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Pizzolato è di bronzo, dal sollevamento pesi un'altra gioia

Antonino Pizzolato (afp)
L'azzurro prova fino alla fine a lottare per il titolo ma deve accontentarsi del terzo gradino del podio alle spalle del cinese Lyu Xiaojun e del domenicano Bonnat
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TOKYO - Se le medaglie si pesano, questa di Antonino Pizzolato detto Nino vale 365 chili. Chi offre di più? Arriva dal sollevamento pesi il quattordicesimo bronzo azzurro, primato metallico ma anche morale. "Perché, guardatela, è magnifica anche se mi sarebbe piaciuto qualcosa di meglio". Nino prende l'ultimo dei dischi sollevati in questo suo pomeriggio, ora ce l'ha al collo, e se la rigira in mano, forse è il più leggero di tutti, forse più pesante. "Io in gara penso solo a sollevare, la tattica spetta all'allenatore. La nostra, qui, era pensata per vincere l'oro".

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Se Antonino detto Nino si fosse accontentato dell'argento, se lo sarebbe preso. Ma nei pesi si gioca anche a poker, si fanno i rilanci con i chili al posto delle fiches e ci si trova a un certo punto costretti a tenere il punto, ad "andare a vedere". Peccato che il punto del leggendario cinese Lyu Xiaojun, 37 an…

TOKYO - Se le medaglie si pesano, questa di Antonino Pizzolato detto Nino vale 365 chili. Chi offre di più? Arriva dal sollevamento pesi il quattordicesimo bronzo azzurro, primato metallico ma anche morale. "Perché, guardatela, è magnifica anche se mi sarebbe piaciuto qualcosa di meglio". Nino prende l'ultimo dei dischi sollevati in questo suo pomeriggio, ora ce l'ha al collo, e se la rigira in mano, forse è il più leggero di tutti, forse più pesante. "Io in gara penso solo a sollevare, la tattica spetta all'allenatore. La nostra, qui, era pensata per vincere l'oro".

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Se Antonino detto Nino si fosse accontentato dell'argento, se lo sarebbe preso. Ma nei pesi si gioca anche a poker, si fanno i rilanci con i chili al posto delle fiches e ci si trova a un certo punto costretti a tenere il punto, ad "andare a vedere". Peccato che il punto del leggendario cinese Lyu Xiaojun, 37 anni da Ercole, oro a Londra 2012 e argento a Rio 2016, fosse impossibile da sostenere. "Da ragazzino lo guardavo in tivù" dice Nino, "e un bel giorno ho provato a togliergli l'oro dal collo, oggi. Poteva succedere. Mi hanno chiamato un nullo che per me era buono, lo accetto e la vita continua". Anche in uno sport per troppo tempo sporcato da doping, e con giudici non proprio lindi: "Noi andiamo avanti, perché sappiamo solo essere puliti".

La terza medaglia olimpica conquistata a Tokyo dal sollevamento pesi azzurro, un risultato enorme: la squadra è già pronta per Parigi 2024, dove però questa antica disciplina potrebbe essere cancellata dal Cio proprio perché la Federazione internazionale non ha pulito abbastanza, e non vuole farlo proprio. Per gli italiani in clamorosa crescita sarebbe una beffa.

La gara è stata palpitante, sempre però a rincorrere il forzuto cinese. Nino era secondo a metà gara, dopo lo strappo, ma sullo slancio ha voluto e dovuto azzardare, finendo dietro non solo a Lyu ma anche al domenicano Zacarias Michel Bonnat, sollevatore gentile che dopo ogni sforzo immane si mette la mano sul cuore e fa l'inchino. Ma sentiamo ancora Nino. "Sono siciliano di Salaparuta, nel Belice, dove ancora abbiamo paesi fantasma dopo il terremoto del 1968, ad esempio Poggioreale. Da noi non è facile che le famiglie accettino di far fare ai ragazzini uno sport come il mio, ma queste famiglie conoscono il valore della fatica. E io ne ho fatta proprio tanta per arrivare qui, superando anche momenti di grande buio e pagando i miei errori". Un'altra medaglia del sud, e la voce s'incrina. "La dedico ai miei quattro nonni che ho perso quasi tutti insieme, prima di venire alle Olimpiadi. Si chiamavano Baldassarre, Ninfa, Antonietta e Antonino, come me".