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La bandiera di Paola Egonu: "A Tokyo sfilerò per tutti gli atleti"

Paola Egonu, 22 anni: è considerata la miglior giocatrice di volley al mondo (ansa)
L'azzurra scelta dal Cio tra gli 8 che porteranno i cinque cerchi nella cerimonia inaugurale: "Grande responsabilità". A 22 anni è la più forte al mondo: la decisione di restare in Veneto, le escursioni verso cinema e moda. È stata premiata per l'impegno nella campagna vaccinale
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TOKYO. Era la spilungona della classe, secchiona e musona, denti così sporgenti da doverli operare e metterci un apparecchio. Una sempre fuori posto e sempre in cerca del proprio. Era soprattutto troppo nera per non allarmare la cassiera del supermercato che la seguiva a vista temendo che rubasse. E invece eccolo, il posto di Paola Egonu, ed è bello come la sua faccia aperta, i suoi 22 anni, il suo accento veneto come Federica Pellegrini, il coraggio di non nascondersi, l'orgoglio per le sue radici nigeriane e per le ramificazioni che tendono al mondo: porterà la bandiera a Cinque Cerchi del Comitato olimpico internazionale alla cerimonia di apertura dei Giochi di Tokyo insieme ad altri atleti. È scoppiata a piangere la pallavolista azzurra quando il presidente del Coni, Giovanni Malagò, che l'ha indicata per il ruolo, appena sbarcato in Giappone l'ha chiamata: "Sono molto onorata per l'incarico, mi sono emozionata appena il pres…

TOKYO. Era la spilungona della classe, secchiona e musona, denti così sporgenti da doverli operare e metterci un apparecchio. Una sempre fuori posto e sempre in cerca del proprio. Era soprattutto troppo nera per non allarmare la cassiera del supermercato che la seguiva a vista temendo che rubasse. E invece eccolo, il posto di Paola Egonu, ed è bello come la sua faccia aperta, i suoi 22 anni, il suo accento veneto come Federica Pellegrini, il coraggio di non nascondersi, l'orgoglio per le sue radici nigeriane e per le ramificazioni che tendono al mondo: porterà la bandiera a Cinque Cerchi del Comitato olimpico internazionale alla cerimonia di apertura dei Giochi di Tokyo insieme ad altri atleti. È scoppiata a piangere la pallavolista azzurra quando il presidente del Coni, Giovanni Malagò, che l'ha indicata per il ruolo, appena sbarcato in Giappone l'ha chiamata: "Sono molto onorata per l'incarico, mi sono emozionata appena il presidente me l'ha detto, devo rappresentare gli atleti di tutto il mondo ed è una grossa responsabilità: mi esprimerò e sfilerò per ogni atleta di questo pianeta".

Paola schiaccia le parole come fa con i palloni: in modo libero e sincero. Ha raccontato del suo amore per una donna, dei pregiudizi, del razzismo e delle diseguaglianze. Si è spesa per le campagne vaccinali e anche per questo il Coni l'ha apprezzata, spiega Malagò in un tweet: "Un premio per la classe dell'atleta e il valore della persona, protagonista nel 2020 del video dedicato al personale sanitario e ai medici impegnati contro il Covid. Fiero della scelta del Cio". Riconoscimento enorme, ma chissà se Paola non meritasse anche di portare il tricolore alla sfilata e noi non meritassimo lei come simbolo di un paese diverso, non discriminante, forte e luminoso, che si appoggia anche sulle spalle delle nuove generazioni di italiani come Egonu. La migliore giocatrice al mondo dello sport più praticato in Italia, dopo il calcio. Invece l'onore (non senza merito), è andato a Jessica Rossi ed Elia Viviani. Quando a Sydney 2000 toccò al cestista azzurro Carlton Myers, sembrò cambiare il sentimento. Invece un italiano nero col tricolore (ma senza titoli) con lui è rimasta un'eccezione. Paola lo sa.

È nata e ha cominciato a giocare a Cittadella (Padova) da papà Ambrose, autotrasportare di Lagos, e mamma Eunice, infermiera del Benin. Due fratelli più piccoli, Angela e Andrea, una famiglia sparsa e numerosa: genitori trasferiti a Manchester da anni, parenti in Nigeria, zii a New York ("mi ha folgorato, lì puoi davvero essere come ti pare, nessuno ci fa caso e non ti devi giustificare"). È cresciuta in fretta: via di casa a 13 anni direzione Club Italia, Milano, il vivaio dei talenti del volley inventato da Julio Velasco. Svetta presto. Alta (1.92), salta oltre i 3,5, è potente, inchioda palloni crudeli a terra dopo traiettorie invisibili, e fa punti. Da record. Vola: uno scudetto (con Conegliano), una Champions League, 4 Coppe Italia, 3 Supercoppe, un Mondiale per club e uno under 18. Nel 2018 argento Mondiale in Giappone. Premi come miglior opposto ovunque. Forbes l'ha inserita tra gli under 30 più influenti d'Europa.

Paola oltre il rettangolo: moda, pubblicità, cinema. Ha un bulldog francese (Noir). Ha dato la voce a Sognaluna, il personaggio del cartone Disney, Soul, col quale "condivido tenacia, voglia di fare, intraprendenza. Insegna ad ascoltare la propria anima e a lottare per quello in cui si crede". Per questo ha rifiutato un milione di euro che le offriva il Fenerbahçe per andarsene in Turchia? "Preferisco l'amicizia e alcune certezze, a Conegliano ce l'ho". Rimane in Veneto, in Italia, casa sua.