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Il volo Dell'Aquila: l'oro di Vito, il primo Duemila azzurro: "Sono qui grazie al vaccino, fatelo tutti"

Vito Dell'Aquila subito dopo aver vinto l'oro (ansa)
Il ragazzo di Mesagne, neocampione olimpico nel taekwondo, racconta come è arrivato al trionfo più grande: "Una vittoria dedicata a mio nonno, mancato un mese fa, che diceva sempre 'Tanto Vito vince': io non ci credevo, lui sì". Il futuro: "Ora mi iscrivo all'università, ma vado avanti: voglio arrivare a Parigi 2024"
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TOKYO. "Sono un ragazzo semplice con alcuni grandi sogni ". Quei sogni - postati con gli hashtag @Olympics @Tokyo2020 @olympicgames2021 in cima al suo profilo Instagram, dove si è ribattezzato of the Eagle, all'inglese - sono diventati realtà. Vito Dell'Aquila ha vinto le Olimpiadi nel taekwondo, categoria fino a 58 chilogrammi. È il primo oro dell'Italia a Tokyo 2020. Ed è anche il primo nella storia azzurra che finisce al collo di un ragazzo nato nel Duemila. Generazione Z. Il successo è arrivato dopo una finale vietata ai deboli di cuore: a un minuto e 18 secondi dalla fine il suo rivale - il tunisino Mohamed Khalil Jendoubi - era davanti 10 a 8. "A quel punto ho pensato che stavo buttando via non solo la gara decisiva ai Giochi, ma tutti i 13 anni che ho dedicato al taekwondo - racconta - . Ed è scattato qualcosa".

In 78 secondi ha stampato quattro colpi al corpo dell'avversario. E al gong il tabel…

TOKYO. "Sono un ragazzo semplice con alcuni grandi sogni ". Quei sogni - postati con gli hashtag @Olympics @Tokyo2020 @olympicgames2021 in cima al suo profilo Instagram, dove si è ribattezzato of the Eagle, all'inglese - sono diventati realtà. Vito Dell'Aquila ha vinto le Olimpiadi nel taekwondo, categoria fino a 58 chilogrammi. È il primo oro dell'Italia a Tokyo 2020. Ed è anche il primo nella storia azzurra che finisce al collo di un ragazzo nato nel Duemila. Generazione Z. Il successo è arrivato dopo una finale vietata ai deboli di cuore: a un minuto e 18 secondi dalla fine il suo rivale - il tunisino Mohamed Khalil Jendoubi - era davanti 10 a 8. "A quel punto ho pensato che stavo buttando via non solo la gara decisiva ai Giochi, ma tutti i 13 anni che ho dedicato al taekwondo - racconta - . Ed è scattato qualcosa".

In 78 secondi ha stampato quattro colpi al corpo dell'avversario. E al gong il tabellone diceva 16 a 12 per lui. Niente male per un ragazzo il cui grande obiettivo, quando ha iniziato a fare taekwondo a 8 anni, era "combattere la timidezza". "La dedica? A mio nonno che è mancato un mese fa, è peggiorato rapidamente in poco tempo, io mi chiamo come lui", racconta il ventenne salentino appena sceso dal podio. "Diceva sempre 'Tanto Vito vince, tanto Vito vince'. Io non ci credevo, lui sì". Il futuro? "Resto con i piedi per terra, la mia vita non cambierà, vengo da una famiglia molto umile che mi ha trasmesso la forza di sacrificarmi. Mi iscrivo all'Università di comunicazione per diventare giornalista e promuovere il nostro sport. E continuerò ad allenarmi, voglio arrivare a Parigi 2024". 

La vittoria del ventenne carabiniere pugliese è nata nella fabbrica degli ori del taekwondo tricolore: la palestra del maestro Roberto Baglivo a Mesagne, la cittadina dove è nato, la stessa da cui è partito Carlo Molfetta, trionfatore a Londra 2012. E arriva dopo un anno e mezzo un po' accidentato. "Il periodo del Covid è stato duro . Niente stimoli, niente obiettivi, sembrava tutto andasse male". L'ultimo europeo è stata una mezza delusione. L'aiuto dello psicologo federale Giuseppe Pizzolante e di un nutrizionista l'ha rimesso in carreggiata. "Alla fine del 2020 il vento è girato" spiega. Ha ripreso ad allenarsi a pieno ritmo, massacrando di calci l'impassibile "Bob", il manichino basculante a forma di giocatore di subbuteo oversize che gli fa da sparring partner. "Noi del sud abbiamo grinta. Ho spinto al massimo. E ho capito che a Tokyo potevo fare un buon risultato. E per essere qui mi sono vaccinato, dovrebbero farlo tutti". 

È andata così. È arrivato l'oro, al termine di "una giornata di botte, lividi e paure in cui cercavo di ripetermi che l'Olimpiade è una gara come le altre", spiega. Vero, ma solo fino agli ultimi 78 secondi. Quando è arrivato al bivio decisivo e ha imboccato la strada giusta, quella per il primo posto. "Un po' sono stato fortunato. La gara poteva vincerla anche Jendoubi. Ma la fortuna me la sono meritata in tanti anni di sacrifici". 

Guarda l'oro che gli pende dal collo per convincersi che è tutto vero. La medaglia, ammette sottovoce, "l'ho baciata di nascosto", piccola licenza poetica dalle rigide procedure anti-Covid. Ha vent'anni, "un carattere particolare", un'eco lontana di timidezza che nemmeno la vittoria olimpica riesce a cacciare del tutto. Sarebbe il momento di festeggiare. Ma il ragazzo d'oro (in tutti i sensi) di Mesagne ha in mente un programma diverso: il taekwondo tricolore non ha ancora sparato tutte le sue frecce. Domani scende sul tatami il suo amico Simone Alessio. "E da domattina sono a disposizione per fargli da sparring partner".