✕

I Giochi del silenzio: costa miliardi e può decidere le medaglie

Il Nippon Budokan durante il torneo olimpico di judo (reuters)

Ascolta l'audio

L'assenza di pubblico, i cartelli che ovunque invitano a non parlare per non diffondere il contagio: il danno, sommato a quelli per il rinvio di un anno e al virus, è stimato in oltre 3 miliardi di dollari. Ma è tutta l'atmosfera olimpica a risentirne, con gli enormi impianti vuoti e gli atleti che sfilano nel deserto
4 minuti di lettura

TOKYO. "Si prega di non parlare". Il gentile cartello è affisso sulla porta dell'Ariake Centre, cuore del quartiere olimpico. Il palazzetto della ginnastica, con il tetto in cedro e le pareti in larice dell'Hokkaido, richiama una nave che galleggia tra le isole artificiali della baia di Tokyo. Avrebbe dovuto ospitare 12 mila spettatori al giorno. Causa Covid il capolavoro di Nikken Sekkei, costato 160 milioni di euro, anche oggi è vuoto e oppresso dal silenzio. Le atlete volteggiano solo davanti ad allenatori, avversarie e staff. Nell'aria i loro gridi, i respiri, lo schiocco delle mani sulla sbarra. L'invito al "chinmoku" per ridurre la diffusione del contagio campeggia in tutti i 43 impianti sportivi dei Giochi e precede il trauma dello stop totale al pubblico, decisa in extremis per salvare l'evento. Fino all'inaugurazione a dominare la metropoli è stato il vuoto, simile solo a quello che nel 2011 segnò i giorn…

TOKYO. "Si prega di non parlare". Il gentile cartello è affisso sulla porta dell'Ariake Centre, cuore del quartiere olimpico. Il palazzetto della ginnastica, con il tetto in cedro e le pareti in larice dell'Hokkaido, richiama una nave che galleggia tra le isole artificiali della baia di Tokyo. Avrebbe dovuto ospitare 12 mila spettatori al giorno. Causa Covid il capolavoro di Nikken Sekkei, costato 160 milioni di euro, anche oggi è vuoto e oppresso dal silenzio. Le atlete volteggiano solo davanti ad allenatori, avversarie e staff. Nell'aria i loro gridi, i respiri, lo schiocco delle mani sulla sbarra. L'invito al "chinmoku" per ridurre la diffusione del contagio campeggia in tutti i 43 impianti sportivi dei Giochi e precede il trauma dello stop totale al pubblico, decisa in extremis per salvare l'evento. Fino all'inaugurazione a dominare la metropoli è stato il vuoto, simile solo a quello che nel 2011 segnò i giorni che seguirono il disastro atomico a Fukushima. Ora che le gare sono entrate nel vivo Tokyo si misura però anche con un silenzio che non ha mai conosciuto. "Nemmeno - dice Amane Tanaka, 90 anni, commerciante di tonni nel mercato di Tsukiji - nelle ore tragiche della fine della seconda Guerra mondiale".

Le Olimpiadi sono sempre state l'icona della festa mobile mondiale. Oltre due settimane di gioia in cui migliaia di atleti e tifosi di oltre 200 nazioni della terra vivono insieme giorno e notte rinviando i rancori, uniti dall'euforia dello spettacolo. Per la prima volta il virus a Tokyo invece uccide il fragoroso clima olimpico, avvolgendo anche lo sport in un doloroso silenzio. Nel Nippon Budokan, la casa spirituale delle arti marziali al centro del parco di Kitanomaru, al posto di 11 mila appassionati a seguire le prime sfide ci sono una ventina di maestri di karate, ammessi per seguire il debutto olimpico del più antico sistema di difesa personale. "Quando alleniamo di allievi - dice Hotimaro Shimizu - c'è più gente e soprattutto più tifo. È il calore di chi guarda che ti spinge a vincere". Alla cerimonia inaugurale il nuovo stadio nazionale da 60 mila posti, che con 13 mila travi in cedro ricorda il valore di una foresta, è stato riservato a 950 ospiti. Per oltre tre ore il consueto fragore di Shinjuku è stato costretto a tacere. Migliaia di atleti hanno sfilato nel vuoto: per esigenze televisive salutavano tribune deserte. Dal 30 luglio qui le gare di atletica si svolgeranno nel silenzio. Non un tifoso a incitare e a battere le mani per chiamare un exploit. Preparatori e campioni, da un oltre un anno abituati alla solitudine, adesso si interrogano sulle conseguenze del "chinmoku" sulle prestazioni, un dettaglio che può decidere le medaglie. Gli Europei di calcio, per non tradire la propria natura di festa, sono riusciti in extremis ad aprire gli stadi con capienza ridotta. I Giochi di Tokyo, osteggiati alla maggioranza dei giapponesi spaventati dal Covid "importato dagli stranieri", no.

L'ormai superfluo ordine del silenzio, contro le vaporizzazioni salivari, regna anche nell'immenso Aquatics Centre, 400 milioni di euro investiti per 65.500 metri quadri di piscine sospese sull'oceano. Ci si era preparati alle urla e alle bandiere di 15 mila spettatori, attesi per spingere nuotatori e tuffatori. Oggi, qui, solo il surreale rimbombo dell'acqua dopo gli spari dello start. La rivista "Forbes" ha stimato il valore di questo impressionante silenzio olimpico. Per difetto costerà 700 milioni di euro. Vanno aggiunti i 2,27 miliardi causati dal rinvio di un anno dei Giochi. Il virus che chiude la bocca a Tokyo fa quasi 3 miliardi di danni: 743 i milioni spesi in due settimane solo per tamponi e sicurezza sanitaria. Le vere vittime economiche saranno proprio le strutture costrette oggi a tacere e dunque tristemente inutili. "I protagonisti di politica e finanza - dice Nariaki Okada, analista della maggiore società di consulenza del Paese - lottano già per il destino di palazzetti e grattacieli del Villaggio olimpico. Abbiamo 8 impianti nuovi, 10 temporanei e 25 ristrutturati: mondo digitale e pandemia impediscono di convertire tutto in centri congressi, fiere, abitazioni, shopping centre e stadi aperti al pubblico. In questi giorni Tokyo tace, ma presto sentiremo la voce di chi fallisce".

Tra i silenzi più sconvolgenti c'è quello calato sulla Kokugikan Arena, il tempio del sumo con il tetto in stile shintoista, nel quartiere di Yokohami. L'originale è del 1909, l'attuale risale al 1984 e i pugili di Tokyo 2020 combattono su un ring isolato al centro di deserte gradinate per 11 mila persone. Fino a maggio è stato usato come centro vaccinale, aperto a "sumotori" e "yokozuna", i campioni messi a riposo per l'età. Dal soffitto pende un baldacchino da sei tonnellate per indicare che questo è un luogo sacro. Gli incontri di boxe, in cui il rumore di solito nasconde il dolore, durante i Giochi si consumeranno senza che nessuno possa fiatare. "Il silenzio - dice Asashoryu, ex lottatore e volontario negli eventi - è la negazione del combattimento declinato in forza fisica. Senza la voce della gente non sai per chi soffri". Questo straniamento a Shibuya segna il Metropolitan Gymnasium, dove sotto il tetto a forma di scudo da samurai si sentono solo gli schiocchi della pallina da ping-pong. E incombe anche sull'Ariake Arena di Koto, dove pure la pallavolo azzurra avrebbe dovuto esibirsi tra gli incitamenti di 18 mila tifosi. Il suo tetto, concavo per ridurre il consumo energetico, svetta tra prati e laghetti artificiali: un capolavoro da 300 milioni di euro, silenzioso e deserto come i 47 mila metri quadri che lo circondano.

L'impatto del silenzio a Tokyo oggi è tale che gli speculatori cominciano a ragionare sui suoi potenziali vantaggi. Costa carissimo, sostengono, perché obbligato da una pandemia e fuori tempo massimo. In futuro però il precedente potrebbe essere mutato in cinica opportunità. Olimpiadi senza pubblico dal vivo e senza voci, solo ad uso di show mediatico, grazie al risparmio di colossali infrastrutture potrebbero addirittura rivelarsi un affare. A chi gioca con il denaro non interessa se una festa vuota e muta non emoziona le persone. Il Giappone conosce dal suo primo istante il valore inestimabile del "chinmoku". Le anime di Miyazaki hanno eletto il silenzio a sostanza di un popolo. Qui nessuno però, nemmeno oggi, si rassegna all'idea che sia un virus a isolare nel silenzio proprio i Giochi, la faccia dello sport che sorride.