Super Bowl, la lezione del SoFi Stadium è un esempio per Roma
di Mario Platero , di Mario PlateroNEW YORK – Hanno vinto in molti ieri sera al 56esimo Super Bowl, giocato a Los Angeles allo stadio SoFi. All’ultimo minuto hanno vinto i Rams di LA contro i Bengals di Cincinnati. La prima volta per la città! Hanno vinto bene il regista, Matthew Stafford, 34 anni, l’attaccante Cooper Kupp, 28 anni, e Aaron Donald, 30 anni, il difensore in lacrime, che ha salvato la partita. Hanno vinto l’allenatore Sean Mcvay e il miliardario Stanley Kroenke, il proprietario, che è anche il padrone dell’Arsenal. Ma ha vinto soprattutto lo stadio, il SoFi Stadium, costruito da Kroenke senza badare a spese, avveniristico, destinato ad ospitare le Olimpiadi del 2028 a Los Angeles e, se dovesse funzionare, anche la Coppa del Mondo di calcio del 2026. È uno stadio meraviglioso a vedersi e avanzatissimo, multi uso, scavato a trenta metri di profondità, perché le leggi locali, della città, ma anche di Inglewood, il quartiere della metrop…
NEW YORK – Hanno vinto in molti ieri sera al 56esimo Super Bowl, giocato a Los Angeles allo stadio SoFi. All’ultimo minuto hanno vinto i Rams di LA contro i Bengals di Cincinnati. La prima volta per la città! Hanno vinto bene il regista, Matthew Stafford, 34 anni, l’attaccante Cooper Kupp, 28 anni, e Aaron Donald, 30 anni, il difensore in lacrime, che ha salvato la partita. Hanno vinto l’allenatore Sean Mcvay e il miliardario Stanley Kroenke, il proprietario, che è anche il padrone dell’Arsenal. Ma ha vinto soprattutto lo stadio, il SoFi Stadium, costruito da Kroenke senza badare a spese, avveniristico, destinato ad ospitare le Olimpiadi del 2028 a Los Angeles e, se dovesse funzionare, anche la Coppa del Mondo di calcio del 2026. È uno stadio meraviglioso a vedersi e avanzatissimo, multi uso, scavato a trenta metri di profondità, perché le leggi locali, della città, ma anche di Inglewood, il quartiere della metropoli dove è costruito, impedivano strutture alte o troppo intrusive. Può ospitare fra le 70.000 e le 1000.000 persone in modo variabile, ha un maxischermo interno ovale 4K HDR della Samsung montato al centro, che copre l’intera lunghezza, double face, con 80 milioni di pixel, 260 speakers pazzeschi e 56 ripetitori 5G. Pesa 1000 tonnellate ed è agganciato al tetto, fisso, sul quale è possibile trasmettere enormi immagini in diretta e far seguire la partita dagli aerei in arrivo in partenza all’aeroporto internazionale di Los Angeles, ad appena 3 miglia di distanza. Il tetto scivola fino a coprire un grande piazzale aperto che si affaccia su un lago e continua su un’altra arena/teatro che può ospitare 6000 persone per altri eventi. Sui lati ci sono pannelli apribili per regolare la temperatura in modo naturale e cosi via, tutto al massimo, tutto al meglio e tutto in regola. Anche per questo è costato 5 miliardi di dollari (!). Una cifra irragiungibile per progetti equivalenti in Europa (ma anche in America, rassicuratevi). E visto che da noi il dibattito sui nuovi stadi infuria, siamo sempre in ritardo e continuiamo a litigare, se non il costo, il metodo, la strategia urbanistica, i tempi di realizzazione (4 anni dall’avvio del piano) di questo stadio dovrebbero diventare un punto di riferimento soprattutto per chi in varie città rischia di perdere occasioni importanti.
Lo stadio infatti è stato costruito a Inglewood perché vicinissimo all’aeroporto, ma perchè era la zona ideale in città per massimizzare i benefici economici e sociali. Che sono già arrivati. Un lungo reportage di prima pagina del New York Times di ieri racconta che il grande quartiere, fino a pochi anni fa difficile, in stato conflittuale e popolato in maggioranza da etnie senza lavoro, è già molto più misto, con infrastrutture nuove, che mancavano, con maggiore sicurezza e soprattutto con economia e occupazione in crescita e con un forte aumento dei valori immobiliari residenziali. Certo, questo costringe vecchi residenti a muoversi e qualcuno è scontento, ma il progetto è stato un successo che ieri notte, almeno nella sua funzione primaria, ha colpito almeno sul piano visuale il mondo intero. Seguendo i ragionamenti di Los Angeles, a Roma, non sarebbe più logico costruire un nuovo stadio in direzione Ostia dove c’è bisogno di nuove stazioni della metropolitana, servizi, strade, svincoli autostradali etc. piuttosto che in aree dove c’è gia tutto? Soprattutto se un proprietario copre l’investimento? Ma regole, red tape, interessi particolari di costruttori in concorrenza fra loro, ingerenze politiche locali, regionali e persino nazionali (tipo ministero della cultura) bloccano e ritardano tutto, come sappiamo non solo a Roma. Uno stadio mi dicono gli esperti è l’occasione per un grande rilancio, perseguirlo col braccino corto non dimostra visione politica.
C’è un’altra lezione importante dalla vittoria di Kroenke, il suo gruppo Kroenke Sports and Entertainment, KSE, è impegnato principalmente nello sport. Oltre ai RAM controlla l’Arsenal nel Regno Unito. I Denver Nuggets, pallacanestro a Denver e altre sette squadre di vario genere principalmente in Colorado. Complessivamente vale quasi 10 miliardi dollari. Non è un industriale che compra una squadra per hobby. È un industriale dello sport e non c’è dubbio che questa è la direzione in cui ci si muoverà se i grandi club vorranno contare sul piano internazionale. Noi Kroenke lo conosciamo perché fu colui che mise insieme il progetto per lanciare un campionato europeo sostitutivo dei campionati nazionali. Lì ha fallito ed è stato immodesto, non si può voler imporre un modello culturale così vicino al cuore della gente partendo da un punto di vista miope e diverso e ha giustamente perso. Ma per lo stadio ha perso: "Sono felice di questo Vince Lombardi Trophy - ha detto ricevendo il trofeo – ma sono molto felice anche per lo stadio. Non tutti lo volevano. Guardatelo, abbiamo vinto insieme”.