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Sofia Goggia e l'argento 'impossibile': "Ispirata da una sorta di luce"

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Il secondo posto dell'azzurra dietro la svizzera Suter e davanti a Nadia Delago rappresenta un 'miracolo' sportivo a 23 giorni dall'infortunio che sembava avere chiuso ogni spiraglio
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Stanotte è andata via la luce a Bergamo alta, esattamente come quattro anni fa alla vigilia della discesa a PyeongChang. A riaccenderla in Cina, con una magia, è sempre lei. L'argento di Sofia Goggia nella libera ha qualcosa di raro dentro e anche sfuggente: non solo la perseveranza e il coraggio, ma la convinzione che la realtà non abbia limiti, se non quelli che noi umani gli mettiamo. "Sono sempre stata guidata da qualcosa dentro", dice Sofia, che ha ceduto con una smorfia l'oro della Corea (a Corinne Suter) e proprio quella smorfia dice tutto di lei: se non ci avesse puntato al massimo raggiungibile, forse non ce l'avrebbe neanche a prendere il volo per Pechino. Invece: 23 giorni dopo l'infortunio a Cortina che sembrava tagliarla fuori dai Giochi, Sofia ha fatto quel salto logico che l'ha portata sul podio olimpico.

Stanotte è andata via la luce a Bergamo alta, esattamente come quattro anni fa alla vigilia della discesa a PyeongChang. A riaccenderla in Cina, con una magia, è sempre lei. L'argento di Sofia Goggia nella libera ha qualcosa di raro dentro e anche sfuggente: non solo la perseveranza e il coraggio, ma la convinzione che la realtà non abbia limiti, se non quelli che noi umani gli mettiamo. "Sono sempre stata guidata da qualcosa dentro", dice Sofia, che ha ceduto con una smorfia l'oro della Corea (a Corinne Suter) e proprio quella smorfia dice tutto di lei: se non ci avesse puntato al massimo raggiungibile, forse non ce l'avrebbe neanche a prendere il volo per Pechino. Invece: 23 giorni dopo l'infortunio a Cortina che sembrava tagliarla fuori dai Giochi, Sofia ha fatto quel salto logico che l'ha portata sul podio olimpico.

"Ispirata da una sorta di luce"

"Mi sono sempre detta che se fossi riuscita a superare la prova che mi è stata data dopo Cortina con la caduta, la gara sarebbe stata la parte più facile. E così è stato. Ho trovato una forza incredibile dentro di me, come ispirata da una sorta di luce". Un concetto che Nadia Delago, di bronzo e al primo podio a 24 anni e alla sua prima Olimpiade, traduce con una disarmante semplicità: "Fare medaglia dopo un infortunio del genere non è da tutti, ma è da Sofia". Anche mamma Giuliana, collegata in una videochiamata con la figlia che la sorveglia ("Occhio, ti sentono tutti i giornalisti qui davanti, sempre meglio non intervistare i genitori"), offre un punto di vista importante: "Mia figlia è cresciuta tanto come persona. E per questo dall'inferno è riuscita a risalire al cielo. Un'impresa straordinaria".

Un lungo recupero condensato in pochi giorni

C'è ovviamente un'emozione e una valutazione materna e di parte, eppure l'argento di Sofia, che molti chiamano "miracolo", fa saltare molti parametri oggettivi: la lesione parziale del legamento crociato del ginocchio sinistro e la microfrattura alla testa del perone, diagnosticati dopo la caduta a Cortina alla Madonnina di Milano dai medici federali, Andrea Panzeri e Herbert Schoenhubert, necessitavano di tempi biologici per ripararsi che Goggia ha condensato nei pochissimi giorni a disposizione. Che sfruttato fino in fondo, aiutata dallo staff federale, dal suo personale e dai suoi sponsor. In dieci giorni, scanditi da sveglie all'alba e lavoro (fisioterapia e palestra) tra Mantova e Verona, ha accorciato il recupero che normalmente richiederebbe qualche mese. "La Red Bull il giorno dopo l'infortunio mi ha spedito a Verona un fisio che è arrivato con un caravel allestito come una stanza degli orrori per le robe che c'erano dentro. Alle 6.15 iniziavano le terapie. Poi a Mantova, che al livello di terapie fisiche in Italia non ha eguali, c'è stato Flavio Di Giorgio, il mio preparatore atletico, che ha un'impostazione molto fisioterapica. Poi arrivata a Pechino, mi hanno seguito il fisio Luigi Devizzi, il preparatore Marcello Tavola e il mio skiman, Barnaba Greppi".

Tre giorni dopo l'infortunio, Sofia ha tolto le stampelle. Dodici dopo, ha fatto una "sciatina". Arrivata a Pechino, ha provato le piste, E' caduta prima del superG e si è spaventata, rinunciando alla gare. E poi due prove di discesa, riprendendo man mano confidenza col corpo, gli sci, la velocità. Il presidente della commissione medica della Fisi, Panzeri, ha le lacrime agli occhi: "E' stato bello, è stata grande, c'erano tanti presupposti perché questo percorso si poteva fare e lei è stata la prima a crederci. Abbiamo fatto una scelta dura, forse criticabile, ma c'erano gli elementi giusti per provarci. Tutto il gruppo ha funzionato. Era una questione di giorni, quasi di ore, anche per questo abbiamo deciso di saltare il superG, per non rischiare, visto che non ci sono le prove. Lei doveva capire dove poteva fidarsi, il trauma è stato significativo. Ci sono dei tempi di guarigione biologica che non sono ancora passati, ma poi c'è lei che ce l'ha messa tutta. È qui e con la medaglia. Tutti avrebbero messo la firma per l'argento, dispiace perché non ha fatto l'oro però evviva".

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Il direttore tecnico, Gianluca Rulfi, che nella prova di discesa aveva suggerito a Sofia di mettere dei pantavento anche per farle capire di "frenare", si dice scioccato: "Bravissima Sofi. Cosa contava? Non avere paura e una prova in meno (annullata per vento, ndr) faceva la differenza. Lei è stata super perché non è assolutamente pensabile passare dalla palestra alla pista da gara in tempo zero come ha fatto lei. In superG non ce la poteva fare, era sbagliato correrlo e fare la gara, non aveva senso, avrebbe dovuto spingere subito senza prove, era da incoscienti. I pantavento? Per dirle di fala con calma. Mi ha emozionato Sofia? Mi hanno emozionato tutte e quattro, un po' di rammarico c'è perché la Suter è l'unica scesa col sole, anche se ha meritato, è campionessa del mondo".

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Il tecnico prosegue: "Non è una sorpresa la Suter, semmai è un miracolo Sofia. Era evidente che ci voleva del tempo dopo l'infortunio, ma il tempo non c'era. Con una caduta come quella che ha fatto, doveva rompersi entrambe le ginocchia, è andata bene. Si è messa subito al lavoro per riacquistare muscolatura. Sarà ancora più carica per Cortina 2026. Cosa le ho detto stamattina salendo in pista? Niente, cavolate. Era molto concentrata. Nadia? Una sicurezza, molto consistente, certo non si pensava che arrivasse a un appuntamento così importante così tranquilla. Ha scelto il giorno migliore per fare il podio, vale doppio. Cos'ha Sofia di diverso dagli altri? I campioni hanno una voglia di provarci, superarsi e di arrivare che altri non hanno. Ho mai dubitato di arrivare a questa giornata? No, il problema era come ci sarebbe arrivata, l'importante è che lei si sia buttata giù senza paura, anche se la paura è un sentimento sanissimo che ti salva dai danni, però poteva finire nel panico e invece non è successo. La mia vita con Sofia? Di sofferenza, divertente, movimentata, commovente". Come una luce che nel buio si accende.