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Il testamento di Van der Poel, il re della velocità: addio a 25 anni

Nils Van der Poel (reuters)
Lascia il pattinaggio per le ultramaratone e pubblica un manuale per gli eredi. Tornerà?
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PECHINO. L'ha già fatto. Anno 2015: tre mesi di stop, addestrandosi con l'esercito svedese. Anno 2018: due anni di stop, prima coi militari, poi con gli ultra runner. Adesso minaccia di nuovo di lasciare, e forse è la volta buona per Nils van der Poel. Una specie di Caeleb Dressel del pattinaggio di velocità, rivoluzionario e anti sistema come i Sex Pistols. "Un mostro" l'ha definito l'azzurro Davide Ghiotto che gli ha corso accanto sui 5 mila metri, lui bronzo, l'altro con oro e record olimpico, come sui 10 mila l'oro è stata accompagnato dal primato mondiale.

Vincere, sembra il lato meno interessante del suo modo di prendere la vita. Ogni occasione è buona per litigare con gli olandesi. Curioso, per il suo cognome da Grandi Classiche, eppure il nonno dei Paesi Bassi è l'unico filo d'affetto che lega il fuoriclasse svedese al ricchissimo team che domina lo speed skating. "Noi non abbiamo la libe…

PECHINO. L'ha già fatto. Anno 2015: tre mesi di stop, addestrandosi con l'esercito svedese. Anno 2018: due anni di stop, prima coi militari, poi con gli ultra runner. Adesso minaccia di nuovo di lasciare, e forse è la volta buona per Nils van der Poel. Una specie di Caeleb Dressel del pattinaggio di velocità, rivoluzionario e anti sistema come i Sex Pistols. "Un mostro" l'ha definito l'azzurro Davide Ghiotto che gli ha corso accanto sui 5 mila metri, lui bronzo, l'altro con oro e record olimpico, come sui 10 mila l'oro è stata accompagnato dal primato mondiale.

Vincere, sembra il lato meno interessante del suo modo di prendere la vita. Ogni occasione è buona per litigare con gli olandesi. Curioso, per il suo cognome da Grandi Classiche, eppure il nonno dei Paesi Bassi è l'unico filo d'affetto che lega il fuoriclasse svedese al ricchissimo team che domina lo speed skating. "Noi non abbiamo la libertà dell'economia che hanno loro, ma abbiamo la libertà dell'autorità" ha scandito in uno dei tanti monologhi di questi giorni, che non sembrano appartenere a una macchina da record. Infatti uno degli indizi che fa pensare al ritiro è la stesura di un trattato di oltre sessanta pagine, una specie di testamento, in cui annuncia che non scriverà lui i prossimi record. Pagine piene di istruzioni, dagli allenamenti ai rapporti coi media. Un colpo di scena o una boutade?

Van der Poel è istinto puro, selvaggio e creativo. Voleva fare un tour in bici, è partito dalla Lapponia verso sud per un totale di 1800 chilometri. Faceva freddo, e per scaldarsi si urinava sulle mani. A una premiazione si è presentato atterrando col paracadute, e una volta per preparare una ultramaratona ha divorato quattro chili e mezzo di porridge. Dice: "Quando sei un professionista di uno sport che fa schifo come il pattinaggio di velocità, devi trovare un modo perché faccia un po' meno schifo". La sua formula è cinque giorni di allenamento più due di libertà. Magari lanciandosi col bungee jumping, e vagli a dire qualcosa con quei risultati. Con quelle vittorie contro i fortissimi olandesi, che lui accusa pure di manipolare i delegati per avere il ghiaccio più favorevole. È ripartito con la voglia di ultramaratone e adventure race. Dovunque lo portino, molti sperano che il traguardo sia a Milano-Cortina.