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Ruggero e Caterina, virate per l'oro: "La nostra vela a tutta velocità"

Caterina Banti e Ruggero Tita (ansa)
La coppia d'oro della vela italiana è nata a inizio 2017 tra le polemiche e un copione da feuilleton. Si sono conosciuti in allenamento. Si sono annusati e piaciuti (sportivamente) parlando e hanno deciso di provare a salire in barca assieme. Fino al trionfo olimpico
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Luna Rossa scansati. Il new normal della vela tricolore, fatto di barche che volano sulle ali come aereoplani, adrenalina a mille e velocità folli, ha incoronato i suoi nuovi campioni: Ruggero Tita e Caterina Banti, gli acrobati del Nacra 17. Il 29enne trentino e la 34enne romana hanno preparato per cinque anni con cura meticolosa il sogno dei giochi: hanno portato a casa tre europei e un mondiale. Hanno dribblato il Covid tenendosi in forma come potevano, con il terrazzo romano di casa Banti trasformato in un mare di scorta dove lei si è allenata appendendosi nel vuoto con trapezio e imbragatura, tra lo sconcerto dei vicini. Hanno sconfitto gli ossi più duri nella corsa al podio ancora prima di scendere in acqua a Tokyo, strappando l'unico pass olimpico azzurro in un derby tricolore a Vittorio Bissaro e Maelle Frascari, gli amici-avversari (vincitori anche loro di un mondiale) con cui sono preparati a lungo tra Cagliari e Marina di Ragusa.

LO SPECIALE TOKYO

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Luna Rossa scansati. Il new normal della vela tricolore, fatto di barche che volano sulle ali come aereoplani, adrenalina a mille e velocità folli, ha incoronato i suoi nuovi campioni: Ruggero Tita e Caterina Banti, gli acrobati del Nacra 17. Il 29enne trentino e la 34enne romana hanno preparato per cinque anni con cura meticolosa il sogno dei giochi: hanno portato a casa tre europei e un mondiale. Hanno dribblato il Covid tenendosi in forma come potevano, con il terrazzo romano di casa Banti trasformato in un mare di scorta dove lei si è allenata appendendosi nel vuoto con trapezio e imbragatura, tra lo sconcerto dei vicini. Hanno sconfitto gli ossi più duri nella corsa al podio ancora prima di scendere in acqua a Tokyo, strappando l'unico pass olimpico azzurro in un derby tricolore a Vittorio Bissaro e Maelle Frascari, gli amici-avversari (vincitori anche loro di un mondiale) con cui sono preparati a lungo tra Cagliari e Marina di Ragusa.

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Il bel vento teso della baia di Sagami e il loro gennaker tricolore hanno chiuso oggi il cerchio spingendoli sul filo dei 40 km./h al traguardo. "L'ultima regata è stata una passerella - festeggia Tita subito dopo l'arrivo -. Dovevamo controllare gli inglesi e l'abbiamo fatto. Il lavoro vero è stato quello nelle 12 regate della settimana scorsa, Un percorso quasi perfetto che ci ha permessi di arrivare alla medal race in posizione quasi di sicurezza".

La coppia d'oro della vela italiana è nata a inizio 2017 tra le polemiche e un copione da feuilleton. Lei all'epoca navigava sui Nacra 17 con Lorenzo "Rufo" Bressani, totem della vela italiana, con un piano già messo nero su bianco per arrivare a Tokyo. Tita era reduce dalle Olimpiadi di Rio a bordo del 49ers con il fidatissimo Pietro Zucchetti. . "Ho sentito girare la voce, ho chiesto a Caterina se era vero e lei mi ha confermato via Sms", si è infuriato Bressani. Le coppie sono scoppiate. Banti ha traslocato a prua del Nacra di Tita, modificato con le ali volanti in vista di Tokyo. E il 2018, se mai avessero avuto dei dubbi, ha confermato a tutti e due di aver fatto la scelta giusta. Ita26 - la "targa" del loro catamarano - si è rivelato subito un puledro marino bizzoso ma vincente. Hanno trionfato agli europei e ai mondiali. "Siamo perfezionisti. Curiamo ogni particolare. L'idrodinamicità delle appendici in acqua, la resistenza all'aria di tutto quello che sta sopra la superficie" dice Tita.

Alla vigilia della finale, con il mare in calma piatta, la loro è stata l'unica barca uscita ad allenarsi per tenere caldo il motore. "Siamo complementari - assicura Caterina - avevamo un obiettivo comune e l'abbiamo centrato. Non siamo freddi, anzi, l'ultima notte prima della medal non abbiamo dormito". Poi sono scesi in mare. E hanno gestito l'ultima regata con la freddezza dei veterani. "Il mare per me è libertà", dice Banti. Ancora più bella da quando la vive "su questa barca un po' folle che viaggia a tre dimensioni, non solo in larghezza e lunghezza, ma anche in altezza". Quando si alza sulle appendici e inizia a volare tocca a lei, danzando come un'acrobata e sospesa nel vuoto sulle onde, tenerla con grande delicatezza in planata. "E l'arma in più che abbiamo avuto qui a Enoshima è stata proprio la velocità in poppa", spiega Tita. Con la danza del vento di Caterina che ha tenuto la loro barca in volo sui foil, andatura in cui si guadagnano 3-4 chilometri l'ora di velocità.

Tra una virata e l'altra in questa vita votata alla vela nessuno dei due ha perso di vista gli studi. Caterina - che ha iniziato ad andare in vela con il fratello e si è formata sul Lago di Bracciano - parla sei lingue tra cui l'arabo e ha una laurea magistrale (110 e lode) all'università di studi orientali di Napoli con tesi su un testo giuridico del XVII secolo sulla liceità del tabacco. Ruggero è un altro marinaio di acqua dolce nato sul Lago di Caldonazzo ed è laureato in ingegneria informatica. La vela, le onde e il mare resteranno però al centro della loro vita. Tita - per arrivare a Tokyo dopo il rinvio - ha rinunciato lo scorso anno ad imbarcarsi su Luna Rossa. Arriveranno assieme a Parigi? Le carte restano coperte. "Per ora andiamo assieme in Oman ai Mondiali a fine anno", dice Tita. Poi si vedrà. E sullo sfondo sembra di sentir cantare le sirene di Luna Rossa.