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Maria Centracchio, l'ultima arrivata è bronzo nel judo: "Una medaglia per il mio Molise"

La gioia di Maria Centracchio (afp)
Numero 27 del ranking, un metro e 59 di carattere, ha battuto l'olandese Franssen: "Ero l'outsider assoluta, ma sapevo che la grande impresa poteva succedere". Un successo per la sua terra
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TOKYO - Maria si mangia lacrime e parole per raccontare questa medaglia da ultima arrivata, ultima per il ranking di accesso ai Giochi (ventisettesima, addirittura) e per il pronostico. "Ero l'outsider assoluta, ma sapevo che la grande impresa poteva succedere". Adesso, Maria Centracchio ha un magnifico pezzo di bronzo appeso al collo e un orgoglio che non si può immaginare: <Sono la prima donna molisana ad avere partecipato a un'Olimpiade, e torno a casa pure con una medaglia! Non so se mio papà Bernardo, il mio primo allenatore, sia sopravvissuto all'emozione".

Maria è la più bassa di tutte, teoricamente ultima anche in questo ma è un'illusione ottica. "Sono alta uno e 59, anzi sono bassa uno e 59...". Finalmente un sorriso, affogato nel pianto. "Spero che la mia terra sia orgogliosa di me, io dedico la medaglia alla mia famiglia, a miei fratelli, compreso Luigi che è un judoka molto pi&ugrav…

TOKYO - Maria si mangia lacrime e parole per raccontare questa medaglia da ultima arrivata, ultima per il ranking di accesso ai Giochi (ventisettesima, addirittura) e per il pronostico. "Ero l'outsider assoluta, ma sapevo che la grande impresa poteva succedere". Adesso, Maria Centracchio ha un magnifico pezzo di bronzo appeso al collo e un orgoglio che non si può immaginare: <Sono la prima donna molisana ad avere partecipato a un'Olimpiade, e torno a casa pure con una medaglia! Non so se mio papà Bernardo, il mio primo allenatore, sia sopravvissuto all'emozione".

Maria è la più bassa di tutte, teoricamente ultima anche in questo ma è un'illusione ottica. "Sono alta uno e 59, anzi sono bassa uno e 59...". Finalmente un sorriso, affogato nel pianto. "Spero che la mia terra sia orgogliosa di me, io dedico la medaglia alla mia famiglia, a miei fratelli, compreso Luigi che è un judoka molto più forte di me, al mio fidanzato, al Molise e a tutti quelli che sanno cosa c'è dietro". La prima telefonata l'ha ricevuta proprio dal fratello più grande, però lei singhiozzava e basta. Del resto non c'era molto altro da aggiungere a quel discorso perfetto, un'orazione, un inno alla gioia.

Prima di Tokyo non si è fatta mancare niente: mononucleosi e Covid, poi quest'anno in più di attesa dal 2020 al 2021: "E intanto si aggiungevano gare, e le mie concorrenti facevano punti e io no, e il margine nel ranking si assottigliava. Ho dovuto stare in pena fino all'ultimo minuto, poi però sono partita leggera e non ho dimenticato la forza che mi dà la mia amica Odette Giuffrida, a Rio 2016 ero andata come sua sparring partner, noi due siamo inseparabili e la sua ultima medaglia, qui, mi è servita tantissimo, mi ha dato la spinta giusta".

Nel leggendario tempio del Nippon Budokan, pagoda di cemento che l'imperatore Hirohito regalò al Giappone per Tokyo '64, un luogo che riassume storia, senso e sentimento delle arti marziali (e ci hanno pure suonato i Beatles e Bob Dylan), la nostra piccoletta ha vinto il bronzo ai supplementari, anzi ai rigori (del resto, è questo l'anno), finché la sua avversaria olandese Juul Franssen, spilungona e tosta, non ha ricevuto la terza ammonizione e si è chiusa lì: "Non mi sono resa conto, non capivo niente!". Non c'è stato invece nulla da fare nella semifinale contro la slovena Tina Trstebjak, oro a Rio e argento oggi: "Ce l'ho messa tutta e non è servito, ma io so che bisogna sempre dare il massimo e poi vada come vada".
Maria veramente è nata in Abruzzo, a Castel di Sangro, provincia dell'Aquila, però la sua famiglia è di Isernia e lì ha imparato da papà l'arte del judo. "Da piccolina ho vissuto sul tatami dal mattino alla sera, però ho capito solo col tempo che è il judo è la cosa più importante per me".

Ogni tre frasi torna il Molise, ed è molto bello: "La mia terra è poco conosciuta persino in Italia...". C'è quella famosa battuta scema, "ma allora il Molise esiste". Forse, adesso nello sport olimpico non la sentiremo più.