Le campionesse bambine dominano lo skateboard: "Una lezione a chi discrimina noi e il nostro sport"
dal nostro inviato Giampaolo Visetti , dal nostro inviato Giampaolo VisettiTOKYO - All'angolo del viale che conduce all'Ariake Urban Sports Park, nel quartiere di Koto affacciato sulla baia di Tokyo, un cartello bianco ricorda il "divieto di skate" che ancora vige nelle aree residenziali della capitale giapponese, metropoli con la popolazione più anziana del pianeta. E' già preistoria: pochi passi più in là due baby atlete di casa vincono oro e bronzo nello skateboard Street, facendo impazzire i teenagers di tutto il Paese. Domenica un altro giapponese, il ventiduenne Yuto Horigome, nato a cinque minuti dalla pista olimpica, si era aggiudicato la prima medaglia di una delle tre discipline junior al debutto ai Giochi.
Trionfo storico impregnato di futuro anche per le donne. Non solo esordivano pure loro nello skate alle Olimpiadi. Sul gradino più alto del podio è salita Momiji Nishiya, 13 anni, scolara di Osaka che ha chiuso con il punteggio di 15,26. Al secondo posto la brasiliana Rayssa …
TOKYO - All'angolo del viale che conduce all'Ariake Urban Sports Park, nel quartiere di Koto affacciato sulla baia di Tokyo, un cartello bianco ricorda il "divieto di skate" che ancora vige nelle aree residenziali della capitale giapponese, metropoli con la popolazione più anziana del pianeta. E' già preistoria: pochi passi più in là due baby atlete di casa vincono oro e bronzo nello skateboard Street, facendo impazzire i teenagers di tutto il Paese. Domenica un altro giapponese, il ventiduenne Yuto Horigome, nato a cinque minuti dalla pista olimpica, si era aggiudicato la prima medaglia di una delle tre discipline junior al debutto ai Giochi.
Trionfo storico impregnato di futuro anche per le donne. Non solo esordivano pure loro nello skate alle Olimpiadi. Sul gradino più alto del podio è salita Momiji Nishiya, 13 anni, scolara di Osaka che ha chiuso con il punteggio di 15,26. Al secondo posto la brasiliana Rayssa Leal (14,64 punti), detta "la Fatina", pure lei tredicenne, seconda anche nel ranking mondiale e atleta più giovane ad aver mai partecipato ai Giochi per il suo Paese. Al terzo posto Funa Nakayama (14,49 punti), una 'vecchia' di 16 anni. Il nome non ha portato fortuna ad Asia Lanzi, 19 anni, bolognese trapiantata a Cento. La campionessa italiana non ha superato le eliminatorie del mattino: ha chiuso al 14° posto fermandosi al punteggio di 6.13. Fuori dal podio, in uno sport dominato da Giappone e Brasile, anche le favorite della vigilia. Aori Nishimura, 19 anni di Tokyo come Horigome, ha sbagliato l'ultimo flip. Tradite dall'emozione Pamela Rosa, pure carioca di 13 anni, e la veterana Leticia Bufoni, ex fidanzata di Neymar, considerata una veterana a 28 anni.
"Con questa vittoria spero di ispirare tutti le mie coetanee nel mondo - ha detto Momiji Nishiya dopo il trionfo - e di aver mostrato che lo skate può essere uno sport ai massimi livelli. Mi sono divertita e non ho mai pensato a una medaglia d'oro. Adesso l'importante è che la società giapponese la smetta di discriminare e di trattare come teppista chi sale sulla tavola a rotelle". Anche Rayssa Leal, che si è presentata alla finale con il suo orsetto di peluche tra le braccia, dopo l'argento non ha rinunciato a un messaggio civile, subito rimbalzato sui social. "Negli skate park ci sono quasi solo maschi - ha detto - noi femmine abbiamo paura di essere prese in giro e di non essere all'altezza. Per questo spesso rinunciamo a fare ciò che sogniamo. Spero che in tutto il mondo adesso molte bambine e molte adolescenti si concedano uno slope e osino fare ciò che vogliono".
Di certo, dopo le tre medaglie in due giorni e sotto la pressione di sponsor e aziende, il Giappone non potrà più alzare il sopracciglio davanti ad uno degli sport più amati dai giovanissimi, fenomeno di massa anche per slang, moda e stile. Momiji Nishiya, cappello bianco sopra i capelli tinti di biondo, è stata argento anche agli X Games di due anni fa a Minneapolis e al World Championship di Roma di un mese fa. Per un soffio, a 13 anni e 330 giorni, oggi non è riuscita a battere il primato di Marjorie Gestring, tuffatrice Usa che nel 1936 partecipò alle Olimpiadi all'età di 13 anni e 267 giorni. Ad assistere alla vittoria di Momiji anche il fenomeno Sky Brown, 13 anni e 11 giorni, tra le favorite della vigilia e seconda atleta più giovane di queste Olimpiadi, dietro la siriana Zaza, già eliminata nel ping-pong. Il secondo nome di Sky, in gara per la Gran Bretagna, è Sukai. Anche lei è nata in Giappone, isola di Kyushu, prefettura di Miyazaki, cittadina di Takanabe, ancora sull'oceano nell'estremo Sud del Paese. Con la madre Mieko abita là, con il papà Stewart, inglese, sei mesi all'anno vive in California. Grazie alla doppia cittadinanza un anno fa ha scelto di rappresentare sua maestà la regina Elisabetta invece che l'imperatore Naruhito, ma resta l'icona globale dell'effetto millennials che oggi domina lo skatetboard.
Il messaggio è chiaro: ad essere fuoriclasse, nello sport e nella vita, si comincia quando si hanno i denti da latte. Momiji, Rayssa, Funa e Sky, professioniste bambine, lo sanno. Sono sotto contratto per milioni di dollari con le multinazionali top dell'abbigliamento sportivo. Sullo skateboard sono salite appena hanno imparato a camminare e ogni mattina si alzano all'alba per allenarsi prima di andare a scuola. Sono star nei programmi tivù, vantano tra 800 mila e 1,3 milioni di followers a testa su Instagram, decine di milioni di visualizzazioni su YouTube, da cui scaricano i video per studiare evoluzioni e avversarie. Se Tokyo 2020 non fosse stata posticipata di un anno causa Covid, sarebbero state in gara a 12 anni. "Per fortuna - ha detto Rayssa Leal dopo l'argento - in Brasile nel cortile della mia scuola c'è una collinetta. A ricreazione con lo skate mi posso divertire lì: mi dispiace per Momiji e Funa, so che in Giappone invece le lezioni sono rigide e che non fanno nemmeno una pausa per la merendina".
La loro idea, simile a quella degli atleti teen-agers che stanno imponendosi anche in arrampicata e surf, è che la scuola debba aprirsi di più alle passioni di chi la frequenta e che anche il perimetro ufficiale dello sport vada ripensato. Magari partendo proprio dalla strada e dai cortili, dove gli skaters possono imitare i pionieri che negli anni Settanta invasero con tavola e rotelle il fondo delle piscine vuote di Venice Beach, in California. Non avevano i soldi per volare sull'oceano con il surf, o per buttarsi giù dalle montagne con lo snow: lo skate è la contemporanea declinazione urbana dei sogni dei nipoti di quei primi fricchettoni. La libertà di queste vite non basta però oggi a spiegarne il boom. Il nodo cruciale di queste super atlete bambine è il coraggio, la determinazione e il bisogno di emergere. Basta dare un'occhiata ai loro video per capire. Sky Brown, ad esempio, nel maggio dell'anno scorso si fratturò braccia, mano e cranio precipitando dall'halfpipe. Arrivò in ospedale priva di sensi. "Sono fortunata - disse al risveglio - ad essere ancora viva. Mi ha salvato il caschetto: ma alle Olimpiadi voglio esserci e nessuno mi fermerà".
Può essere normale la vita di adolescenti così? Loro sostengono di sì, ma è chiaro che sponsor e social non sono estranei alla costruzione dei nuovi junior-idoli da regalare al marketing. "Tutte cose - ha detto Momiji Nishiya - che non capisco e che non mi interessano. Io faccio solo ciò che amo, per vincere ogni giorno una sfida con me stessa. Tutte le ragazze sanno che anche loro possono osare". Questa non è una grattata seguita da un grab e da un ollie: è molto di più.