✕

Alice Bellandi: "Amo Chiara e il judo. Questi sono i Giochi dell'inclusione, adesso la legge contro l'omofobia"

Alice Bellandi, 22 anni 
La 22enne bresciana trapiantata a Ostia punta al podio: "La società sta diventando più aperta e anche lo sport sta perdendo la sua aura inclusiva per diventare un posto per tutti"
2 minuti di lettura

TOKYO. Alice Bellandi ha 22 anni e una fidanzata, Chiara, conosciuta sorseggiando una granita sul mare di Ostia. È vicina alla laurea in Scienze motorie, è orgogliosa del suo judo frenetico, ha attraversato l'inferno dei disturbi alimentari, ora vive da reclusa nel Villaggio. "Non ho paragoni con altre Olimpiadi, a Rio non c'ero e chissà fra tre anni, il momento è questo, è qui ed è ora". Da domattina, quando in Italia sarà ancora notte, Alice sarà impegnata nel torneo dei -70 kg. "Cosa voglio? L'oro, il podio. Se dicessi dov'ero e cos'ero nel 2019, nessuno mi crederebbe. La pandemia forse mi ha salvata".

Pare brutto dirlo, o no?
"Lo so, ma un giorno, durante il lockdown, mi sono guardata allo specchio, ho visto un mostro: ero gonfia, avevo riversato sul cibo tutte le mie frustrazioni, le ansie, le mancanze. Bulimia e poi anoressia in seguito a diete fai-da-te prima delle gare, un dis…

TOKYO. Alice Bellandi ha 22 anni e una fidanzata, Chiara, conosciuta sorseggiando una granita sul mare di Ostia. È vicina alla laurea in Scienze motorie, è orgogliosa del suo judo frenetico, ha attraversato l'inferno dei disturbi alimentari, ora vive da reclusa nel Villaggio. "Non ho paragoni con altre Olimpiadi, a Rio non c'ero e chissà fra tre anni, il momento è questo, è qui ed è ora". Da domattina, quando in Italia sarà ancora notte, Alice sarà impegnata nel torneo dei -70 kg. "Cosa voglio? L'oro, il podio. Se dicessi dov'ero e cos'ero nel 2019, nessuno mi crederebbe. La pandemia forse mi ha salvata".

Pare brutto dirlo, o no?
"Lo so, ma un giorno, durante il lockdown, mi sono guardata allo specchio, ho visto un mostro: ero gonfia, avevo riversato sul cibo tutte le mie frustrazioni, le ansie, le mancanze. Bulimia e poi anoressia in seguito a diete fai-da-te prima delle gare, un disastro".

Come ne è uscita?
"Chiedendo aiuto a chi poteva darmelo, a un medico, e smettendo di negare tutto. A me stessa e agli altri. Agli allenatori, in primis".

Anche il judo l'ha aiutata?
"Il judo è una cura, di questo parla anche la mia tesi di laurea".

Come ha iniziato a praticarlo?
"All'asilo picchiavo i bambini e mia madre mi portò in palestra per incanalare la mia aggressività. A 10 anni poi il Brescia femminile mi propose un provino dopo che il suo allenatore mi aveva vista segnare a raffica in un torneo parrocchiale contro tanti maschietti. Non mi presentai. Non volevo fare l'attaccante, ma la judoka".

Pochi anni dopo ha scoperto la sua sessualità: come ha vissuto quel momento?
"Un'amicizia molto forte a 15 anni con una ragazza diventata un amore. I miei genitori l'hanno capito da soli, non mi hanno detto nulla se non "l'amore è amore". Il mondo sta cambiando, in meglio".

Secondo una ricerca, quella di Tokyo sarà l'Olimpiade con il più alto numero di atleti Lgbt: in 168 hanno fatto coming out nel corso degli anni. A Rio erano una cinquantina e nella storia olimpica, prima di Tokyo 2020, il numero complessivo non raggiungeva 300. E qui per la prima volta sono in gara anche due transessuali.
"La società sta diventando più libera, serena su questo aspetto e lo sport sta perdendo anche la sua aura machista per diventare davvero un posto inclusivo, per tutti".

La ricerca dice anche che le donne sono il 78% di quei 168. Vuol dire che l'amore lesbico è più accettato dalla nostra società e più facile da dichiarare pubblicamente?
"Sì, e in modo particolare proprio nello sport, dove, come dicevo, l'uomo deve sempre essere muscoloso, forte, fare paura. Nel judo all'ennesima potenza, poi: per noi il contatto fisico è tutto, è uno sport basato su quello, e per me è una cosa bellissima, ma mai una donna, sapendo che sono lesbica, si ritrarrebbe da una mia presa. Per gli uomini è diverso: immaginate cosa succederebbe se un ragazzo affrontasse un avversario sapendo che quello che ha di fronte è gay. Mi viene da ridere. Noi donne siamo molto più avanti".

Come ha conosciuto Chiara, la sua fidanzata?
"Lei lavora in un chiosco non lontano dal centro tecnico federale di Ostia, dove mi alleno. Ci siamo viste, conosciute, piaciute. È stata la prima ragazza che ho portato a casa, a Brescia, a far conoscere ai miei genitori. Aveva voglia di essere qui a Tokyo, sarebbe venuta con mia madre, ma non avrebbe avuto senso, il pubblico non c'è alle gare e nel villaggio siamo barricati. Ci sentiamo di continuo, lei si è tarata sugli orari giapponesi, non dorme più".

Cosa pensa del Ddl Zan e della grande polemica che sta animando l'estate italiana?
"È un provvedimento sacrosanto. Istituire il reato di discriminazione omofoba sarebbe un deterrente contro l'arretratezza che ancora si annida in angoli del nostro Paese".

Ha portato con sé un libro da leggere nelle giornate al villaggio?
"Me l'ha consigliato mio padre: è Il Gabbiano Jonathan Livingston. Parla di numeri primi, di persone che si sentono uniche e della società che le vorrebbe allineate. Io volo. Sono felice così".