotto. Attracca in un porto migliore e si siede tra l'oro della svedese Sara Hector, la migliore gigantista dell'anno, e il bronzo artigliato dopo un anno complicato dalla svizzera Lara Gut-Behrami. "Me la sono goduta". 

Soltanto un anno fa, dopo una stagione grigia e un Mondiale nero a Cortina, la tentazione di mollare tutto. "Non volevo finire la carriera con una sensazione di amaro, lo sci per me era divertimento, era vita". E invece qualcosa si era rotto. Proprio quando il sogno si era già avverato: nel 2020, in piena pandemia, la conquista della coppa del mondo generale, nessuna italiana c'era mai riuscita. Ma insieme molte chiacchiere per un trofeo che qualcuno considerava dimezzato dal Covid. L'ossessione di dimostrare che non era stato un caso l'aveva divorata. In squadra molte tensioni con le compagne, soprattutto con Sofia Goggia, arrivata ieri a Pechino ("Non l'ho vista, spero stia bene", ha detto Fede). E in nazionale la difficoltà di inserire il fratello Davide, ex sciatore di talento prima di infortunarsi, come suo tecnico (la segue dal 2017). Una sofferenza, soprattutto mentale, che l'aveva quasi spezzata. È lì che Fede ha scelto: la felicità di sciare. Si è separata dal gruppo, per riaggregarsi in inverno. Ha lottato per mantenere il team familiare. E ha avuto ragione: 3 successi in coppa quest'anno in superG, 19 in carriera, tre in più di Deborah Compagnoni. E questo argento immenso, il primo podio per lei in gigante quest'anno. 

"Meraviglioso, mi sono tolta un peso: volevo tornare a casa con una medaglia e adesso ce l'ho. Ma non è finita qui". È candidata all'oro in superG: "Perché no? Oggi mi sono emozionata tantissimo sul podio. C'era anche Federica Pellegrini con il tricolore? Non l'ho vista, grazie, che onore. La gara? Difficile rimanere sereni dopo una notte insonne e concentrarsi, scacciare tutti i pensieri e performare il giorno giusto nel modo giusto a un'Olimpiade. Ho iniziato la stagione sotto stress, poi ho preso fiducia ed oggi ero presente.Ho passato momenti difficili, ma ho lavorato, ci ho messo la testa che è tutto. E mi sono ripresa la felicità che non avevo più". Una felicità gigante.