Kiraly, il signore del volley che ha ridisegnato lo sport
di Valentina Desalvo , di Valentina Desalvo"Tutto ciò che oltrepassa la rete si può prendere...". Così Karch Kiraly è diventato la pallavolo. In uno sport dove spesso ci si innamora degli schiacciatori, il suo bagher e le sue difese erano più sexy di una diagonale nei tre metri. Oggi a 60 anni Karch Kiraly fa l'allenatore della nazionale femminile degli Stati Uniti, e continua a essere, anche in panchina, la pallavolo. Figlio di un immigrato ungherese (il cognome vuol dire "re", forse una profezia, mentre il nome sta per Carlo), cresciuto a Santa Barbara, in California, diplomato a Ucla in biochimica, da sempre insieme a Janna con due figli Kristian e Kory, Kiraly ha reso semplice quello che per tutti era impossibile.
Più che il Micheal Jordan del volley, ha detto qualcuno, è stato come Steve Jobs: con la nazionale americana, all'inizio degli anni Ottanta, ha cambiato il gioco per sempre, partendo dal design della ricezione, diventata a due mentre t…
"Tutto ciò che oltrepassa la rete si può prendere...". Così Karch Kiraly è diventato la pallavolo. In uno sport dove spesso ci si innamora degli schiacciatori, il suo bagher e le sue difese erano più sexy di una diagonale nei tre metri. Oggi a 60 anni Karch Kiraly fa l'allenatore della nazionale femminile degli Stati Uniti, e continua a essere, anche in panchina, la pallavolo. Figlio di un immigrato ungherese (il cognome vuol dire "re", forse una profezia, mentre il nome sta per Carlo), cresciuto a Santa Barbara, in California, diplomato a Ucla in biochimica, da sempre insieme a Janna con due figli Kristian e Kory, Kiraly ha reso semplice quello che per tutti era impossibile.
Più che il Micheal Jordan del volley, ha detto qualcuno, è stato come Steve Jobs: con la nazionale americana, all'inizio degli anni Ottanta, ha cambiato il gioco per sempre, partendo dal design della ricezione, diventata a due mentre tutti gli altri seguivano le rotazioni facendola a quattro. Due medaglie d'oro alle olimpiadi (1984 e 1988), un mondiale (1986), la forza di rovesciare il regno dei paesi dell'Est arrivando dal nulla e dalle spiagge americane.
Kiraly ha vinto tutto con la nazionale e con il club (quando Ravenna lo portò in Italia nel 1990 insieme a Steve Timmons conquistando scudetto, coppa campioni e campionato del mondo per club) ma sarebbe meglio dire il contrario: la nazionale e il club hanno vinto tutto con lui. Perché ha creato uno stile, la capacità di essere sempre dove serviva, senza sforzo, e di reggere da solo (in realtà c'era sempre un altro compagno) le battute degli avversari. Biondo, non altissimo (190 centimetri), ci ha fatto innamorare per la sua intelligenza sportiva, per la sua calma, per il suo rapporto privilegiato con la palla, ubbidiente e fedele, quando la chiamava lui.
Anche in attacco, dove poteva colpire con forza, ma anche indirizzare con dolcezza spiazzando gli avversari. Dopo le medaglie indoor, Kiraly ha deciso di vincere anche nel beach, diventando l'unico, con l'oro di Atalanta 1996 (prima edizione per questa disciplina), ad aver trionfato in palestra e in spiaggia. Tre ori olimpici in dodici anni. Per questo, insieme a Lorenzo Bernardi, è stato scelto come migliore del ventesimo secolo. Ha giocato a beach fino a 45 anni, battendo i ragazzi nei ricchi tornei del circuito, poi nel 2009 ha iniziato a fare l'allenatore. Nel 2014 con la nazionale femminile degli Usa ha vinto il mondiale e adesso, a Tokyo, prova a vincere l'olimpiade.
Prima nel girone dell'Italia, la nazionale di Kiraly giocherà i quarti con la Repubblica Domenicana, con la strada abbastanza spianata per la semifinale e per provare a vincere i giochi. La storia nella storia, perché per lui sarebbe la quarta volta. Come ha detto Bill Neville nello staff tecnico di Doug Beal nel 1984, "Karch è speciale, unico. A cominciare dal nome. Quanti Karch conoscete a parte lui?".