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Ecco il pubblico a Tokyo: folla per la gara di ciclismo

(reuters)
Le Olimpiadi con gli stadi vuoti in città e il pubblico in massa sulle strade per la prova in linea della bici. Assembramenti anche al poligono del tiro a segno
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TOKYO – Sono 10 mila in tribuna, probabilmente il primo e l’ultimo vero pubblico delle Olimpiadi. Gara di ciclismo si strada, arrivo all’autodromo del Musashinomori Park, una novantina di chilometri dalla capitale, capienza totale di 20 mila persone di cui 10 mila presenti, tutte autorizzate dal governatore della prefettura di Shizuoka. Forse Shizuoka non è Olimpiade? 

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Gente, tantissima e non sempre con la mascherina, lungo tutto il percorso, 236 chilometri dalla megalopoli fino al traguardo passando per il leggendario Fuji, per montagne e colline, boschi e radure, salite e discese. Come essere a mille anni luce da Tokyo. Sembra un tappone del Tour, oppure una di quelle frazioni dolomitiche al Giro dove non c’è un metro d’asfalto senza tifosi. Bello ma anche incongruo, calcolando che qui si arriva solo con le navette ufficiali dopo un tampone molecolare al giorno, registrando le proprie condizion…

TOKYO – Sono 10 mila in tribuna, probabilmente il primo e l’ultimo vero pubblico delle Olimpiadi. Gara di ciclismo si strada, arrivo all’autodromo del Musashinomori Park, una novantina di chilometri dalla capitale, capienza totale di 20 mila persone di cui 10 mila presenti, tutte autorizzate dal governatore della prefettura di Shizuoka. Forse Shizuoka non è Olimpiade? 

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Gente, tantissima e non sempre con la mascherina, lungo tutto il percorso, 236 chilometri dalla megalopoli fino al traguardo passando per il leggendario Fuji, per montagne e colline, boschi e radure, salite e discese. Come essere a mille anni luce da Tokyo. Sembra un tappone del Tour, oppure una di quelle frazioni dolomitiche al Giro dove non c’è un metro d’asfalto senza tifosi. Bello ma anche incongruo, calcolando che qui si arriva solo con le navette ufficiali dopo un tampone molecolare al giorno, registrando le proprie condizioni fisiche (temperatura corporea, possibili sintomi) su una app del ministero della salute giapponese, dopo giorni di quarantena e decine di continui controlli da stato di polizia. Eppure, poche ore dopo la mesta cerimonia inaugurale nel deserto dello stadio olimpico di Tokyo, con la priva di ciclismo è come se d’improvviso fossero cambiare la geografia, la storia e forse anche le regole dei Giochi. Non più chiusi, blindati e clandestini ma aperti, collettivi e popolari. C’è entusiasmo. Ma chi ne pagherà il prezzo sanitario? 

Nessun poliziotto è intervenuto lungo il tracciato per distanziare i tifosi, anche gli uomini in divisa hanno battuto le mani ai corridori. Sugli immensi cavalcavia che hanno sormontato la corsa nei primi 50 chilometri, notevoli assembramenti hanno fatto da contorno ai ciclisti. Nello stesso momento, ma di nuovo a Tokyo, clima spettrale al palazzetto della scherma così come in quello del volley, dove gli azzurri hanno rimontato il Canada facendosi il tifo da soli e dove gli atleti sono rimasti in “zona mista” a cinque metri di distanza dai cronisti, isolati sempre ma ammassati nelle navette. Le contraddizioni sono continue e abbastanza inquietanti, oltre che pericolosissime: esiste una burocrazia rigidissima accanto a un’altra per lo meno distratta, quando non sciocca. Si è vista invece molta più libertà, e persino pubblico, al poligono di tiro con folla assembrata. A dimostrazione che non esiste una sola Olimpiade. E in apparenza nessuna comunica con l’altra.