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Le Olimpiadi senza la gente, un'isola nell'isola

La protesta contro i Giochi all'esterno dello Stadio Olimpico (reuters)
Attorno ai Giochi vive nascosta una metropoli assente, resa ostile dallo stato di emergenza anti-pandemia esteso a fine agosto. Per questo la quasi totalità della nazione, ancora oggi, annullerebbe l’evento: "Il governo non ci ha protetto"
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TOKYO. Le Olimpiadi numero 32 si aprono a Tokyo, ma nella metropoli più grande del mondo e dentro l'arena risulta assente l'elemento essenziale dello sport, la gente. Fuori invece centinaia a protestare, in silenzio, o intimando di "cancellare" l'evento che unisce 206 nazioni della terra. Questi Giochi sono già un'isola nel cuore dell'arcipelago, attorno a cui autorità e popolazione alzano un muro simile a quello che circonda il palazzo imperiale, relegandolo solo nella storia della sua capitale. "Dovevano riportarci alla guida del capitalismo e alla testa dell'Oriente - dice Masao Ogawa, manager di una multinazionale che ha appena oscurato la sua sponsorizzazione - invece Olimpiadi in simili condizioni minacciano di farci perdere la faccia e di travolgerci come un altro tsunami".

TOKYO. Le Olimpiadi numero 32 si aprono a Tokyo, ma nella metropoli più grande del mondo e dentro l'arena risulta assente l'elemento essenziale dello sport, la gente. Fuori invece centinaia a protestare, in silenzio, o intimando di "cancellare" l'evento che unisce 206 nazioni della terra. Questi Giochi sono già un'isola nel cuore dell'arcipelago, attorno a cui autorità e popolazione alzano un muro simile a quello che circonda il palazzo imperiale, relegandolo solo nella storia della sua capitale. "Dovevano riportarci alla guida del capitalismo e alla testa dell'Oriente - dice Masao Ogawa, manager di una multinazionale che ha appena oscurato la sua sponsorizzazione - invece Olimpiadi in simili condizioni minacciano di farci perdere la faccia e di travolgerci come un altro tsunami".

 

I numeri record del Covid a Tokyo

Su tutto incombe il Covid, che con il caldo riesplode a Tokyo con numeri record da inizio anno. Viali, viadotti e grattacieli restano vuoti, chiusi la sera bar e ristoranti, deserti i centri commerciali. Spente per protesta, nelle case, anche milioni di televisioni. Attorno ai Giochi vive nascosta una metropoli assente, resa ostile dallo stato di emergenza anti-pandemia esteso a fine agosto. Per questo la quasi totalità della nazione, ancora oggi, annullerebbe l'evento voluto per scacciare gli spettri delle oltre 20 mila vittime del grande terremoto del Giappone orientale, nel 2011. Non solo i Giochi, richiamando nel Villaggio 18 mila atleti e addetti da tutto il pianeta, minacciano la salute pubblica del popolo più vecchio del mondo. Lo costringono pure a un prolungato isolamento, quantificabile in altri miliardi di danni economici. A peggiorare l'irritazione, l'evidenza di un fallimento. "In oltre un anno - dice Shutaro Osawa, autista dei taxi riservati agli stranieri - il governo non è riuscito a proteggerci dalla diffusione del virus moltiplicata dalle Olimpiadi. Si è preoccupato degli interessi finanziari, non della vita delle persone. Dal Giappone non parte un globale segnale di fiducia, ma l'ennesimo allarme".

Il Giappone al voto in autunno

Le prossime due settimane, sospese tra catastrofe e salvezza sanitaria, non decideranno dunque solo il destino interno del governo conservatore del primo ministro Yoshihide Suga, atteso al voto in autunno. Con esso sanciranno anche gli equilibri esterni del potere in Asia, da cui dipendono rapporti e ripresa in Europa e Usa. Eloquente, in una cerimonia inaugurale riservata ad autorità e media, l'assenza dei presidenti di Usa (presente la First Lady), Cina, Russia e Commissione Ue. Per i giapponesi il Covid ha staccato dal prodotto-sport l'etichetta di "recupero e ricostruzione", appiccicando sui loro Giochi il brand "azzardo e cinismo". Suga, a poche ore dalla cerimonia inaugurale, ha dovuto incontrare non i Grandi del pianeta, ma il ceo di Pfizer, promettendo di accelerare le vaccinazioni. Le autorità sono poi costrette ad annunciare misure ancora più restrittive per atleti e stranieri collegati alle gare. Davanti a una già impresentabile crescita dei contagi a Tokyo e dentro il Villaggio, l'idea è di vietare agli ospiti qualsiasi spostamento non giustificato dalle competizioni, proibendo ogni visita alla città. Ai trasgressori, localizzati dal cellulare, verrà intimato di rimanere chiusi nei loro alloggi per 14 giorni, sotto il controllo degli organizzatori olimpici. Misure ancora più rigide sono previste per chi violerà il confino e per chi saltasse i quotidiani test salivari. La minaccia estrema arriva ad una sorta di individuale fermo di polizia di ventiquattro ore. "In poche settimane - dice l'insegnante Hiromi Iwasaki - agli occhi del mondo ci siamo scoperti ancora sessisti, bulli e antisemiti. Non è un caso se ai vertici dell'evento sportivo più importante, già corroso dai veleni, siano finite persone costrette a dimettersi prima dell'inizio. È il momento di fare i conti con le nostre croniche arretratezze culturali, oscurate dall'avanguardia della scienza. Organizzare un sistema poliziesco contro il virus durante i Giochi suggerisce che il Paese, simbolo mondiale di educazione e di gentilezza, senza la forza non regge più".

Le preoccupazioni dell'imperatore Naruhito

La pandemia al tempo delle Olimpiadi, è evidente, rivela una nazione incomprensibile per gli stessi giapponesi, che oggi non sanno più dire perché qui, nonostante tutto, stia andando in scena uno spettacolo allestito per chi non può esserci. E il paradosso è che "ogni analisi - dicono gli abitanti di Tokyo - non coglie l'essenziale". Se però chiedi loro cosa sia l'essenziale, rispondono imbarazzati che non lo sanno: intuiscono solo che non è stato colto, né dal potere interno, né da quello che governa lo sport mondiale. A salvarsi, come dopo lo tsunami di dieci anni fa, soltanto la famiglia imperiale. Il "Tenno" Naruhito ammette "molta preoccupazione" per il contagio, ma pure "profondo rispetto per chi ha partecipato agli sforzi organizzativi nei vari siti". Apre i Giochi come già il padre e il nonno, ma cancella dalle poche parole il sostantivo "festa" e il verbo "celebrare". Assente da ogni evento l'imperatrice Masako, amata dalla gente. Nazionalismo e patriottismo, impotenza e opportunismo, allusioni e messaggi indecifrabili. Causa Covid queste subìte Olimpiadi dominate dalla paura, raccontano perché il Giappone non tiene più il passo che per mezzo secolo ha dettato agli altri: perché qui da oggi la gara più importante è contro il virus e perché tutto il mondo libero deve fare il tifo sperando che sia comunque Tokyo a vincere la medaglia d'oro.