Garozzo, niente oro ma lacrime e classe: "Argento che vale"
dal nostro inviato Mattia Chiusano , dal nostro inviato Mattia ChiusanoTOKYO. Dopo la medaglia d'oro di Rio non è andato a Ballando con le stelle, ma ha comprato casa a Monteporzio. Non è entrato nel circuito del gossip, ma è rimasto con la sua fidanzata fiorettista. Dopo aver battuto il resto del mondo in Brasile, Daniele Garozzo ha deciso col suo maestro che bisognava cambiare tutto, ma proprio tutto, e diventare uno schermidore diverso. Nessuna tentazione da influencer, ma tanto studio per laurearsi in medicina seguendo le orme del padre. Qualche disavventura, quelle non sono mancate: la medaglia rubata in treno, e poi ritrovata in un cassonetto; la doppia operazione per pneumotorace, quando il polmone destro stava collassando.
I cinque anni di traversata si sono…
TOKYO. Dopo la medaglia d'oro di Rio non è andato a Ballando con le stelle, ma ha comprato casa a Monteporzio. Non è entrato nel circuito del gossip, ma è rimasto con la sua fidanzata fiorettista. Dopo aver battuto il resto del mondo in Brasile, Daniele Garozzo ha deciso col suo maestro che bisognava cambiare tutto, ma proprio tutto, e diventare uno schermidore diverso. Nessuna tentazione da influencer, ma tanto studio per laurearsi in medicina seguendo le orme del padre. Qualche disavventura, quelle non sono mancate: la medaglia rubata in treno, e poi ritrovata in un cassonetto; la doppia operazione per pneumotorace, quando il polmone destro stava collassando.
I cinque anni di traversata si sono conclusi così, come spesso succede alle Olimpiadi, tra lacrime e gloria. Con un argento che ne fa il primo fiorettista italiano in due finali olimpiche consecutive dopo un secolo, e l'ultimo prima di lui si chiamava Nedo Nadi (oro nel 1912 e 1920): "Ma io avrei preferito vincere due ori", è il rammarico, che trasuda da ogni parola, "ci vorrà del tempo per capire che questa è una bellissima medaglia". Ci arriverà, anche perché per essere come lui ci vuole testa, e piedi ben piantati non solo in pedana, ma anche nella vita. Altrimenti, non sarebbe stato protagonista di questa giornata piena di simboli. Non solo Nedo Nadi, ma anche la vecchia scherma delle scuole tradizionali, di cui è rimasto l'ultimo baluardo, travolta da una marea che ha portato un oro di Hong Kong (Cheung Ka Long), un bronzo della Repubblica Ceca (Choupenitch), due egiziani nei quarti, e americani, tedeschi, francesi, i nostri Foconi e Cassarà tutti maltrattati.
Daniele no, lui ha trovato la formula giusta per sopravvivere. Con la sua normalità adrenalinica, gli urli e le scariche emotive che lo consumano e alla lunga gli provocano crampi, due volte è stato soccorso in pedana, col francese Lefort e in finale con Cheung. Ma niente scuse, "il mio avversario ha meritato di vincere, chi ha gambe più forti comanda in pedana, e mette a segno più stoccate". Le radici ad Acireale e la cadenza siciliana, Garozzo è uno schermidore nato in un garage, quello che ospitava la sua prima palestra. Ma già all'ultimo anno di Liceo era a Frascati, a studiare nella storico istituto salesiano Villa Sora. Richiamato dal centro Frascati Scherma dove si allenano atleti di varie nazioni, e dove lo guida il maestro Fabio Galli ("Il mio secondo padre"). Poi il benessere dei Castelli Romani, a un passo da Villa Mondragone dove Gregorio XIII istituì il calendario gregoriano. Qui Daniele è diventato il campione di Rio, ma ha anche costruito la sua nuova vita accanto ad Alice Volpi, che il giorno prima aveva bagnato di lacrime il quarto posto nel fioretto: "Lei è stata fantastica, mi ha sempre sostenuto e darà grandi soddisfazioni alla scherma".
"È una macchina" dice chi lo vede allenarsi tutti i giorni a Frascati. E dispiace vedere quell'espressione affranta, finita la sfida con Cheung, lui seduto sulla pedana, consolato dal maestro che durante l'assalto, per spingerlo a battere anche i crampi, gli urlava: "Devi soffrire, devi soffrire!". A questo impasto italiano di volontà metallica e sensibilità estrema si affidano i suoi compagni bastonati per la gara a squadre. Ma in fondo anche la scherma italiana alle prese con un cambiamento epocale.