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"Noi Montano siamo come Rocky, la saga non è finita"

Aldo Montano 
In Giappone la quinta e ultima volta di Aldo, lo schermidore campione ad Atene 2004 discendente di una famiglia protagonista ai Giochi da quasi un secolo: "Aspettate mio figlio tra vent'anni"
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TOKYO. Non c'è traccia del destino, per ora, nei sonni tranquilli di un bebè di tre mesi, che si chiama Mario come il nonno. Non sa che il padre Aldo Montano è stato campione olimpico ad Atene 2004, non sa di essere l'ultimo discendente della più grande dinastia dello sport italiano. Dalle Olimpiadi del nazismo (il bisnonno Aldo argento nella sciabola a squadre a Berlino '36) a quelle della pandemia (papà Aldo, in pedana tra qualche giorno a Tokyo). Passando per i Giochi della ricostruzione (sempre il bisnonno argento a Londra '48), della strage di Monaco (il nonno Mario Aldo e il prozio Mario Tullio oro nella sciabola a squadre), del boicottaggio africano (quattro Montano sul podio, nonno più i prozii Mario Tullio, Tommaso e Carlo a Montreal '76), per arrivare alla Grecia pre-crisi con il papà, che con la sciabola pesante e la testa leggerissima vinse l'oro individuale 2004, diventando famoso e amato anche in tv…

TOKYO. Non c'è traccia del destino, per ora, nei sonni tranquilli di un bebè di tre mesi, che si chiama Mario come il nonno. Non sa che il padre Aldo Montano è stato campione olimpico ad Atene 2004, non sa di essere l'ultimo discendente della più grande dinastia dello sport italiano. Dalle Olimpiadi del nazismo (il bisnonno Aldo argento nella sciabola a squadre a Berlino '36) a quelle della pandemia (papà Aldo, in pedana tra qualche giorno a Tokyo). Passando per i Giochi della ricostruzione (sempre il bisnonno argento a Londra '48), della strage di Monaco (il nonno Mario Aldo e il prozio Mario Tullio oro nella sciabola a squadre), del boicottaggio africano (quattro Montano sul podio, nonno più i prozii Mario Tullio, Tommaso e Carlo a Montreal '76), per arrivare alla Grecia pre-crisi con il papà, che con la sciabola pesante e la testa leggerissima vinse l'oro individuale 2004, diventando famoso e amato anche in tv. Questa storia incredibile finirà nei libri di storia, quando Aldo Montano si ritirerà dopo la sua quinta Olimpiade a Tokyo. "A meno che mio figlio tra una ventina d'anni non appaia sulle pedane col suo cognome famoso".

O magari sua figlia Olimpia, prima Montano donna nella scherma.
"Mah, per ora mi sembra che le piaccia sguazzare in piscina. Quando vede la scherma in tv indica i miei avversari, anche quelli più brutti, e fa: 'Babbo!'. No, amore, non è papà, papà era fico".

Dopo gli allenamenti nell'isola tropicale di Kyushu ("Non potevamo fare nemmeno due passi, andare a vedere le scimmie selvatiche. Palestra-hotel, andata e ritorno"), Aldo Montano è nel villaggio olimpico coi compagni sciabolatori.

Un'ultima Olimpiade così non se la sarebbe mai immaginata.
"È il massimo che si poteva ottenere, in questa situazione mondiale. Era un evento talmente importante che andava organizzato a tutti i costi. Deve essere un messaggio di speranza, una rivincita dell'umanità, speriamo non sia solo un flash in attesa di ripiombare nel buio".

Cosa si aspetta da atleta sottoposto a rigidi protocolli?
"Una tragedia. Per colpa delle norme restrittive nel villaggio si perderà lo spirito olimpico, lo scambio tra gente di tutte le nazioni, tra chi deve vincere e chi solo partecipare. La mensa in cui si poteva socializzare con le star dell'Nba, con Usain Bolt che ho incrociato in tutte le edizioni. Quanto ci mancherà l'abbattimento delle barriere di religione, politica, sesso, ideologia tipico di un'Olimpiade aperta, e a noi schermidori, il palazzetto pieno, il tifo che non ti fa sentire quel che dice l'arbitro, mi piaceva quel caos".

Alla fine ce l'ha fatta: sarà anche a Tokyo. Ma perché?
"Per farmi caricare o demolire da queste emozioni, che col tempo diventano solo ricordi belli".

Cosa si aspetta?
"Sarò il capitano, perché sono l'unico in squadra ad avere un'esperienza di un certo tipo: Curatoli e Berrè sono debuttanti, Samele gareggiò a Londra solo a squadre. Bisognerà lavorare sulla gestione della tensione, in un torneo che ti dà il fiatone appena vai a scaldarti, che ti fa cascare la pelle, ti azzera la spensieratezza. Se sei leggero, invece, sei su Pegaso. Io mi sto preparando, per entrare in pedana nella gara a squadre, e magari esserci quando in palio c'è una medaglia".

Il rinvio per pandemia poteva costarle la quinta Olimpiade.
"Che periodo tremendo. Quante coppie di amici divorziati, che fatica mettere insieme l'inattività, gli allenamenti, la famiglia che si allarga, il mio corpo che certi giorni non riesce a muoversi... ecco, sto zoppicando. Dopo Tokyo farò la protesi dell'anca, ogni due settimane devo sottopormi a tre iniezioni di acido ialuronico. Poi il Covid...".

Che ha colpito lei e la sua famiglia.
"Papà tre settimane in rianimazione, io, mia moglie Olga incinta e Olimpia contagiati, in bolla per un mese. Respiravo bene, eppure c'erano febbre, tosse, olfatto alterato. Ora, ho gli anticorpi".

Suo padre sta meglio, ma forse è tempo di sostituirlo nel cantiere navale di famiglia a Livorno.
"Sì, potrebbe essere una soluzione, ma potrei anche aprire delle accademie in giro del mondo. Di sicuro parlerò prima e deciderò con chi mi è stato vicino in questi anni, la Polizia Penitenziaria, con cui vorrei realizzare dei progetti, la federscherma, il Coni".

Come hanno fatto a non caricarla con la storia della famiglia?
"Mio nonno è stato bravo, raccontandomi da piccolo il fascino delle Olimpiadi, vissute a Berlino e Londra. Mio padre invece non mi ha messo pressione".

Suo padre Mario Aldo detto "Mauzzino".
"Perché con i suoi lineamenti nel dopo guerra faceva pensare a un volto preciso: Mao Zedong. Da lì, Mauzzino".

Mario, suo figlio, come tanti Montano prima di lui.
"Mio padre, Mario Aldo, in realtà si chiama Mario e basta, ma gareggiava negli stessi anni con suo cugino che si chiamava Mario pure lui. Nelle eliminazioni dirette non si capiva mai chi fosse uno e quale l'altro, gli chiedevano quanti assalti avessero vinto per distinguerli. Solo per la scherma presero i nomi dei due genitori: nacquero così Mario Aldo e Mario Tullio Montano".

Da quindici anni lei parlava di un figlio chiamato Mario.
"Bellissimo crescere Olimpia, ma bisognava avere l'erede. Tutti i cugini di mio padre hanno avuto figlie femmine: Mario Tullio due, Tommaso due, Carlo tre. Su di me si è scaricata la responsabilità di portare avanti il cognome Montano, che sarebbe sparito. Ora c'è Mario, accudito dalla madre mentre io sto più con Olimpia. La saga dei Montano forse non è finita, come quella di Rocky e Creed".