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Erin Jackson, oro nero: "Ma il ghiaccio mi fa paura"

Erin Jackson dopo aver vinto l'oro (ansa)

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Era caduta ai Trials, una compagna le ha ceduto il posto: "Lo meriti più di me". Ed è diventata la prima pattinatrice afroamericana a vincere una medaglia ai Giochi
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PECHINO. Si è capito subito, al via, che aveva qualcosa di speciale. Dinamite nelle gambe, passi che divoravano il ghiaccio e facevano sembrare normali campionesse asiatiche, russe, canadesi. Cinquecento metri tutti d'un fiato: Erin Jackson è la nuova medaglia d'oro dei 500 metri dello speed skating, prima afroamericana a salire sul podio olimpico, prima pattinatrice Usa a vincere su pista lunga dal 2002. Ma fa anche parte del Libro Cuore di Pechino 2022, in un capitolo scritto con un'amica e rivale. Il titolo è, più meno: Corri al posto mio, te lo meriti di più.

C'è umanità anche ai Trials, la spietata selezione tra chi va alle O…

PECHINO. Si è capito subito, al via, che aveva qualcosa di speciale. Dinamite nelle gambe, passi che divoravano il ghiaccio e facevano sembrare normali campionesse asiatiche, russe, canadesi. Cinquecento metri tutti d'un fiato: Erin Jackson è la nuova medaglia d'oro dei 500 metri dello speed skating, prima afroamericana a salire sul podio olimpico, prima pattinatrice Usa a vincere su pista lunga dal 2002. Ma fa anche parte del Libro Cuore di Pechino 2022, in un capitolo scritto con un'amica e rivale. Il titolo è, più meno: Corri al posto mio, te lo meriti di più.

C'è umanità anche ai Trials, la spietata selezione tra chi va alle Olimpiadi e chi non ci va, perché è finito terzo o quarto ma magari è il migliore del mondo. Quello che pensava Brittany Bowe, quando era appena finita la gara decisiva di Milwaukee ed Erin era fuori squadra. Punita da una scivolata, nonostante un ruolino di marcia internazionale da numero uno. Può succedere, succede qualche volta a Erin Jackson perché è nata sui pattini a rotelle e ancora adesso confida: "Ho ancora un po' di paura quando vado sul ghiaccio, non ho una fiducia totale in me stessa, nelle lame e nella gente attorno a me".

Ma è una fuoriclasse, diventata la prima afroamericana nella squadra Usa alle scorse Olimpiadi nonostante si sia allenata solo quattro mesi sul ghiaccio. Forse il Cio dovrebbe ammettere alle estive il pattinaggio a rotelle, se è capace di sfornare campioni del genere, altro che break dance. Però la situazione è questa, e ai Trials una lieve indecisione costa il posto a Erin. Qui interviene Brittany Bowe, che s'è qualificata ma sa di non valere quanto la compagna, quindi rinuncia: "Nessuno è più meritevole di lei di avere l'opportunità di dare una medaglia al Team Usa". Ci ha visto lontano. Rovina la favola dire che poi in un complicato gioco di riallocazioni gli Stati Uniti hanno guadagnato una quota in più, restituita a Brittany che ha corso ed è finita 16ª? Il senso del gesto rimane. Erin Jackson riporta in alto una squadra che non vinceva più da dodici anni (zero medaglie a Sochi), Brittany Bowe vince il premio Olympic Spirit, urlando per spingere la compagna in pista "stavo quasi per morire". I lucciconi sono permessi.