Il ciclone Titmus, dalla Tasmania la nuova regina
dalla nostra inviata Alessandra Retico , dalla nostra inviata Alessandra ReticoTOKYO - Da Launceston con furore. Non che fosse imprevista questa Terminator bionda e crudele che all'anagrafe si chiama Ariarne Titmus, ventenne da una città sperduta della Tasmania. Ma che a Tokyo diventasse la vera rapinatrice del nuoto, no che non era scontato. Dopo l'oro nei 400 stile libero, buttando giù dal piedistallo la cannibale americana Katie Ledecky, anche quello nei 200 della quinta finale di Federica Pellegrini (7ª). E con che crono: 1'53''50, record olimpico. Dietro di lei, la rappresentante di Hong Kong Siobhan Haughey, (1'53''92), 23 anni, che ha provato inutilmente il colpaccio; bronzo alla canadese Penny Oleksiak, 21 anni. Ledecky? Da campionessa uscente, un'altra volta, a senza medaglia: 5ª (in 1'55''21) e all'inferno. Ad alleviare le ferite dello squalo di Washington, 24 anni, il titolo dei 1500 in serata: "Sono fiera di me".
TOKYO - Da Launceston con furore. Non che fosse imprevista questa Terminator bionda e crudele che all'anagrafe si chiama Ariarne Titmus, ventenne da una città sperduta della Tasmania. Ma che a Tokyo diventasse la vera rapinatrice del nuoto, no che non era scontato. Dopo l'oro nei 400 stile libero, buttando giù dal piedistallo la cannibale americana Katie Ledecky, anche quello nei 200 della quinta finale di Federica Pellegrini (7ª). E con che crono: 1'53''50, record olimpico. Dietro di lei, la rappresentante di Hong Kong Siobhan Haughey, (1'53''92), 23 anni, che ha provato inutilmente il colpaccio; bronzo alla canadese Penny Oleksiak, 21 anni. Ledecky? Da campionessa uscente, un'altra volta, a senza medaglia: 5ª (in 1'55''21) e all'inferno. Ad alleviare le ferite dello squalo di Washington, 24 anni, il titolo dei 1500 in serata: "Sono fiera di me".
Dean Boxall, il coach di Titmus, festeggia con un altro ballo scatenato sulle tribune l'oro, sebbene in modo più contenuto di quello che lo ha reso protagonista sui social in occasione del titolo sulla doppia distanza. Se è rimasto (ancora) intoccabile e distante il primato di Federica (1'52''98, nel 2009), Titmus lo ha preso di mira: a giugno scorso ai Trials ad Adelaide ha cercato di prenderselo, riuscendo però solo a sfiorarlo (per 11 centesimi). Appuntamento rimandato con uno dei primati più resistenti che sopravvivono, d'altra parte come la sua detentrice. Intanto in Tasmania Titmus porta il secondo titolo dal Giappone, la prima australiana a fare doppietta 200-400 alle Olimpiadi da Shane Gould a Monaco 1972. E non è detto che sia finita qui: correrà anche gli 800 stile e le staffette. Nel Sol Levante, la stella nascente è lei.
Mentre molte sfioriscono, da Ledecky che era candidata a 5 titoli a Lilly King che ha dovuto cedere l'impero dei 100 rana a una 17enne dell'Alaska (Lydia Jacoby, 17 anni), Ariarne splende. "Ho dimostrato che anche se si viene da un piccolo paese della Tasmania, niente è impossibile". Dichiarazione che sembra lo spot di un prodotto, ma anche Ariarne lo è: figlia di un commentatore tv, mamma Robyn una sprinter, i suoi si sono trasferiti a Brisbane per avere accesso a più opportunità per fare sport. Ariarne ha studiato bene. "Aver vinto i 400 mi ha dato ovviamente fiducia per i 200. E a essere onesta, non pensavo al tempo da fare in finale ma semplicemente a vincere, alle Olimpiadi conta questo, e poi ci sono ancora molte gare da fare. Che dire. Sono molto felice". Era un suo progetto la felicità. Ha cominciato a farlo ai Mondiali di Gwangju 2019, quando per la prima volta ha battuto la Ledecky, la sua magnifica ossessione e il suo stimolo, che ha infatti ringraziato in questi giorni: "Se tu non fossi stata così forte e così imbattibile, io non mi sarei spinta così lontano". Così, è lontanissimo.