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Maria Centracchio, l'urlo sul Tatami: "Il Molise esiste e mena forte"

(afp)
Da Isernia la prima medaglia per una donna della sua terra. "Mi ha insegnato tutto mio padre. E mio fratello Luigi è più forte di me"
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Tokyo - Il Molise è dov'è Maria. Lo sappiano quei buontemponi che ancora lo cercano sulla carta geografica. "Il Molise esiste e mena forte!" dice lei in un'inondazione di lacrime, la ragazza che nella finale del judo era la più bassa di tutte (un metro e 59), la più leggera di tutte (57 chili) e tra tutte quasi l'ultima: 27ª. Maria Centracchio, uno di quei lembi d'Italia che dell'Italia sono il cuore. Dura come il legno e tenera come un petalo, Maria è risalita fino al 3° posto che vuol dire bronzo.

Ha cominciato a piangere un istante dopo la battaglia contro la spilungona olandese Juul Franssen e non ha smesso fino al villaggio. Sul podio accarezzava la medaglia,…

Tokyo - Il Molise è dov'è Maria. Lo sappiano quei buontemponi che ancora lo cercano sulla carta geografica. "Il Molise esiste e mena forte!" dice lei in un'inondazione di lacrime, la ragazza che nella finale del judo era la più bassa di tutte (un metro e 59), la più leggera di tutte (57 chili) e tra tutte quasi l'ultima: 27ª. Maria Centracchio, uno di quei lembi d'Italia che dell'Italia sono il cuore. Dura come il legno e tenera come un petalo, Maria è risalita fino al 3° posto che vuol dire bronzo.

Ha cominciato a piangere un istante dopo la battaglia contro la spilungona olandese Juul Franssen e non ha smesso fino al villaggio. Sul podio accarezzava la medaglia, la stringeva tra i palmi delle mani, la portava al petto, la guardava al diritto e al rovescio. "Perché sono onorata di rappresentare la mia terra, il Molise non è tanto conosciuto nemmeno in Italia". Nessuna donna molisana (Maria è di Isernia, anche se nata in Abruzzo a Castel di Sangro) era mai arrivata ai Giochi. Prima di lei avevano vinto una medaglia Aldo Masciotta da Casacalenda (ma c'erano ancora vivi Hitler e Jesse Owens, era il 1936), argento a squadre nella sciabola, e il pallavolista Pasquale Gravina, argento ad Atlanta '96 e bronzo a Sydney 2000. Dunque, Maria è la prima medaglia individuale molisana (mentre Andrea Capobianco, coach delle azzurre 3x3 e originario di Venafro, è uscito ieri). La guerriera sensibile le ha fregate quasi tutte spiazzandole, loro grandi e grosse, lei agile e sgusciante, molto creativa e tattica. Lo ha fatto nella leggendaria pagoda del Nippon Budokan, luogo religioso per le arti marziali. Lo si raggiunge attraversando gli oleandri in fiore del parco di Kitanomaru, dove anche i rami ti fanno l'inchino. Sul tatami, Maria è stata una maestra: quasi quanto suo padre Bernardo, primo mentore e unica vera guida. "Mi ha portato in palestra a 5 anni, gli devo tutto ma mio fratellino Luigi è molto più forte di me". Poi la videochiamata con la famiglia, con le lacrime di padre e figlia che corrono irrefrenabili tra Tokyo e Isernia.

Dopo i pugliesi del primo giorno e altro sud ancora, ecco che la storia continua e ci dice che l'Italia è molto diversa da come a volte la consideriamo, anche nello sport che scintilla ma prima suda, e quelle gocce sono gemme. "In sei mesi mi sono fatta mononucleosi e Covid, poi l'attesa infinita con il mondo fermo e i Giochi spostati di un anno, mentre le avversarie incameravano punti". Nel tempio dove cantarono i Beatles e Bob Dylan, la nostra commossa combattente si è arresa in semifinale soltanto alla slovena Tina Trstenjak, oro a Rio e argento adesso. Il resto è stato memorabile e si è chiuso con l'urlo di Maria: "Non è verooo!". Prima di gareggiare tra solenni colpi di gong si è fatta il tifo da sola, si è presa a sberle, ha guardato l'amica Odette Giuffrida in tribuna: "A Rio ero stata la sua sparring partner, noi due siamo inseparabili, la medaglia di Odette dell'altro giorno è stata la mia carica decisiva". Poi, soltanto il rumore che fa un corpo quando lotta, i tonfi sul tatami e gli ansimi e le urla, le dita che abbrancano stoffa altrui, le gambe e le braccia che si aggrovigliano in quel nodo che, una volta sciolto, diventa un tappeto, una seta dorata. Infine le lacrime, pioggia su un fiore.