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La caccia di Diana Bacosi seconda dopo il buio: "E ora un caffè con Ibra"

L'abbraccio tra Diana Bacosi e il direttore tecnico azzurro, l'olimpionico Andrea Benelli (ansa)
Fino a 20 giorni fa la sua presenza a Tokyo sembrava compromessa, ora la tiratrice di Città della Pieve si è presa l'argento nello skeet per un solo piattello, cinque anni dopo l'oro di Rio: "Doveva andare così, ma è andata bene, di sicuro non mi fermo"
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TOKYO. Venti giorni fa Diana Bacosi era in fondo a un pozzo. Esistenziale, emotivo, personale. "Un periodo nerissimo". Da laggiù Tokyo non si vedeva più. La partecipazione ai Giochi era a rischio, qualcuno diceva compromessa. "Diana non sta bene", "Diana non ce la fa", sussurravano. Aveva perso 30 chili, non usciva di casa, a fatica andava al poligono. Un po' per la pandemia ("Evitavo di toccare qualsiasi cosa per timore di contagiare mio figlio, ho avuto un blocco da gennaio ad aprile"), un po' per altro. Roba di famiglia, questioni private. Chi si è calato nel pozzo per andare a riprenderla "col cucchiaino" e trascinarla alle Olimpiadi è quel signore che adesso l'abbraccia e piange con lei, sventolando la bandiera italiana su un tappeto di polvere rosa. Ciò che rimane dei piattelli sbriciolati all'Asaka Shooting Range. Si chiama Andrea Benelli, è il direttore tecnico azzurro. …

TOKYO. Venti giorni fa Diana Bacosi era in fondo a un pozzo. Esistenziale, emotivo, personale. "Un periodo nerissimo". Da laggiù Tokyo non si vedeva più. La partecipazione ai Giochi era a rischio, qualcuno diceva compromessa. "Diana non sta bene", "Diana non ce la fa", sussurravano. Aveva perso 30 chili, non usciva di casa, a fatica andava al poligono. Un po' per la pandemia ("Evitavo di toccare qualsiasi cosa per timore di contagiare mio figlio, ho avuto un blocco da gennaio ad aprile"), un po' per altro. Roba di famiglia, questioni private. Chi si è calato nel pozzo per andare a riprenderla "col cucchiaino" e trascinarla alle Olimpiadi è quel signore che adesso l'abbraccia e piange con lei, sventolando la bandiera italiana su un tappeto di polvere rosa. Ciò che rimane dei piattelli sbriciolati all'Asaka Shooting Range. Si chiama Andrea Benelli, è il direttore tecnico azzurro. Quattro medaglie che saltano sotto un tricolore.

Due ne ha vinte Diana Bacosi, 38 anni, tiratrice di Città della Pieve, caporalmaggiore scelto dell'Esercito: oro a Rio nel 2016, argento qui a Tokyo. Specialità: skeet, il tiro al piattello con carabina 12 millimetri, dove si ha un colpo solo per ogni bersaglio. Le altre due medaglie le conquistò Benelli, sempre nello skeet, ad Atlanta 1996 (bronzo) e ad Atene 2004 (oro). Sulla bilancia dei metalli, l'allieva ha superato il maestro.

Diana è stata a un passo dal fare una storica doppietta con la sua doppietta. L'oro è sfumato nell'ultima serie di dieci piattelli, quando in pochi secondi si brucia un mondo intero, e tutto ciò che sei e che hai dentro torna su, offusca la vista, ottunde i sensi. Il fucile non ne vuol più sapere di stare fermo, il braccio è preda degli spasmi. È la maledizione dell'ultimo colpo, il demone contro cui combatte ogni tiratore. Per cinquanta colpi Diana è stata un cecchino. L'americana Amber English, 32 anni, faticava a tenere il passo. "Nella serie finale la testa mi ha giocato un brutto scherzo", racconta Diana. "Mi dicevo: non pensare che vai per l'oro, non pensare che vai per l'oro... e invece il mio periodo nero si è riaffacciato e mi ha chiesto il conto". E quando un tiratore invece di consegnarsi all'istinto si mette a pensare, game over. Peccato. In qualifica era stata fenomenale, 123 centri su 125. Risultato finale: English 56 punti, Bacosi 55. L'oro diventa argento per un piattello.

Il primo sbaglio Diana lo ha fatto dopo che un cameraman appostato vicino al mark (la macchina lanciapiattelli di destra) si è mosso proprio mentre lei prendeva la mira: si è fermata, ha alzato il braccio. Una brevissima pausa, poi il piattello è volato in cielo. Mancato. Zero punti. "Probabilmente mi ha deconcentrato, dovevo prendermi più tempo. Sono cose che succedono, magari non è stato quel piattello, non lo so...doveva andare così, ed è andata bene". Arrivederci a Parigi nel 2024? "Di sicuro non mi fermo, ho ancora tanto da dare". E da dire. Per come ha vissuto (male) la pandemia, non stupisce la dedica. "Abbiamo sofferto, siamo finiti a cantare sui balconi... la medaglia è dedicata a tutti noi italiani, ce la meritiamo".

Con l'argento al collo, esprime un desiderio. "Voglio conoscere Ibrahimovic". Tifosissima del Milan, ammira Ibra "per il carattere e la schiettezza". L'idea è un caffè, due chiacchiere, poi una seduta al poligono. "Magari gli insegno a sparare". Dentro il cuore di mamma Diana, però, si agita un sogno più grande. Che non vuole rivelare per paura che voli via. Noi ci proviamo lo stesso, ipotizziamo: un secondo figlio? "Non ve lo dico ma...ci siete andati vicino!". Finalmente un sorriso. In venti giorni si è ripresa il suo mondo.