Judo, la rivincita di Mollaei: rinnegato dall'Iran vince l'argento per la Mongolia e lo dedica a Israele
di Jacopo Manfredi , di Jacopo ManfrediIl destino a volte sa essere clemente. E capita che risarcisca chi, suo malgrado, ha dovuto subire un torto. Saeid Mollaei, argento nel judo nella categoria 81 km alle Olimpiadi, si è finalmente potuto prendere l'agognata rivincita. Campione del mondo nel 2018, l'anno seguente, nella rassegna iridata disputata proprio a Tokyo, l'atleta iraniano fu costretto dal proprio governo a perdere la semifinale con il belga Mathias Casse per evitare di affrontare in finale l'israeliano Sagi Muki. Una situazione purtroppo non inedita visto che anche in queste Olimpiadi ci sono stati due casi simili, quelli dell'algerino Fethi Nourine e del sudanese Mohamed Abdalrasool che si sono ritirati, nei 73 kg, per non affrontare un altro israeliano, Tohar Butbul.
Due anni tormentati, lontano dall'Iran
Inizialmente restio ad accettare la decisione, Mollaei si convinse solo dopo che gli fu detto che, in caso di rifiuto, sarebbero stati inviati dei funzionari statali a casa de…
Il destino a volte sa essere clemente. E capita che risarcisca chi, suo malgrado, ha dovuto subire un torto. Saeid Mollaei, argento nel judo nella categoria 81 km alle Olimpiadi, si è finalmente potuto prendere l'agognata rivincita. Campione del mondo nel 2018, l'anno seguente, nella rassegna iridata disputata proprio a Tokyo, l'atleta iraniano fu costretto dal proprio governo a perdere la semifinale con il belga Mathias Casse per evitare di affrontare in finale l'israeliano Sagi Muki. Una situazione purtroppo non inedita visto che anche in queste Olimpiadi ci sono stati due casi simili, quelli dell'algerino Fethi Nourine e del sudanese Mohamed Abdalrasool che si sono ritirati, nei 73 kg, per non affrontare un altro israeliano, Tohar Butbul.
Due anni tormentati, lontano dall'Iran
Inizialmente restio ad accettare la decisione, Mollaei si convinse solo dopo che gli fu detto che, in caso di rifiuto, sarebbero stati inviati dei funzionari statali a casa dei genitori. Per difendere la loro incolumità si piegò ma criticò l'Iran. A tal punto che si convinse a lasciare il Paese e a trasferirsi in Europa. Ricevette un visto dalla Germania che gli consentì di partecipare ad alcune competizioni con la squadra dei rifugiati. Poi, da dicembre 2019, mentre l'Iran incassava una squalifica di 4 anni (fino al 2023) da ogni competizione internazionale di judo, ottenne la nazionalità mongola.
Un argento che vale più di un oro
Sotto la nuova bandiera Mollaei è andato a Tokyo deciso a regalare alla sua nuova nazione la terza medaglia d'oro della storia, la seconda nel judo dopo il primo storico alloro conquistato nei 100 kg, a Pechino 2008, da Naidangiin Tüvshinbayar. Non è riuscito a centrare fino in fondo l'obiettivo solo perché in finale si è dovuto arrendere alla classe del giapponese Takanori Nagase. Ma il suo argento vale molto di più. Soprattutto perché lo ripaga di due anni di grandi amarezze. A fine gara tra i primi a congratularsi è stato proprio il suo vecchio rivale Muki con cui nel frattempo è diventato amico (non a caso in vista dei Giochi si è preparato assieme a lui e alla squadra israeliana): "Sono super felice per lui. So cosa ha passato e quanto ci tenesse. Sono contento sia riuscito a realizzare un sogno. Il suo esempio è uno stimolo per tutti".
La dedica a Israele
Dal canto suo Mollaei, dopo la premiazione, in diretta tv, ha voluto rivolgere i ringraziamenti più sinceri a Israele per il supporto ricevuto nel momento più difficile della carriera: "Grazie per l'energia trasmessa. Con me gli israeliani sono stati tutti gentili. Non lo dimenticherò mai. Questa medaglia è anche per loro, spero siano contenti", ha sottolineato prima di salutare con una tipica espressione ebraica "Todah (Grazie)". La bella storia di Mollaei ha indotto la casa di produzione televisiva Mgm/Ua e la compagnia israeliana Tadmor Entertainment a mettere in cantiere una serie tv che racconterà la sua vita e la sua amicizia con Muki. L'ennesima dimostrazione che lo sport ha la forza di abbattere ogni barriera, politica e mentale.