Lollobrigida bis di bronzo: "Quante botte, ringrazio la strada"
dal nostro inviato Mattia Chiusano , dal nostro inviato Mattia ChiusanoPECHINO. Come si cambia, per pattinare. "Quattro anni fa è cominciata la mia maturazione, è partito qualcosa che mi ha portato fin qui. Non rinnego niente, ringrazio la Francesca di quattro anni fa, mi ha permesso di vincere una medaglia sia nelle distanze classiche che odiavo sia nella mia gara preferita". Signora dei ghiacci, Francesca Lollobrigida lascia oggi le Olimpiadi con una bandiera italiana tra le mani ("Oddio, ho chiesto a mio marito se la devo sventolare"). Portabandiera azzurra nella cerimonia di chiusura, con un argento dei 3000 metri e un bronzo della mass start da riportare sul lungomare di Ladispoli ("Ma ci sono anche i due pupazzetti della mascotte, stiamo già preparando gli scaffali per accoglierle").
Spontanea, genuina, sincera, e ora anche vincente, quanto quattro anni fa a PyeongChang era in lacrime al termine della stessa gara in cui ieri era sul podio. I capelli di mille tinte, l'ingenuità che spess…
PECHINO. Come si cambia, per pattinare. "Quattro anni fa è cominciata la mia maturazione, è partito qualcosa che mi ha portato fin qui. Non rinnego niente, ringrazio la Francesca di quattro anni fa, mi ha permesso di vincere una medaglia sia nelle distanze classiche che odiavo sia nella mia gara preferita". Signora dei ghiacci, Francesca Lollobrigida lascia oggi le Olimpiadi con una bandiera italiana tra le mani ("Oddio, ho chiesto a mio marito se la devo sventolare"). Portabandiera azzurra nella cerimonia di chiusura, con un argento dei 3000 metri e un bronzo della mass start da riportare sul lungomare di Ladispoli ("Ma ci sono anche i due pupazzetti della mascotte, stiamo già preparando gli scaffali per accoglierle").
Spontanea, genuina, sincera, e ora anche vincente, quanto quattro anni fa a PyeongChang era in lacrime al termine della stessa gara in cui ieri era sul podio. I capelli di mille tinte, l'ingenuità che spesso si è rimproverata. L'anima in pena che trovava rifugio in Olanda, dove è molto conosciuta, dove organizzano meravigliose gare sui canali, ma di campionesse ne hanno tante. Riavvicinandosi all'Italia, al gruppo in cui gli azzurri non vedevano l'ora di allenarsi con lei, è tornata l'Unica. Nel bene e nel male, perché avere mille attenzioni non le impedisce di sentirsi sola, senza altre compagne di livello internazionale. Qualcuna che combatta con lei in una gara come la mass start, tutte contro tutte, ma alcune in scuderia, come le olandesi, le canadesi, le americane: "Quando si mettono 17 donne nella stessa gara possono arrivare le gomitate, è il nostro carattere, fa parte del gioco. Certo, quando pattinavo a rotelle vincevo titoli mondiali con mia sorella Giulia che si prendeva le botte per me: qui a Pechino le botte le prendevo io".
Per capire il duplice viaggio di Francesca Lollobrigida, bisogna intanto piazzarla nella città dove è cresciuta, e nel mondo sportivo in cui si è fatta strada. "Di ghiaccio a Roma non c'è proprio niente per me, per la nostra preparazione si possono fare tante ore di bici, palestra, lavoro a secco, balzi, ma se devo pattinare mi devo mettere in viaggio. Potrebbero ghiacciare un campo di atletica, ad Amsterdam l'hanno fatto ed è stato bellissimo. L'impianto al coperto è il sogno di noi italiani, che ci battiamo contro avversari che si allenano perennemente al chiuso. Spero che queste medaglie diano importanza alla mia voce". Poi c'è l'anima della pattinatrice di strada, la rotellista che si allenava dietro la macchina del padre nel traffico di Roma. Una passione mai spenta, ma ora regolata con risultati evidenti: "Con le rotelle non ho mai smesso. Nella finale della mass start ho perso l'equilibrio in uno spazio talmente breve che non fatto in tempo a pensare, ho reagito, e sapete cosa si sono risvegliate? Le doti della rotellista".
Ma la sua forza era la sua debolezza: quelle specie di lotta corpo a corpo che si impara nel pattinaggio "inline" la faceva sentire aliena nelle gare classiche del ghiaccio: "Le odiavo. Per questo l'argento dei 3000 metri è stata una medaglia di valore assoluto". Francesca Lollobrigida sa già cosa vuole fare nel 2026: "Non mi preoccupa l'età, ho trentuno anni e ci sono 37enni che vincono nel mio sport". Se un minimo del suo ottimismo si trasferisse in un'altra fuoriclasse del ghiaccio, avremmo anche Arianna Fontana a Milano-Cortina: "La vita da atleta non è mai tutta liscia, più vai in salita più si ottengono risultati, la sofferenza si trasforma in cattiveria in gara. Non ci sono aggettivi per definire Arianna, spero che possa arrivare a Milano-Cortina. Per lei e per l'Italia". E se lo dice la Lollo...