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Omar Visintin, un bronzo da sopravvissuto

Gomito rotto e trauma cranico il 10 dicembre, è ripartito da lì: “Ora so di essere forte”
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ZHANGJIAKOU — Un testardo di bronzo. Due Olimpiadi col fato contro, alla terza, a 32 anni, si prende la medaglia col braccio scassato. "Mi basta per mettermela al collo". Terzo nello snowboard cross di Pechino 2022, Omar Visintin. Un nome che è già un'avventura da Mille e una notte. Primo podio olimpico nello snowboard cross fra gli uomini per un azzurro, l'Italia ha preso medaglie in 7 discipline diverse (record). 


Quando i ragazzi volanti li guardavamo solo nei film americani, born to be free. Omar libero subito, pure all'anagrafe: papà Gabriele insegnante di italiano e mamma Cecilie di tedesco, non si mettevano d'accordo su come chiamarlo. Ve…

ZHANGJIAKOU — Un testardo di bronzo. Due Olimpiadi col fato contro, alla terza, a 32 anni, si prende la medaglia col braccio scassato. "Mi basta per mettermela al collo". Terzo nello snowboard cross di Pechino 2022, Omar Visintin. Un nome che è già un'avventura da Mille e una notte. Primo podio olimpico nello snowboard cross fra gli uomini per un azzurro, l'Italia ha preso medaglie in 7 discipline diverse (record). 


Quando i ragazzi volanti li guardavamo solo nei film americani, born to be free. Omar libero subito, pure all'anagrafe: papà Gabriele insegnante di italiano e mamma Cecilie di tedesco, non si mettevano d'accordo su come chiamarlo. Venne fuori il figlio esotico. Surf, kayak, chitarra, piano. E poi la tavola, una folgorazione, a 7 anni. "Lo snowboard non è per fighetti. E lo sci mi annoiava". Le gobbe costruite nel giardino di casa. E le chiavi per tornarci la sera tardi dopo le gare. Occhiali a specchio, tute sgargianti, i baffi e la barba. Gli studi di economia abbandonati a caccia dell'onda. Sì, spirito libero. "Ma adesso che torno in Italia voglio mangiare la pasta asciutta". L'italiano della tavola. Che a Pechino ha rischiato di non esserci: il 10 dicembre pubblicava una sua foto con il braccio ingessato dopo una caduta nella seconda gara di coppa a Montafon, in Austria, dopo che nella prima proprio qui a Zhangjiakou, era salito sul podio (2°): "Me la cavo con un trauma cranico, lussazione del gomito sinistro e rottura di un tendine. Torno presto". Più che altro, resuscita. 


È il più vecchio e malconcio di tutti in finale. Serve tattica. E tenere lontana la sfortuna: a Sochi 2014 fu investito dall'austriaco Hanno Douchan mentre era in testa in semifinale, uscì in toboga. A PyeongChang fuori subito (25°), un avversario gli frana davanti. Ma qui no, Omar resiste. Parte lento come al solito, è 4° e osserva in ritardo di quasi un secondo al primo intermedio, riduce il distacco a 69 centesimi a metà tracciato, tiene la scia e quando è il momento prende l'ultimo a disposizione, l'austriaco Julian Lueftner che lo aveva battuto in semifinale, e lo sorpassa. L'oro al fotofinish va all'austriaco di madre italiana Alessandro Haemmerle, 28 anni, che vince per un alito di vento sull'argento canadese Eliot Grondin, 20 anni, che dice: "Bello condividere il podio con Omar, ho ancora una foto mia con lui che mi feci quando avevo 11 anni".

Nel frattempo Omar accumulava: 6 successi individuali in coppa del mondo, la generale nel 2014, un argento a squadre ai Mondiali 2019. Ma una medaglia olimpica gli mancava. Piange. Michela Moioli lo guarda, il giorno dopo la sua eliminazione in semifinale. "Per me lei è la migliore del mondo. Io la aspettavo da otto anni la medaglia. Non sono bravo in partenza. Sapevo di poter recuperare terreno e posizioni". "L'infortunio a dicembre è stata una mazzata, pensavo di dovere rinunciare alle Olimpiadi. Invece i medici della federazione sono riusciti a fare un miracolo. A chi dedico la medaglia? A me stesso. Adesso so che sono forte". Più di prima, testardo di bronzo.