Banti e Tita, il primo oro misto: un trionfo costruito in terrazzo
dal nostro inviato Ettore Livini , dal nostro inviato Ettore LiviniTOKYO. L'Italia che corre e che vola, questa volta sull'acqua, si mette al collo un altro oro. Ruggero Tita e Caterina Banti sono saliti sul gradino più alto del podio nella classe Nacra 17 a Tokyo 2020. L'ultima vittoria italiana nella vela ai Giochi risaliva al 2000 con Alessandra Sensini e il suo windsurf. Un'era geologica fa. "Io allora facevo gare di sci", spiega il 29enne timoniere trentino. "Io andavo alle medie e facevo la scout", scava nella memoria la 34enne romana. La barca del primo oro "misto" dello sport italiano è una catamarano che vola sulle ali in planata a quasi 50 chilometri all'ora, come vogliono i nuovi format della vela spettacolo che porteranno il kitesurf ai Giochi di Parigi.
La coppia d'oro è nata a inizio 2017 tra le polemiche e un copione da feuilleton. Lei navigava sui Nacra 17 con Lorenzo "Rufo" Bressani e un piano per Tokyo. Tita era reduce da Rio a bordo del 49er con i…
TOKYO. L'Italia che corre e che vola, questa volta sull'acqua, si mette al collo un altro oro. Ruggero Tita e Caterina Banti sono saliti sul gradino più alto del podio nella classe Nacra 17 a Tokyo 2020. L'ultima vittoria italiana nella vela ai Giochi risaliva al 2000 con Alessandra Sensini e il suo windsurf. Un'era geologica fa. "Io allora facevo gare di sci", spiega il 29enne timoniere trentino. "Io andavo alle medie e facevo la scout", scava nella memoria la 34enne romana. La barca del primo oro "misto" dello sport italiano è una catamarano che vola sulle ali in planata a quasi 50 chilometri all'ora, come vogliono i nuovi format della vela spettacolo che porteranno il kitesurf ai Giochi di Parigi.
La coppia d'oro è nata a inizio 2017 tra le polemiche e un copione da feuilleton. Lei navigava sui Nacra 17 con Lorenzo "Rufo" Bressani e un piano per Tokyo. Tita era reduce da Rio a bordo del 49er con il fidatissimo Pietro Zucchetti. Si sono conosciuti in allenamento. Si sono annusati e piaciuti (sportivamente parlando) e hanno deciso di provare a salire in barca assieme. "Ho sentito girare la voce, ho chiesto a Caterina se era vero e lei mi ha confermato via sms", si è infuriato Bressani. Le coppie sono scoppiate. Banti ha traslocato a prua del Nacra di Tita, modificato con le ali volanti in vista di Tokyo. Ita26 - la "targa" del loro catamarano - si è rivelato un puledro marino bizzoso ma vincente. Hanno trionfato agli Europei e ai Mondiali.
"Avevamo un obiettivo in comune e l'abbiamo centrato - festeggia la prodiera - l'ultima settimana non abbiamo dormito la notte". Una volta in acqua sono stati dei Terminator. Hanno vinto 4 delle 12 regate preliminari. Quattro secondi posti, due terzi. "Siamo meticolosi e perfezionisti - dice Tita, che ha rinunciato a salire a bordo di Luna Rossa per prepararsi ai Giochi - . Abbiamo preparato bene la barca e in poppa andavamo più veloci di tutti". Alla medal race di ieri, la regata con punteggi doppi, si sono presentati con la vittoria quasi in tasca. "Dovevamo fare solo due cose. Evitare la squalifica per partenza anticipata e non perderci gli inglesi". Italia-Gran Bretagna di nuovo, un classico dell'estate 2021, con l'equipaggio di John Gimson e Anna Burnet ("nostri compagni d'allenamento in Sicilia") che era l'unico in grado di portar via l'oro agli azzurri. "Le cose si sono messe bene dall'inizio - aggiunge Tita - . Siamo partiti meglio e, come programmato, li abbiamo marcati stretti". Loro strambavano, gli azzurri strambavano. Loro tiravano un bordo lungo verso la destra del campo, i nostri lo stesso. Ignorando il resto dei dieci finalisti perché a loro bastava arrivare non più di cinque posti dopo i rivali britannici. Che alla fine erano quinti. Il gennaker tricolore di Tita-Banti è passato undici secondi dopo. Sesti. Quanto bastava.
Per molto tempo non hanno potuto allenarsi in acqua, a causa della pandemia. Banti ha trasformato il terrazzo di casa a Roma in una sorta di mare virtuale. Ha indossato l'imbragatura, armato una sorta di trapezio artigianale e usato le ringhiere e tutte le sporgenze come fossero scafi del suo Nacra, rimanendo sospesa nel vuoto, agganciata solo al trapezio per allenare equilibrio e addominali. Tra gli sguardi sconcertati dei vicini.
Nessuno dei due ha perso di vista gli studi. Caterina - che ha iniziato ad andare a vela col fratello e si è formata sul Lago di Bracciano - parla sei lingue tra cui l'arabo e ha una laurea magistrale (110 e lode) all'Università di Napoli L'Orientale, con n tesi sulla liceità del tabacco nell'impero ottomano del XVII secolo. Ruggero, marinaio di acqua dolce nato sul Lago di Caldonazzo, è laureato in ingegneria informatica.
La vittoria di Tokyo corona quattro anni in cui Tita e Banti hanno dominato la categoria. Ed è stata più facile perché nelle acque di Enoshima - con il Fuji che vigila all'orizzonte verso ovest - mancavano i loro avversari più pericolosi: Vittorio Bissaro e Maelle Frascari (vincitori di un mondiale), da loro sconfitti in un derby tutto italiano per l'unico pass per i Giochi. I due nuovi signori del vento italiano, grandi programmatori per la gestione della loro barca, preferiscono invece rimandare ogni decisione sul futuro sportivo. "Faremo i Mondiali quest'anno in Oman". Poi le sirene di Luna Rossa potrebbero tornare a tentare Tita. Che da un catamarano che vola, il Nacra, passerebbe alla Formula Uno volante della vela tricolore.