Benvenuti al Sud, due facce diverse della Puglia vincente
di Emanuela Audisio , di Emanuela AudisioTOKYO. Sarà Mennea, la freccia del sud, che da lassù spinge. E Modugno con il suo Volare. "Da buon terrone mi sta ribollendo il sangue" è la prima cosa che dice Samele. Oh yes, le prime medaglie azzurre vengono dal Meridione, dalla Puglia, da Mesagne (provincia di Brindisi) e da Foggia, distanti 257chilometri. Da due generazioni diverse: Vito Dell'Aquila, 20 anni, oro nel taekwondo e Luigi Samele che oggi ne fa 34 e si è regalato l'argento nella sciabola. Un carabiniere e un finanziere. Samele a fine 2102 si è trasferito a Bologna (Virtus) dove convive con la fidanzata, la sciabolatrice ucraina Olga Kharlan. Suo padre Franco è un chirurgo in pensione, la madre è farmacista, il fratello Riccardo è oggi arbitro internazionale di scherma e l'altro fratello Francesco, 32, partecipa ai campionati di nuoto per disabili.
TOKYO. Sarà Mennea, la freccia del sud, che da lassù spinge. E Modugno con il suo Volare. "Da buon terrone mi sta ribollendo il sangue" è la prima cosa che dice Samele. Oh yes, le prime medaglie azzurre vengono dal Meridione, dalla Puglia, da Mesagne (provincia di Brindisi) e da Foggia, distanti 257chilometri. Da due generazioni diverse: Vito Dell'Aquila, 20 anni, oro nel taekwondo e Luigi Samele che oggi ne fa 34 e si è regalato l'argento nella sciabola. Un carabiniere e un finanziere. Samele a fine 2102 si è trasferito a Bologna (Virtus) dove convive con la fidanzata, la sciabolatrice ucraina Olga Kharlan. Suo padre Franco è un chirurgo in pensione, la madre è farmacista, il fratello Riccardo è oggi arbitro internazionale di scherma e l'altro fratello Francesco, 32, partecipa ai campionati di nuoto per disabili.
Ma è il doppio oro nel taekwondo di Mesagne ad avere un valore particolare. Già perché un paese di nemmeno 30 mila abitanti ha due campioni olimpici, segno che i semi crescono e gli esempi contano. Il primo (dell'Italia in questa specialità) a Londra 2012 porta la firma di Carlo Molfetta, oggi 34enne, e team manager azzurro. Che ora spiega: "Siamo la Jesi della scherma, ma sul tatami. Vito è un metodico, studia gli avversari, viene dalla mia stessa società, e ha quello che manca spesso agli altri, il saper sacrificare tutto per una meta. Io ho vinto a 28 anni, lui a 20, ha il futuro davanti. Il mio oro è servito a questo: a far capire che anche in un piccolo posto del sud puoi diventare qualcuno, se sai usare la testa. Non ho dato consigli a Vito, perché è ben seguito, e perché un campione non deve guardarsi allo specchio, ma mettersi al servizio degli altri. Gli ho fatto capire che era forte e che poteva fare la storia".
Stessa scuola, ma non stessa tecnica. "Io ero estroverso e caciarone, non ascoltavo, lui invece è molto diligente. Gli hanno sicuramente tolto il cellulare, ma lui nell'attesa dello scontro finale sa come isolarsi. Io ero potente, lui è un serpente, tira sempre fuori un calcetto o un colpo che non ti aspetti. Alla Vezzali, per capirci. Lui è nato nel nuovo taekwondo, quello con le corazze elettroniche e sensori, dove non serve più la forza per mettere il punto, ma altri fattori: la scioltezza e l'elasticità della gamba, ma anche il semplice tocco della corazza. Io allenavo la resistenza facendo pesi e balzi, lui con i calci. Viene da una famiglia modesta, i suoi sono braccianti, non è fidanzato, ma come tutti quelli cresciuti in provincia ha fame e determinazione. E da noi il taekwondo grazie al maestro Roberto Baglivo è una tradizione di campioni. Con i soldi dell'oro di Londra, 140 mila euro, mi sono comprato una fetta di casa a Roma, e anche Vito non perderà la testa, ne sono sicuro. Io da quando avevo 12 anni era ossessionato dall'idea di vincere ai Giochi e quando ci sono riuscito ho provato un grande appagamento, ero stato operato quattro volte alle ginocchia, perché questo sport ti usura le articolazioni, piedi e caviglie. Invece Vito è sano, ha un computer in testa, durerà e darà altre soddisfazioni".
Cosimo, 18 anni, fratello di Vito, al telefono conferma: "Siamo tutti a casa a festeggiare, mamma ha pianto, io lo sapevo che Vito è inarrestabile quando si mette in testa una cosa". E Franco, il padre di Samele, da Foggia, ci tiene a dire: "Questa è una città capitale della sciabola. Ma quello che conta nei ragazzi è la voglia di riscatto, anche se devono emigrare. Luigi ha prima finito il liceo a Roma e poi si è trasferito a Bologna, ma le sue radici restano qui". E crescono medaglie azzurre.