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Skateboard: Yuto Horigome, l'eroe del Giappone a cui nessuno dice più "vietato pattinare"

Yuto Horigome, primo oro dello skateboard nella storia dei Giochi (afp)
Ventiduenne, vive a Los Angeles ed è già professionista: il suo primo storico oro nella disciplina più giovane ha entusiasmato il Paese del Sol Levante. Cresciuto nell'immensa periferia di Tokyo, dove da piccolo quella sua attività era vista con ostilità e dove vivono ancora il padre tassista, la mamma e i due fratelli, Yuto ora è ricco e famoso (40 mila dollari a gara)
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TOKYO. "Vietato pattinare" c'era scritto sul cartello dove Yuto si allenava da bambino in una delle cento periferie di Tokyo, nella zona più occidentale e remota dell'immensa città. Quella tavola a rotelle era considerata disdicevole, un attrezzo da senzacasa. Ora la faccia e la zazzera di Yuto Horigome, prima medaglia d'oro olimpica nella storia dello skateboard ci guardano, enormi, da un tabellone pubblicitario all'aeroporto di Narita. E Yuto è diventato una giovane stella. Vive in California, ha 22 anni ed è già ricco. Fa il professionista da due. Nulla gli è più vietato. Non ci sono più cartelli cattivi, per lui.

Nella conca di…

TOKYO. "Vietato pattinare" c'era scritto sul cartello dove Yuto si allenava da bambino in una delle cento periferie di Tokyo, nella zona più occidentale e remota dell'immensa città. Quella tavola a rotelle era considerata disdicevole, un attrezzo da senzacasa. Ora la faccia e la zazzera di Yuto Horigome, prima medaglia d'oro olimpica nella storia dello skateboard ci guardano, enormi, da un tabellone pubblicitario all'aeroporto di Narita. E Yuto è diventato una giovane stella. Vive in California, ha 22 anni ed è già ricco. Fa il professionista da due. Nulla gli è più vietato. Non ci sono più cartelli cattivi, per lui.

Nella conca di cemento bianco dell'Ariake Urban Sport Park, con il solleone riflesso come fauce spalancata, Yuto Horigome è stato più americano degli americani, lui che pure vive a Los Angeles dal 2019 e non vede la famiglia dall'inizio del Covid. Neppure adesso l'ha potuta incontrare, c'è la quarantena, ci sono gli interessi superiori dei Giochi e per fortuna c'è anche WhatsApp. Così Yuto scrive ai due fratelli minori, commessi in un minimarket, alla mamma e soprattutto al suo idolo, cioè papà Ryota che era camionista e poi è diventato tassista. "Venerdì ho preso il primo turno di riposo dopo nove giorni di fila", ha detto Ryota. Per vedere il figlio in tivù. "Ma mi agito troppo, non resisto".

(afp)

La finale di stamattina, quella sì, il padre è riuscito a guardarla. E ha potuto ammirare Yuto che saltava con la sua tavola su ringhiere e muretti, scalinate e scivoli, un volo multicolore di un minuto ma con dentro tutto: l'agilità, il coraggio, la fantasia e anche la lontananza dalla famiglia, la scelta di diventare professionista bambino e non più pischello volante. Un campione da 40 mila dollari di montepremi a gara, poi il sogno olimpico in uno sport che ai Giochi non c'era mai stato e che hanno messo al momento giusto, fatto apposta per Yuto, il ragazzo magro con le ali.

"Non ero sicuro di battere gli americani, anche se ormai lo sono un po' anch'io. È tutto molto più grande di quanto potessi immaginare", ha detto dopo una gara fantastica, nella quale ha lasciato indietro un brasiliano (Hoefler, argento) e, appunto, un americano (Eaton, bronzo). Ora Yuto diventerà un uomo copertina e farà un sacco di soldi, del resto è già un testimonial molto ambito in questo suo mondo: lo si vede decollare in numerosi video, e sempre con zoomate ravvicinatissime sul marchio delle scarpette, è quello lo scopo oltre l'emozione e lo spettacolo. Chissà quanto ci pensa papà Ryota, che ha 46 anni ma ne dimostra molti di più e da ragazzo amava anch'egli lo skate: "Smisi il giorno del matrimonio, quando promisi alla mia sposa che sarei diventato una persona seria". Ma Yuto no, giammai. Serio mai. Smettere neppure. Il papà lo portava al parco a skettinare, gli nascondeva quei brutti cartelli di divieto e poi lo ha lasciato libero di volare in California. Prima camionista con turni massacranti di 20 ore consecutivi e poi tassista di navette, Ryota Horigome è oggi il padre di una specie di eroe nazionale. Ma domani torna sul suo taxi, quella è la vita, quello il destino.