Malika Ayane: "Volevo fare la ginnasta, adesso canto ai Giochi un inno per i giovani"
dal nostro inviato Mattia Chiusano , dal nostro inviato Mattia ChiusanoPECHINO — Una folgorazione, dentro lo stadio di Pechino. "Pazzesco, vorrei poter raccontare quanto sia stato emozionante, come le prove a teatro moltiplicate per dieci milioni: non pensavo di potermi stupire così tanto. Un'emozione che si può distillare come pillole di felicità". Malika Ayane domani sarà uno dei volti dell'Italia, nella cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Pechino. Con uno spazio dedicato al passaggio della bandiera olimpica dalla Cina a Milano-Cortina. Pochi particolari filtrano sulla sua apparizione. Un abito lungo, paillettes che creano un gioco geometrico. Insieme al ventiquattrenne violinista Giovanni Andrea Zanon, che suonerà un Guarneri del Gesù del 1739, la cantante milanese sarà il volto dell'arte italiana. "Ero a Parigi a scrivere canzoni, mi hanno telefonato a fine gennaio e mi hanno detto: "Cosa ne pensi di fare un giro a Pechino?". A me piacciono due cose,…
PECHINO — Una folgorazione, dentro lo stadio di Pechino. "Pazzesco, vorrei poter raccontare quanto sia stato emozionante, come le prove a teatro moltiplicate per dieci milioni: non pensavo di potermi stupire così tanto. Un'emozione che si può distillare come pillole di felicità". Malika Ayane domani sarà uno dei volti dell'Italia, nella cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Pechino. Con uno spazio dedicato al passaggio della bandiera olimpica dalla Cina a Milano-Cortina. Pochi particolari filtrano sulla sua apparizione. Un abito lungo, paillettes che creano un gioco geometrico. Insieme al ventiquattrenne violinista Giovanni Andrea Zanon, che suonerà un Guarneri del Gesù del 1739, la cantante milanese sarà il volto dell'arte italiana. "Ero a Parigi a scrivere canzoni, mi hanno telefonato a fine gennaio e mi hanno detto: "Cosa ne pensi di fare un giro a Pechino?". A me piacciono due cose, novità e viaggi. La risposta era ovvia".
Prima Olimpiade, prima volta qui.
"Io sono convinta che la vita sia fatta di prime volte, più ne collezioni tanto più arrivi a un'età avanzatissima come Charlie Chaplin. Tanta voglia di vivere, è l'unica regola che mi do".
Com'è la Cina vista dalla bolla?
"Sembravo il mio gatto, un'ora e un quarto a guardare fuori dalla finestra, concentrandomi sulla forza che avverti di un Paese antichissimo. Rosico per non poter girare, ma non voglio mettermi nei guai".
C'è qualcosa che la lega al mondo dello sport?
"Barcellona '92. Come tutte le estati andavo in Marocco con la mia famiglia, eravamo passati in auto e c'era quel fermento olimpico che aveva reso meravigliosa la città. I pomeriggi estivi, il caldo, avevo otto anni e guardavo tutte le gare. Mi dicevo che sarei diventata una ginnasta, imparavo a fare i salti, le ruote, le capriole in aria. Ascoltavo sempre Diva, l'album di Annie Lennox che piaceva a mia madre. Razionalizzando, è come se allora avessi incontrato il sogno, e di conseguenza la possibilità di diventare qualcosa nella vita. La nostra Olimpiade italiana servirà a dei ragazzi incerti per fare qualcosa".
Lei è coautrice, ma stavolta sono stati quattro allievi del Cpm music institute di Milano a scriverle "Un po' più in là", la canzone in corsa per diventare l'inno olimpico.
"Hanno fatto un ottimo lavoro, io ho dato solo la voce, la cosa più saggia era rispettare l'ingenuità nobile di un gruppo di giovani. In questo momento storico, in cui sembra che fare il musicista sia la cosa peggiore che ti può capitare, vedere che qualcuno non solo sogna ma lavora per diventarlo è straordinario. Scegliere dei ragazzi per scrivere un inno significa istituzionalizzare di nuovo la gioventù. Meglio un giorno avere degli adulti motivati, che degli eterni ragazzi come la mia generazione degli anni Ottanta".
Quando ha percepito per la prima volta la sua voce?
"Quando ho visto la reazione degli altri, alle elementari. Io volevo fare la cantante, l'ho sempre saputo, anche quando servivo ai tavoli o lavoravo negli uffici. Quando mi pagavano per ascoltare dischi ero la persona più felice del mondo: sceglievo la musica per la pubblicità. Poi andavo a suonare jazz con la mia band".
Pechino 2022, Malika Ayane: "Quando le Olimpiadi mi facevano sognare di diventare una ginnasta"
Diceva dei giovani, che momento stanno attraversando?
"Il successo a Sanremo di Mahmood e Blanco dimostra che è terminato il momento dell'artificio prevalente fino a qualche anno fa. Ci siamo resi conto che il tempo è limitatissimo e lo sprechiamo in cose inutili. Noi siamo vivi ora, forse gli sportivi l'hanno capito prima di tutti, devono lavorare tantissimo per dare il massimo in un tempo ristretto. Di questo passo finirò per vedermi quasi tutte le gare a Milano-Cortina, e a studiare gli sport invernali...".
Cosa la colpisce dei campioni sportivi?
"Danno l'idea di poter essere incontrati al bar, anche se sono Bolt, sono una realtà che sembra più vicina a noi. Se ce la fanno dipende solo da loro stessi, non da influenze esterne. Nella musica forse siamo graziati, non ci sono parametri oggettivi per stabilire se sei bravo".
Lei artista sofisticata, milanesissima, cosa si aspetta da un'Olimpiade nella sua città?
"Questa sarà una grandissima occasione per ricordare agli italiani e al mondo che noi siamo una risorsa continua, e per lasciare alle future generazioni un promemoria di ottimismo e voglia di fare. Sognatori e ambiziosi, si può fare".