Daley, l'oro olimpico che lavora a maglia in tribuna
dal nostro inviato Maurizio Crosetti , dal nostro inviato Maurizio CrosettiTOKYO – Tom sferruzza guardando le gare, e il mondo guarda lui. E’ un uomo e lavora a maglia: embé? E’ anche un campione, il britannico Tom Daley, medaglia d’oro nei tuffi sincronizzati in coppia con Matty Lee dopo i bronzi di Londra e Rio, un campione olimpico e un gay. "Orgoglioso di essere entrambe le cose", ha detto l’altro giorno in conferenza stampa, seduto accanto agli atleti russi e cinesi che aveva appena battuto: nei loro paesi, il matrimonio tra persone dello stesso sesso è vietato dalla legge.
Immagini subito virali, quelle di Tom con i ferri in mano, la sua grande passione. Nel profilo Instagram “madewithlovebytomdaley” è possibile ammirare un intero campionario di lavori e lavoretti: maglioni, coperte, copri teiere, plaid, pupazzi, unicorni, persino una poltroncina per il gatto e un gilet per il cane. "Da anni mi applico al lavoro a maglia, e durante il lockdown mi sono perfezionato…
TOKYO – Tom sferruzza guardando le gare, e il mondo guarda lui. E’ un uomo e lavora a maglia: embé? E’ anche un campione, il britannico Tom Daley, medaglia d’oro nei tuffi sincronizzati in coppia con Matty Lee dopo i bronzi di Londra e Rio, un campione olimpico e un gay. "Orgoglioso di essere entrambe le cose", ha detto l’altro giorno in conferenza stampa, seduto accanto agli atleti russi e cinesi che aveva appena battuto: nei loro paesi, il matrimonio tra persone dello stesso sesso è vietato dalla legge.
Immagini subito virali, quelle di Tom con i ferri in mano, la sua grande passione. Nel profilo Instagram “madewithlovebytomdaley” è possibile ammirare un intero campionario di lavori e lavoretti: maglioni, coperte, copri teiere, plaid, pupazzi, unicorni, persino una poltroncina per il gatto e un gilet per il cane. "Da anni mi applico al lavoro a maglia, e durante il lockdown mi sono perfezionato perché ho avuto ancora più tempo a disposizione".
Non è solo una curiosità a margine dei Giochi, ma un altro punto (senza croce) a favore di questo sport olimpico così inclusivo, del quale Tom Daley è stato un precursore: il suo coming out, uno dei primi tra campioni di livello planetario, risale infatti al 2013. Da tempo Tom si batte per i diritti Lgtb, oltre che per la lotta al cancro che gli portò via il suo amato papà. Sposato con lo sceneggiatore americano Dustin Lance Black, premio oscar per il film “Milk”, Daley è stato precoce in tutto: nell’agonismo di altissimo livello, visto che a 14 anni già disputava la prima Olimpiade, a Pechino, e naturalmente nella vita e nelle sue scelte.
E’ una persona molto amabile, si fa voler bene e soprattutto nessuno ha strabuzzato gli occhi in quella tribuna del Tokyo Aquatics Centre di Tokyo, quando Tom si è messo a sferruzzare. Per tutti è stato normalissimo, perché lo è. Sempre più uomini si dedicano al crochet, e comunque i Giochi stanno dicendo al mondo che non esistono steccati tra generi, e che in questo immenso e libero spazio ognuno si esprime, ama, gioca, gareggia, si ritira e vive come vuole.
Tom è anche padre di Robbie, che porta lo stesso nome del nonno che non ha conosciuto. Tom Daley e il marito Dustin lo hanno avuto tre anni fa grazie alla maternità surrogata. In un post sui social, Dustin aveva scritto a Tom: "Questo bambino vedrà suo padre diventare campione olimpico". Detto fatto. Quel bimbo un giorno vedrà anche il video di papà mentre sferruzza, e quello di Tom sul podio con gli occhi rigati di lacrime, una perla di pianto che scivola dalle pupille e cade dentro la mascherina. A proposito, tra i lavoretti a maglia di Daley c’è anche un profetico “porta medaglia”. Aveva cominciato a lavorarci prima di Tokyo, sicuro che non sarebbe stato tempo perso.