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Vanessa Ferrari, piena di grazia

(agf)
A trent’anni l'atleta bresciana conquista l'argento nel corpo libero, prima medaglia individuale femminile nella storia della ginnastica. A Londra 2012 e Rio 2016 era stata quarta
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TOKYO — “Svegliati, svegliati/e diventa amica mia/farfalla che dormi”. In un haiku di Basho un invito, una preghiera, un’immagine. Lei era là. La notte era stata serena, il mattino tranquillo, al pomeriggio l’ansia è arrivata. Il minuto e mezzo che valeva tutto è filato via rapido ed eterno, è durato più di ogni per sempre. Alla fine è salita sul podio e la medaglia le è sembrata grande e pesante, e mentre suonava l’inno americano per Jade Carey, Vanessa aveva occhi solo per lei, per quell’oggetto tondo e freddo con la Nike su una delle due facce, e sull’altra, quella che non si vede mai, tutta la fatica, le lacrime, i “non ce la faccio”, le cose giuste e quelle andate storte, Londra e Rio. Vanessa e basta.

"Ero venuta qui per ascoltare l'inno di Mameli"

Argento, come le Piccole pavesi nel concorso a squadre ad Amsterdam 1928. Mai una donna italiana era stata su…

TOKYO — “Svegliati, svegliati/e diventa amica mia/farfalla che dormi”. In un haiku di Basho un invito, una preghiera, un’immagine. Lei era là. La notte era stata serena, il mattino tranquillo, al pomeriggio l’ansia è arrivata. Il minuto e mezzo che valeva tutto è filato via rapido ed eterno, è durato più di ogni per sempre. Alla fine è salita sul podio e la medaglia le è sembrata grande e pesante, e mentre suonava l’inno americano per Jade Carey, Vanessa aveva occhi solo per lei, per quell’oggetto tondo e freddo con la Nike su una delle due facce, e sull’altra, quella che non si vede mai, tutta la fatica, le lacrime, i “non ce la faccio”, le cose giuste e quelle andate storte, Londra e Rio. Vanessa e basta.

"Ero venuta qui per ascoltare l'inno di Mameli"

Argento, come le Piccole pavesi nel concorso a squadre ad Amsterdam 1928. Mai una donna italiana era stata sul podio in una gara individuale. Mai nessuna l’aveva meritato come Vanessa Ferrari, che a 30 anni e 265 giorni si iscrive al club delle meno giovani di sempre a festeggiare un podio al corpo libero. Solo l’ungherese Agnes Keleti, da poco centenaria, aveva vinto oltre l’età di Vanessa. "Ma a me queste cose importano poco. Ed ero venuta qui per ascoltare l’inno di Mameli. Ma sono felicissima perché ho fatto quello che dovevo fare". Rapita lei, noi, da un esercizio pieno di grazia, un’esecuzione migliore rispetto all’americana, dieci anni più giovane di lei, che però ha compensato questa mancanza con un coefficiente superiore, in pratica con una diagonale in più.

Il primo mondiale vinto nel 2006, 15 anni fa

Le “righe”, come le chiama l’allenatore di Vanessa e dt azzurro, Enrico Casella: "Ne abbiamo fatte tre, noi. La prima è la sua storica. La seconda è quella su cui si è rotta il tendine di Achille nel 2017. La terza è tutta nuova. Le ha fatte alla perfezione, e Con te partirò era perfetta per questo esercizio". La parte artistica è stata da brividi, "queste gare si vincono sull’emozione" ancora Casella, e invece ha vinto la perizia tecnica e la spericolata esecuzione di Jade Carey. Una piccola sbavatura e Vanessa non avrebbe avuto altro da chiedere alla sua carriera, iniziata con l’oro mondiale 2006 ad Aarhus nel concorso generale. Era una bambina, sfogliare le sue foto è ricordarsi com’era e com’eravamo tutti. Nel 2012, a Londra, era finita a pari merito al terzo posto, ma il voto più basso all’esecuzione l’aveva spostata un gradino più sotto. Ora è cambiato il regolamento e i bronzi, ex aequo, sono stati due, la giapponese Murakami e la russa Melnikova. "E questo mi ha un po’ scocciato" ammette lei. Quel bronzo forse avrebbe placato prima la sua voglia di Olimpiade, ma avrebbe sottratto al mondo questo minuto e mezzo d’arte purissima. Corpo di donna che vibra nell’aria, olio su tela.

Ora un giro del lago di Garda in macchina e un viaggio alle Maldive per i 50 anni della mamma

Parigi diventerà un’ossessione per chi la rincorrerà cercando di sapere se ci sarà, non per lei, che pensa invece al messaggio che le ha inviato Andrea Bocelli ("mi piacerebbe incontrarti"), alle vacanze, "un giro del lago di Garda in macchina con fidanzato e i miei due husky e a dicembre un viaggio alle Maldive con mia madre per i suoi 50 anni". Non potrà applaudire il ritorno di Simone Biles, oggi alla trave, sarà già in viaggio verso casa, a Nave, vicino a Brescia e con il cellulare finalmente in modalità aereo ricorderà "le persone che mi hanno presa da zero e mi hanno portato fin qui", tutto quello che ha fatto per arrivare su questo tappeto beige dai bordi azzurri, il Covid, gli allenamenti in casa tra i divani e nel garage, la rincorsa a un posto in squadra, un esercizio messo in piedi in 20 giorni, e prima i tendini saltati, 500 giorni senza ginnastica tra il 2017 e il 2019, come se fosse possibile e non lo è, a meno di avere un cuore custodito bene in un corpo di 146 centimetri, chignon compreso. Un bel dì la vedremo fare un passo fuori dal tappeto, sciogliersi i capelli, salutare e dire che è stato bello portare bellezza nei nostri giorni e nelle nostre vite. Si leverà qualcosa come un fil di fumo e sarà anche allora polvere di stelle.