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Rivincita De Grasse, l'eterno piazzato si prende i 200

 La vittoria di Andre De Grasse (reuters)

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Il canadese che corre con gli occhiali scuri doveva essere l'erede di Bolt. Dopo un argento e tre bronzi ai Giochi conquista il primo titolo
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TOKYO. Sarà per una rivalsa maschilista, ma ce l'ha fatta. La quinta medaglia è quella buona. Era quello che chi gioca ai cavalli punta come piazzato. Andre De Grasse, 26 anni, canadese, stavolta è oro. Sui 200 metri, in 19"62, ottavo miglior tempo della storia. L'unico campione olimpico di un Canada che vince solo con le donne. Per molti era l'erede di Bolt: un po' perché gli finiva sempre dietro, a Rio bronzo nei 100 e nella 4x100, argento nei 200, un po' per le sue origini caraibiche, padre di Barbados e mamma di Trinidad. Andre (che corre con degli occhialoni scuri) è più portato al sorriso, che al broncio, e in tanti pensavano che la sua gentilezza gli impedisse di essere un killer sul traguardo. 

TOKYO. Sarà per una rivalsa maschilista, ma ce l'ha fatta. La quinta medaglia è quella buona. Era quello che chi gioca ai cavalli punta come piazzato. Andre De Grasse, 26 anni, canadese, stavolta è oro. Sui 200 metri, in 19"62, ottavo miglior tempo della storia. L'unico campione olimpico di un Canada che vince solo con le donne. Per molti era l'erede di Bolt: un po' perché gli finiva sempre dietro, a Rio bronzo nei 100 e nella 4x100, argento nei 200, un po' per le sue origini caraibiche, padre di Barbados e mamma di Trinidad. Andre (che corre con degli occhialoni scuri) è più portato al sorriso, che al broncio, e in tanti pensavano che la sua gentilezza gli impedisse di essere un killer sul traguardo. 

 

Invece diventa il primo canadese a vincere i 200 olimpici dai tempi di Percy Williams nel 1928. E si fa fotografare davanti a un numero 1 messo sulla corsia, finalmente primo. Nei cento vinti da Jacobs era finito terzo. "Inutile nasconderlo, ero deluso, continuavo a dirmi che avrei dovuto fare meglio, per cui mi sono ripromesso di non lasciarmi sfuggire i 200". In ritardo all'uscita della curva riusciva a rimontare sull'americano Bednarek (19"68, personal best) stesso tempo che 25 anni fa ad Atlanta diede l'argento a Frankie Fredericks. E resisteva all'attacco dell'altro uomo Usa, Noah Lyes, bronzo (19"74), a cui molti rimproverano di essere più veloce sui social che non sulle gambe (in effetti twitta ad una velocità micidiale). È lui il grande sconfitto, cercava la consacrazione, è stato scavalcato. 

L'America si deve accontentare di reggere il mantello, perde potenza e prestigio, anche nei suoi campi tradizionali: i successi degli Usa (800, 400 hs e disco) sono tutti al femminile. Se il norvegese Warholm, il dio degli ostacoli, ha scatenato un terremoto con il suo 45"94, anche due ragazze hanno lottato per migliorare un record mondiale dei 400 ostacoli che è sempre affare loro. E alla fine ha vinto l'americana Sydney McLaughlin, 21 anni, in 51"46, 44 centesimi di meno del precedente, il più grande progresso dall'84, anche se McLaughlin aveva già abbattuto la barriera dei 52" ai Trials. 

Ma se il record di Warholm è stata una cavalcata solitaria, qui c'è stata lotta fino all'ultimo ostacolo, tra due avversarie che sono come Coppi e Bartali e che usano la loro rivalità per spingersi più avanti. Dalilah Muhammad, 31 anni, ha finito in 51"58, ma nel 2019 si era tolta lo sfizio di migliorare per due volte il mondiale, qui era in testa, ma ha avuto un dubbio fatale sull'ultimo ostacolo. "Potevo passarlo con la gamba destra o sinistra, ho scelto la prima, ma ho dovuto accorciare la falcata e lei mi ha sorpassata". 

McLaughlin, allenata da Bob Kersee (chi si rivede), appena ha visto il traguardo ha divorato gli ultimi quaranta metri. Alla domanda su quanto pesino le responsabilità di vincere ha risposto: "La pressione è la paura di qualcosa che non è successa nella tua testa ma che tu presumi sia già capitata. Quello che conta è far uscire fuori i pensieri positivi e fare in modo che si realizzano".Loro due ci sono riuscite visto che insieme in due anni hanno tolto 88 centesimi al record. E che nelle quattro volte che si sono sfidate c'è stato sempre un cronometro da primato. 

Sydney ha 21 anni, viene da una famiglia di atleti, è stata un fenomeno anche da giovane: a Rio a 16 anni divenne la più giovane atleta americana dal '72 e arrivò in semifinale. Insomma, era una stella desinata ad accendersi e a illuminare il giro di pista. Non era ancora nata quando un'ostacolista fece nel '74 il primo record mondiale battendo la barriera dei 57", ci sono voluti tre anni per rompere quella dei 56", quattro per quella dei 55", dieci per quella dei 54" e dodici per andare sotto i 53". Ma dall'86 al 2021 nessuna sui 400 ostacoli era scesa sotto i 52". Non fino a questo giugno quando McLaughlin ai Trials ha strizzato il primato della sua rivale portandolo a 51"90. Il via col vento continua. In attesa della prossima puntata.